Parole, parole, parole

Come ho già avuto occasione di dire , ho uno smartphone android e da qualche giorno sto giocando con il riconoscimento vocale; ho pensato di scrivere questo post usando questa funzione, cronometrando anche il tempo che ci mettevo. Insomma, un esperimento dal vivo per provare pro e contro di questa modalità così diversa di interazione tra uomo e macchina.

L’esperimento stato disturbato da alcune difficoltà di connessione con il server; e ovviamente c’è voluto qualche minuto per correggere errori ortografici, aggiungere un po’ di punteggiatura, eccetera. Ci ho messo in totale  20:14, di cui 12:44 per la prima stesura e il resto per la correzione (da tastiera). Forse più veloce della modalità ususale, ma non fulmineo.

Comunque dal punto di vista dei tempi, il metodo è probabilmente superiore e si presta bene alla dettatura di testi chiari e conseguenti; inoltre, il linguaggio parlato in cui viene naturale esprimersi è molto più vicino alle forme di espressione adatte ad esempio a un blog, a una email tra amici, etc.

La differenza e la difficoltà maggiore, però, stanno nella difficoltà di unire pensiero e azione; insomma, è relativamente facile pensare mentre si scrive; molto più difficile pensare mentre si parla. La parola fluisce secondo un percorso apparentemente autonomo, irriflesso. Forse l’umanità si sarebbe risparmiata molte guerre e molte liti matrimoniali, se avesse tenuto conto di questa circostanza. Inoltre la correzione continua dell’espressione , facile mentre si scrive, è molto più laboriosa quando si parla (dovo dire però che dettavo sul cellulare, forse la integrazione tra speech recognition e tastiera risolve questo problema). Infine, non so perchè, ma al passare del tempo l’efficacia del riconoscimento decade.

Provare per credere; insomma, il risultato di questo semplice esperimento è che l’efficienza viene forse ottenuta, ma a scapito di chiarezza e articolazione del pensiero. Verrebbe dunque da dire: usatelo per comunicazioni facili e funzionali ma non quando volete comunicare qualcosa di importante complesso e delicato. Descrizione di prodotti e trascizione di interviste? Probabilmente. Articoli di fondo e reportage di guerra? Difficile, non tanto per i limite dello strumento, ma per il modo in cui la stesura del linguaggio aiuta il dipanarsi del pensiero. Vi invito a provare anche voi e a comunicare i risultati di un esperimento così semplice ma così rivelatore.

Ultima nota per la statistica: sono un formidabile battitore a macchina, uno speedy gonzales della tastiera, mentre fin da piccolo mi hanno accusato di parlare in modo non chiaro; e su questo neppure android può molto!

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2 pensieri su “Parole, parole, parole

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