Tre pezzi facili

Ho trovato un modo efficiente di organizzare le mie letture sul web.

Mi capita spesso di imbattermi in un contenuto interessante quando sono nel posto sbagliato al momento sbagliato e non c’è tempo né attenzione per esaminarlo. Tutto quello che faccio è salvarlo in Pocket, un’applicazione semplice e efficace. E’ ottimizzata per il mobile, integrata in più di 300 applicazioni, dotata anche di una valida estensione per Chrome (il mio browser di fiducia). Clicco sull’estensione, taggo l’articolo secondo le categorie che mi permettono di organizzarlo e quando ho tempo e tranquillità a sufficienza mi dedico a leggere il raccolto degli ultimi giorni.

Se poi l’articolo o il video mi interessano, posso archiviarli sempre in Pocket o trasferirli su Evernote, dove ho dedicato alcuni taccuini al materiale che vale la pena di conservare nel tempo per costruire una base di conoscenza duratura.

Nulla di rivoluzionario, niente “rocket science” come dicono gli americani, ma funziona e mi trovo bene. La cattura dell’articolo avviene in pochi secondi, con una modalità semplice e a portata di mouse.

L’adamantina efficacia dell’essenzialità

La chiave dell’efficacia è l’essenzialità. Sono disponibili le funzioni necessarie, esattamente quelle e nulla (o poco) più. Questo rende il processo di utilizzo “streamlined”, liscio come l’olio. E’ questo, era questo il concetto originario di app. Era questa la lezione della rotellina dell’iPod. Più è peggio, meno è meglio, “less is more”, come ormai dicono anche nei film, ma si predica bene e si razzola male, spesso

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Parole, parole, parole

Come ho già avuto occasione di dire , ho uno smartphone android e da qualche giorno sto giocando con il riconoscimento vocale; ho pensato di scrivere questo post usando questa funzione, cronometrando anche il tempo che ci mettevo. Insomma, un esperimento dal vivo per provare pro e contro di questa modalità così diversa di interazione tra uomo e macchina.

L’esperimento stato disturbato da alcune difficoltà di connessione con il server; e ovviamente c’è voluto qualche minuto per correggere errori ortografici, aggiungere un po’ di punteggiatura, eccetera. Ci ho messo in totale  Continua a leggere

Il treno si ferma a Ventimiglia

Non vi preoccupate, l’ho promesso e mantengo, niente politica su questo blog.

Prendo solo spunto da una notizia di cronaca per una riflessione sui confini; mentre risorgono le antiche frontiere tra stati a limitare la libera circolazione delle persone, i vari attori che gestiscono i contenuti fanno fatica a individuare i giusti limiti alla libera circolazione delle idee e delle notizie.

Iniziamo da chi fa i device. Le configurazioni esistenti vanno dai sistemi chiusi e autarchici (il mondo Apple, per intenderci) a quelli aperti (Android). A ben guardare però i sistemi chiusi non sono poi così impermeabili. La storia militare è un lungo inseguirsi Continua a leggere

Nuvole all’orizzonte

Amazon annuncia la disponibilità di una soluzione cloud per lo storage della musica con la formula “cloud computing”: la tua musica sta chissaddove, tu puoi raggiungerla da qualsiasi device connesso (forse non proprio tutti: Mac, PC, Android … e per ora non in Italua). I primi 5 GB sono gratis, dopo di che costa circa un dollaro a giga, a parte quello che si compra su Amazon, che si può memorizzare (ovviamente) gratis. Più varie formule speciali, ma non voglio fare pubblicità a nessuno; anche se  Continua a leggere

It’s all about user experience, baby

Dall’intervista sul Corsera a Andy Rubin, vice-president di Google e “il padre di Android”.

Da dove è venuta l’ispirazione per il sistema operativo?

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iSky Austria

Le app arrivano anche sui campi da sci. Ma c’è molto da fare: velocità, interattività …

 

Google apre il suo app store

All’indirizzo Market.Android.com. Sono l’orgoglioso proprietario di in googlefonino l’ho preso anche perché vorrei provare a sviluppare le mie app tramite il servizio Google per non informatici. Dopo la auto produzione della musica e il citizen journalism arriva il sw fai da te.