Goodbye Sky Goodbye

Sono stato uno dei primi utilizzatori della televisione satellitare in Italia, fungendo da beta tester ancora prima che il servizio fosse avviato commercialmente. Roba vecchia, fine anni 80, figuriamoci che il digitale terrestre non si sapeva ancora cosa fosse, il gioco era tutto sui primi 9 tasti del telecomando, più qualche televisione locale a fare un po’ di colore. Sono dunque, con tutta probabilità, uno dei primi 100 utenti italiani del satellite, forse anche uno dei primi 10. Da allora ho vissuto gli anni di Telepiú, la fusione con Stream, il progressivo sviluppo di Sky, Multivision, Sky HD, MySky, Sky Go…

Il legame si è progressivamente sviluppato negli anni, è diventato sempre più solido e intimo, una frequentazione quotidiana che è diventata parte della mia vita. Il valore della fedeltà costruito su anni di convivenza, a dividere divertimento, avventura, terrore e comicità. Tra guerre, indagini poliziesche, breaking news e eventi sportivi.

E poi …

La lunga storia d’amore tra me e Sky si è conclusa lo scorso 31 luglio, dopo quasi trent’anni passati insieme.

Quando ho deciso di farla finita, non posso dire di averlo fatto a cuor leggero, perché insieme al satellite se ne è andato un pezzo di me. Ora in effetti la mia vita è diversa, mi dedico a nuove compagne avventizie, senza sapere se Continua a leggere

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La rete circondata, ovvero dei sex symbol affogati nell’olio di conserva

Questo è uno screenshot della home page del corriere.it di venerdì.

Cattura

 

Più di metà della pagina è occupata da inserzioni pubblicitarie. Sono spazi che abitualmente non considero, non me ne accorgo, li escludo automaticamente dalla mia consapevolezza (li “scotomizzo”, per usare un termine tecnico). Questa volta però avevo bisogno di cliccare il mouse su un’area libera per escludere una funzione, e di aree libere ce ne erano pochissime; ovunque spostassi il topino c’era un link. Dopo qualche secondo di ricerca ho preso coscienza della situazione e mi sono sentito … circondato.

Non ce l’ho con il Corriere in particolare, anche se c’è in giro la storia che quando il Direttore De Bortoli ha visto la nuova versione del sito anche lui abbia chiesto Continua a leggere

Ma non è che la crisi dell’editoria …

… è (anche) crisi della pubblicità?

Serata di inizio giugno, televisione generalista in chiaro in prima serata. Break pubblicitario, mi concentro e ascolto, estraendo le parole dai trenta secondi di spot: “Un vortice di puro piacere da gustare fino in fondo!”; “E’ tutto vero?” (dopo avere ricordato il prezzo del prodotto e il marchio che dovrebbe garantire per una qualità fuori del comune); “Puoi essere la donna che vuoi” (sono fuori target ma insomma capisco lo stesso); “Vinci spesso, vinci adesso”; “Non vende sogni, ma solide realtà”; “Gusto, salute e poche calorie”. Devo continuare?

E’ chiaro che la musichetta accattivante e il frequente ammiccamento visuale alla soddisfazione di un bisogno primario dell’essere umano (e non sto parlando del cibo) aggiungono parecchio; ma ricordo quasi con nostalgia  Continua a leggere

A Boston c’è la neve …

… e si muore di noia
Urla tristi di gabbiani sull’acqua della baia
Gente dalla pelle grigia che ti guarda senza gioia
Tutti freddi e silenziosi chiusi nella loro storia

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma poi tornati qui a Milano sembrano tutti americani
Vivono vite di sponda ciechi ai loro problemi
Vorrei metterli su di un Jumbo e poi fargliela vedere
Quell’America senza gioia, sempre in vendita come una etc.

Così cantava Finardi nell’87 in una bellissima canzone che consiglio a tutti di scaricare (legalmente). Noi italiani siamo sempre stati esterofili; ma ultimamente la moda di dire che all’estero è meglio, che lì davvero è un’altra cosa, che a chi ha ambizione, fantasia, cervello conviene, anzi necessita emigrare, è esplosa Continua a leggere

E la nave va

Secondo i dati dell’Osservatorio stampa Fcp, relativi al periodo gennaio-dicembre 2010, il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale è calato del 2,7%.
C’è chi si consola, notando la differenza rispetto all’apocalittico -21,4% del 2009, oppure aggrappandosi al singhiozzo di ottobre (+1%).
E poi ovviamente ci penserà l’iPad; il problema è il modello, a mio avviso, non il mezzo. Se si fa un giornale tradizionale sul web, o su carta, o su tablet, sempre di giornale tradizionale si tratta.