Le pause del silenzio

È il titolo di una vecchia canzone; è anche la traduzione approssimativa del nome di un gruppo vocale femminile americano di colore, scorto anni fa in tv: nome bellissimo, a sottolineare che la musica è struttura connettiva e forma geometrica, oltre che sostanza delle onde che percorrono l’aria.

Il ricordo del gruppo che cantava “a cappella”, e la riflessione che segue, me la sollecita il libro che sto leggendo e giò citato in un post precedente,  in passaggio in cui Carrière sostiene che il cinema non è nato con la macchina da presa, ma con il montaggio. I primi “film” consistevano in un piano fisso di un palco su cui si recitava: non ancora cinema, ma solo teatro in movimento.

Il cinema nasce con le inquadrature e con il montaggio che le struttura. Il tempo si dilata o si accorcia rispetto a quello della proiezione; un secondo che dura un minuto, un giorno che dura un’ora.

Lo stesso succede quando la radio sfocia nella televisione. Il primo telegiornale era un “giornale radio in video”. Così come il primo giornale on-line è uno sfogliabile.  Continua a leggere

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Il prezzo della qualità

“L’informazione è generata dallo scambio di idee, oltre che dai fatti che avvengono, o meglio dall’alchimia fra queste due categorie. Ora, dato che molte delle conversazioni oggi  avvengono via Internet, sono nati dei software e degli algoritmi appositi che “pescano” in automatico gli argomenti da sviluppare fra le richieste più frequentemente rivolte ai motori di ricerca, le parole predominanti nei social network, i temi più discussi nei forum. Una volta venuti in possesso di questi risultati, in tempi rapidissimi poi i responsabili delle content farm confezionano dei giornali online che, essendo basati esclusivamente sull’intreccio dei termini più in voga in quel momento sulla Rete, si limitano a identificare i temi che dovrebbe interessare il maggior numero di internauti.” (da La Repubblica Affari e Finanza di ieri).

Questo è il modo in cui funzionano le moderne “content farm”, nemesi apparente delle redazioni tradizionali. Dall’atelier alla fabbrica, verrebbe da dire mutuando una vecchia formula della sociologia. Ed effettivamente sono vere e proprie fabbriche, in grado di sfornare migliaia di articolo al giorno. C’è poco da dire, in termini di produttività redazionale il confronto è perso in partenza.

E la qualità? a pochi dollari la pagina, verrebbe da dire, non si può pretendere. Continua a leggere

Cosa succede in città

Il 23 febbraio 1455 Johann Gansgleisch zur Laden zum Gutenberg stampa a Magonza la Bibbia a 42 linee. Subito dopo il banchiere che lo aveva finanziato lo fa fallire e gli sequestra tutto il macchinario. Nel 1462 il sacco di Magonza costringe lui e i suoi allievi a disperdersi per l’Europa, diffondendo il nuovo sistema di stampa.

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