L’intelligenza di Elon: un aforisma

Elon Musk, tra tanti, è terrorizzato dalle possibili conseguenze dell’avvento dell’intelligenza artificiale: la “singolarità”, già il nome fa paura.

Io più che dei continui progressi dell’intelligenza artificiale sono preoccupato dei continui regressi di quella naturale!

Photo credits : Daily Star

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Caro mio caro

Lo sfioro, lo sfrego con le dita, le intreccio, prima solo l’indice, poi l’indice e il medio, insieme, lo tasto, lo schiaccio. Si eccita di colpo, un fremito improvviso. Lo accarezzo con il palmo della mano, lo scuoto, lo scrollo.

Ormai è diventata un’ossessione, non posso più farne a meno, devo averlo tra le mani sempre più spesso. Sono arrivato al punto di parlarci; lo chiamo, lo interrogo, lui pare ascoltare, non sempre sembra capire, ma reagisce animandosi tutto, trema, vibra, geme.

Lo guardo, a tutte le ore, ripetutamente, lo tamburello piano con le dita, non troppo forte e non troppo piano. Oramai maneggiarlo, manipolarlo è diventato un chiodo fisso, non riesco a rendermene indenne; succede nel privato, anche in bagno per dire, ma spesso in pubblico, sempre più spesso mentre sto parlando con qualcuno, uomo o donna che sia.

E’ una vera e propria mania, sento il suo richiamo anche mentre guido, mi mette in pericolo perché va bene tutto ma come fai a non distrarti quando ce l’hai tra le mani!

Bruno, lucido, tornito oggetto del mio desiderio:

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Quando l’automobile si guida da sola

Presto non dovremo più occuparci della guida e avremo molto più tempo da dedicare alle cose che ci piace fare, mentre il pilota virtuale ci scarrozza. A me un pochino spiace, faccio parte della generazione per cui la macchina significava libertà, indipendenza, avventura. Sono cresciuto (automobilisticamente parlando) su una 500, quella vera, minuscola, grezza. Per partire bisognava aprire l’aria, la doppietta per aggirare i limiti della frizione, controllo dello scarrocciamento per le curve in velocità. Ancora rifuggo le auto con cambio automatico, nulla come il piacere della mano salda sul cambio a decidere quando è il momento giusto per abbassare o alzare i giri, il motore va svegliato ogni tanto e se deceleri devi anche scalare. Un’automobile non si guida con le mani, ma con il sedere, proprio come la barca a vela; il “core” del proprio corpo, come dicono gli esperti di fitness, è quello che sente la strada, ascolta le vibrazioni del motore, il sesto senso cinestesico ci guida in giro per le tangenziali.

Pochi anni e tutto questo sarà finito. E’ indubbio che i vantaggi prospettatati sono enormi, tra tutti il recupero di tempo. Per un milanese, uno che negli anni buoni faceva 35.000 chilometri l’anno, uno che ha passato un pezzo di vita in coda a guardare il paraurti dell’auto davanti, si tratta di un beneficio irresistibile. La macchina si autoguiderà, e il passeggero potrà fare altro.

Il problema vero è come occuparlo, questo tempo aggiuntivo, perché il tempo è una delle cose per cui la qualità conta molto più della quantità. C’è il tempo e c’è la durata, diceva Bergson, il tempo è l’intervallo fisico che scorre, lo acceleri o lo deceleri e non cambia nulla, al più è una unità di misura; la durata è la coscienza che dà significato al fluire.  Per dirla più semplice, in occasione del mio 27.mo compleanno i miei amici mi scrissero un biglietto che recitava: a 27 anni Giacomo Leopardi aveva scritto le Operette Morali; Alessandro Magno era arrivato alle foci dell’Indo; e John Lennon Continua a leggere

Soli

Non siamo più soli. Non possiamo più essere veramente soli. Non riusciamo più a stare da soli. È impossibile né lo vogliamo più veramente. Questo devasta il nostro senso dell’infinito.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle … accidenti, il suono di una notifica; se ne è andata la nostalgia dello sconfinato.

M’illumino di immenso … e si illumina anche lo schermo per una chiamata dell’ennesimo call center, un’altra mattina andata senza gloria e senza fremiti da incommensurabile.

Simeone di Siria passò 37 anni in cima a una colonna, evidentemente trovò qualcosa che riempisse quel silenzio; o trovò che il silenzio stesso fosse degno della sua vita. Noi non riusciamo più a passare pochi minuti stando per conto nostro. Il rumore come manichino della vita.

Ho provato, e anch’io sono vittima di questa follia; nelle poche situazioni in cui mi ritrovo con niente da fare (giusto per qualche minuto, si intende, e più che altro per caso) invece di abbandonarmi alla noia, la divina madre della possibilità, invece di guardare cosa mi sta intorno, per vedere se scopro un bel sorriso, un nuovo posto dove prendere un caffè o la natura del reale, invece di … la mano compulsivamente corre alla tasca, estrae l’aggeggio, schiaccia, strofina, compone il codice di sblocco per perdersi dietro l’ennesima notifica che promette molto e non mantiene niente.

Pare che tutto ciò non avvenga per caso, o per colpa della nostra pigrizia. Nel 2005 tale BJ Fogg elaborò il concetto di “Behaviour Design” cioè di disegno, progettazione del comportamento. Avete capito? il nostro comportamento si può progettare. Già nel 1998 a Stanford aveva fondato il “Persuasive technology lab”. Il laboratorio di tecnologia per la persuasione. Le mie scelte, le mie preferenze, ispirate da un computer. Delle sue classi a Stanford si ricorda quella del 2007; 75 studenti che poi decisero di usare quello che avevano imparato per migliorare il mondo, rendere le persone più attente e amorevoli … [risata fragorosa] che poi finirono a disegnare i prodotti di Google, Facebook et similia.

Non c’è più possibilità di silenzio. Ho provato a stare in cima al mondo, deserto, oceano o montagna, di fronte a panorami che sapevano d’infinito, in luoghi vasti e sperduti, visioni Continua a leggere

Uomini veri

Due settimane fa si è tenuta la cerimonia del premio L’Italia che Comunica, promosso da Unicom, l’associazione delle agenzie di comunicazione. Il primo premio assoluto è stato assegnato a La mappa dell’intolleranza per la campagna #leparolefannomale.

Per motivi professionali ho partecipato ai lavori della giuria e poi alla serata di premiazione e posso dire che il riconoscimento è stato ben meritato.

Qui però mi interessa dire un’altra cosa.

Per disegnare la mappa dell’intolleranza in Italia sono stati analizzati 2,7 milioni di tweet tra agosto 2015 e febbraio 2016. Quelli negativi (parola ovviamente insufficiente, servirebbero ben altri aggettivi, ma non ho intenzione di cadere nella stessa trappola di chi scrive certe cose) si sono concentrati su 6 gruppi: donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e musulmani. Ciò che mi a colpito è che in questa triste e squallida classifica le donne sono di gran lunga il bersaglio preferito, con 285.000 tweet; per intenderci, al secondo posto vengono Continua a leggere

Amore e morte, funerali e tasse. 

A volta la realtà supera la fantasia, così come il fiuto meneghino per il business scorge opportunità dove altri vedono solo la ineluttabile devastazione delle cose umane.

In questo esercizio commerciale di zona Città Studi si è pensato bene di accostare imposte e esequie, in una sorta di servizio completo della sofferenza, un all-you-can-eat della pena.

Mentre curate le scadenze fiscali, attendete nel posto più adatto la scadenza ultima.

Non resta che raccomandarsi l’anima. E il portafoglio.

 

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Cin cin

Inizio l’anno con una puntata polemica. Si sono sprecate, le polemiche, per lo spettacolo di capodanno di Rai Uno, nato male e finito peggio.

Uno dei conduttori, Claudio Lippi (gli altri erano Amedeus e Rocco Papaleo) si è sentito male poche ore prima dello spettacolo e ha dato forfait; un SMS con una bestemmia ha passato indenne i controlli ed è stato trasmesso in diretta sulla striscia di fondo; un altro SMS ha fatto il peggior spoiler immaginabile sull’ultimo Star Wars (che ovviamente non ripeto); e dulcis in fondo l’inizio del nuovo anno è stato annunciato con un bel minuto di anticipo.

Di tutto questo oggi sono piene le cronache. Non ho trovato invece chi denunci un altro vulnus all’integrità dei telespettatori perpetrato dall’ammiraglia della TV di stato in questa trasmissione a cavallo tra i due anni, a chiudere malamente quello vecchio e iniziare peggio quello nuovo.

La trasmissione andava in diretta da Matera per festeggiare la scelta della città a capitale europea della cultura per il 2019. Capitale europea della cultura: decisamente appropriata, dunque, la scelta del Continua a leggere