Il treno si ferma a Ventimiglia

Non vi preoccupate, l’ho promesso e mantengo, niente politica su questo blog.

Prendo solo spunto da una notizia di cronaca per una riflessione sui confini; mentre risorgono le antiche frontiere tra stati a limitare la libera circolazione delle persone, i vari attori che gestiscono i contenuti fanno fatica a individuare i giusti limiti alla libera circolazione delle idee e delle notizie.

Iniziamo da chi fa i device. Le configurazioni esistenti vanno dai sistemi chiusi e autarchici (il mondo Apple, per intenderci) a quelli aperti (Android). A ben guardare però i sistemi chiusi non sono poi così impermeabili. La storia militare è un lungo inseguirsi Continua a leggere

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Le termopili

In 300 si opposero a Serse e riuscirono a fermarlo per il tempo sufficiente, in modo che i greci potessero organizzarsi.

Riusciranno i 5000 (cinquemila) abbonati (stimati) al Daily di Murdoch a cambiare le sorti dell’editoria su tablet?

Mah …

Le pause del silenzio

È il titolo di una vecchia canzone; è anche la traduzione approssimativa del nome di un gruppo vocale femminile americano di colore, scorto anni fa in tv: nome bellissimo, a sottolineare che la musica è struttura connettiva e forma geometrica, oltre che sostanza delle onde che percorrono l’aria.

Il ricordo del gruppo che cantava “a cappella”, e la riflessione che segue, me la sollecita il libro che sto leggendo e giò citato in un post precedente,  in passaggio in cui Carrière sostiene che il cinema non è nato con la macchina da presa, ma con il montaggio. I primi “film” consistevano in un piano fisso di un palco su cui si recitava: non ancora cinema, ma solo teatro in movimento.

Il cinema nasce con le inquadrature e con il montaggio che le struttura. Il tempo si dilata o si accorcia rispetto a quello della proiezione; un secondo che dura un minuto, un giorno che dura un’ora.

Lo stesso succede quando la radio sfocia nella televisione. Il primo telegiornale era un “giornale radio in video”. Così come il primo giornale on-line è uno sfogliabile.  Continua a leggere

Il modello

… e non parlo di Raz de Gan, ma di modello di business dell’editoria.

L’editoria moderna è nata su un sistema “di massa” di produzione e distribuzione delle notizie, permesso dalla tecnologia della macchina da stampa; non più poche copie per volta, ma una miriade in uno spazio temporale limitato.

Permesso, ma anche vincolato: fare informazione richiede un notevole immobilizzo di capitali. Continua a leggere

E la nave va

Secondo i dati dell’Osservatorio stampa Fcp, relativi al periodo gennaio-dicembre 2010, il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale è calato del 2,7%.
C’è chi si consola, notando la differenza rispetto all’apocalittico -21,4% del 2009, oppure aggrappandosi al singhiozzo di ottobre (+1%).
E poi ovviamente ci penserà l’iPad; il problema è il modello, a mio avviso, non il mezzo. Se si fa un giornale tradizionale sul web, o su carta, o su tablet, sempre di giornale tradizionale si tratta.