Voci dalla frontiera digitale: video intervista a Tommaso Caravani

Questo è un post speciale, perché è il primo di una serie, che spero sarà lunga, di video interviste a amici e conoscenti che vivono in prima persona l’avventura della frontiera tra analogico e digitale. Un modo di aprire la discussione e di ampliare la riflessione, cercando di portare sul blog i mille stimoli che ricevo dalle persone speciali che conosco e che incontro.

Ho deciso di iniziare con Tommaso Caravani, una vecchia conoscenza dell’ambiente ANES, il top contributor di questo blog in termini di commenti e, tra le persone che conosco, una delle più lucide e competenti sugli snodi che attendono l’editoria quando si deve confrontaTommaso Caravanire con la difficile missione di transitare dalla carta al digitale.

Lo stimolo aggiuntivo è che Tommaso in questi giorni ha partecipato a un convegno sul tema del cloud e del modo in cui piattaforme software e infrastrutture sulle nuvole possono supportare l’innovazione nell’editoria. Nei giorni precedenti ne ha parlato nel gruppo ANES su Linkedin, da lì commenti, idee, insomma sembrava proprio il momento giusto.

Spero troverete l’intervista Continua a leggere

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Vivere o sopravvivere?

“The winner takes it all” cantavano gli Abba qualche anno fa.

Ci sono alcuni business che fanno una pesante leva sulle dimensioni, oppure dove il “first mover advantage” ha un peso spropositato; o che ancora hanno una formula, un modello tanto più efficiente degli altri, che tendono ad accumulare un vantaggio incolmabile sui concorrenti. Dopo tutto è per questo che sono state create le autorità anti trust, per gestire le posizioni dominanti che inevitabilmente si creano in alcuni comparti e che a volte vengono usate per procurarsi vantaggi in settori adiacenti.

Queste situazioni si creano anche nel mondo digitale; anzi a volte vengono occupati mercati che invece Continua a leggere

Arriva la ripresa?

Il punto interrogativo è d’obbligo.

Ma le foglioline verdi continuano a spuntare sui rami degli alberi, segno che se pur l’inverno non è ancora terminato, la primavera non è lontana.

MS acquista Skype, Linkedin è vicina alla quotazione mentre Groupon la prepara, Google lancia servizi su cloud insieme a Amazon e Apple: si ricomincia a investire.

Come è evidente tutti questi esempi riguardano l’area digitale, ma anche uno sguardo allo stra-tradizionale indice di produzione industriale dona qualche motivo di ottimismo, sia pure a singhiozzo (male gennaio, bene febbraio e marzo, alla fine un segno positivo sull’anno). Insomma, non è ancora passata, ma sta per passare … speriamo. D’altro canto, Continua a leggere

A Boston c’è la neve …

… e si muore di noia
Urla tristi di gabbiani sull’acqua della baia
Gente dalla pelle grigia che ti guarda senza gioia
Tutti freddi e silenziosi chiusi nella loro storia

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma poi tornati qui a Milano sembrano tutti americani
Vivono vite di sponda ciechi ai loro problemi
Vorrei metterli su di un Jumbo e poi fargliela vedere
Quell’America senza gioia, sempre in vendita come una etc.

Così cantava Finardi nell’87 in una bellissima canzone che consiglio a tutti di scaricare (legalmente). Noi italiani siamo sempre stati esterofili; ma ultimamente la moda di dire che all’estero è meglio, che lì davvero è un’altra cosa, che a chi ha ambizione, fantasia, cervello conviene, anzi necessita emigrare, è esplosa Continua a leggere

A Boston c’è la neve …

… e si muore di noia
Urla tristi di gabbiani sull’acqua della baia
Gente dalla pelle grigia che ti guarda senza gioia
Tutti freddi e silenziosi chiusi nella loro storia

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma poi tornati qui a Milano sembrano tutti americani
Vivono vite di sponda ciechi ai loro problemi
Vorrei metterli su di un Jumbo e poi fargliela vedere
Quell’America senza gioia, sempre in vendita come una troia

Il treno si ferma a Ventimiglia

Non vi preoccupate, l’ho promesso e mantengo, niente politica su questo blog.

Prendo solo spunto da una notizia di cronaca per una riflessione sui confini; mentre risorgono le antiche frontiere tra stati a limitare la libera circolazione delle persone, i vari attori che gestiscono i contenuti fanno fatica a individuare i giusti limiti alla libera circolazione delle idee e delle notizie.

Iniziamo da chi fa i device. Le configurazioni esistenti vanno dai sistemi chiusi e autarchici (il mondo Apple, per intenderci) a quelli aperti (Android). A ben guardare però i sistemi chiusi non sono poi così impermeabili. La storia militare è un lungo inseguirsi Continua a leggere

Il prezzo della qualità

“L’informazione è generata dallo scambio di idee, oltre che dai fatti che avvengono, o meglio dall’alchimia fra queste due categorie. Ora, dato che molte delle conversazioni oggi  avvengono via Internet, sono nati dei software e degli algoritmi appositi che “pescano” in automatico gli argomenti da sviluppare fra le richieste più frequentemente rivolte ai motori di ricerca, le parole predominanti nei social network, i temi più discussi nei forum. Una volta venuti in possesso di questi risultati, in tempi rapidissimi poi i responsabili delle content farm confezionano dei giornali online che, essendo basati esclusivamente sull’intreccio dei termini più in voga in quel momento sulla Rete, si limitano a identificare i temi che dovrebbe interessare il maggior numero di internauti.” (da La Repubblica Affari e Finanza di ieri).

Questo è il modo in cui funzionano le moderne “content farm”, nemesi apparente delle redazioni tradizionali. Dall’atelier alla fabbrica, verrebbe da dire mutuando una vecchia formula della sociologia. Ed effettivamente sono vere e proprie fabbriche, in grado di sfornare migliaia di articolo al giorno. C’è poco da dire, in termini di produttività redazionale il confronto è perso in partenza.

E la qualità? a pochi dollari la pagina, verrebbe da dire, non si può pretendere. Continua a leggere