Top ten: perché mi piace il cloud

  1. Perché  è estremamente comodo: rende disponibile il mio materiale quando voglio, in qualunque luogo mi trovi.
  2. Perché funziona su tutti i device, computer, smartphone, tablet … per ora mi fermo (non penso che lo smartwatch sia una buona idea, ma di questo parleremo un’altra volta).
  3. Perché non devo più impazzire con copie di sicurezza, backup, dischi fissi esterni.
  4. Perché è semplice, installo l’applicazione e il resto lo fa lui.
  5. Perché è on demand, c’è solo quando lo chiamo perché mi serve. Non è intrusivo, non mi manda notifiche.
  6. Perché almeno per il momento è gratuito: fanno tutti a gara Continua a leggere
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Il treno si ferma a Ventimiglia

Non vi preoccupate, l’ho promesso e mantengo, niente politica su questo blog.

Prendo solo spunto da una notizia di cronaca per una riflessione sui confini; mentre risorgono le antiche frontiere tra stati a limitare la libera circolazione delle persone, i vari attori che gestiscono i contenuti fanno fatica a individuare i giusti limiti alla libera circolazione delle idee e delle notizie.

Iniziamo da chi fa i device. Le configurazioni esistenti vanno dai sistemi chiusi e autarchici (il mondo Apple, per intenderci) a quelli aperti (Android). A ben guardare però i sistemi chiusi non sono poi così impermeabili. La storia militare è un lungo inseguirsi Continua a leggere

Le termopili

In 300 si opposero a Serse e riuscirono a fermarlo per il tempo sufficiente, in modo che i greci potessero organizzarsi.

Riusciranno i 5000 (cinquemila) abbonati (stimati) al Daily di Murdoch a cambiare le sorti dell’editoria su tablet?

Mah …

Le pause del silenzio

È il titolo di una vecchia canzone; è anche la traduzione approssimativa del nome di un gruppo vocale femminile americano di colore, scorto anni fa in tv: nome bellissimo, a sottolineare che la musica è struttura connettiva e forma geometrica, oltre che sostanza delle onde che percorrono l’aria.

Il ricordo del gruppo che cantava “a cappella”, e la riflessione che segue, me la sollecita il libro che sto leggendo e giò citato in un post precedente,  in passaggio in cui Carrière sostiene che il cinema non è nato con la macchina da presa, ma con il montaggio. I primi “film” consistevano in un piano fisso di un palco su cui si recitava: non ancora cinema, ma solo teatro in movimento.

Il cinema nasce con le inquadrature e con il montaggio che le struttura. Il tempo si dilata o si accorcia rispetto a quello della proiezione; un secondo che dura un minuto, un giorno che dura un’ora.

Lo stesso succede quando la radio sfocia nella televisione. Il primo telegiornale era un “giornale radio in video”. Così come il primo giornale on-line è uno sfogliabile.  Continua a leggere

Tutti gli animali sono uguali …

… ma qualche animale è più uguale degli altri. Così George Orwell, nel semplice, immortale capolavoro “La fattoria degli animali”.

Tutte le riviste sono uguali. Qualcuna sarà anche più uguale delle altre, ma lasciatemi fare qualche forzatura, altrimenti togliamo sale all’articolo. Hanno tutte la stessa struttura (copertina, seconda, terza, quarta di copertina, blocco pubblicitario iniziale, indice su due pagine non seguenti per permettere la doppia posizione speciale, editoriale, news dal settore, etc.); tutte lo stesso formato, che cambia a seconda dei progressi Continua a leggere

Web, smartphone e tablet

Oggi workshop della School of Management del Politecnico e CEFRIEL su “Editoria periodica che va sul digitale”; il tema affrontato è la nuova opportunità di smartphone e tablet, la seconda grande rivoluzione dopo quella del web. Una rivoluzione che emette i primi vagiti (pochissimi i device in circolazione, in confronto all’estensione dell’utiizzo del web).

Riusciranno i nostri eroi (gli editori) a sfruttarla per rilanciare il proprio ruolo nel lungo termine, dopo che il web l’ha così duramente minacciato e messo alla prova?

Numerose le esperienze precedenti, i grandi gruppi ma anche le realtà più piccole; nutrita la rappresentanza ANES, che ha partecipato attivamente al dibattito.

Difficile trarre conclusioni perché appunto la rivoluzione è ancora in divenire; occorre però mobilitarsi. Risulta che molti editori hanno fatto poco o nulla sul web, e tra quelli che hanno fatto, pochi hanno fatto bene. Certo che è velleitario dire grandi cose sul destino della casa (sta morendo? non sta morendo?) quando al momento di rimboccarsi le maniche non si è pronti a scendere in campo.