Top ten: perché NON mi piace l’home banking

Dico subito che in generale a me l’home banking piace. Lo uso da tanto tempo e mi ha procurato dei vantaggi rendendo la mia vita più comoda. Inoltre, sono favorevole alla digitalizzazione delle transazioni e penso che promuova lo sviluppo. Di conseguenza questa volta forse non arrivo a 10.

  1. L’interfaccia, la user experience è atroce. Trovare l’informazione desiderata diventa uno slalom. la pagina è inutilmente affollata, cosa particolarmente grave in un comparto pieno di termini tecnici e astrusi. Ho esperienza solo su un paio di piattaforme, ma siccome almeno una ha vinto parecchi premi, chissà le altre. Si dice che le interfacce non dovrebbero mai disegnarle gli informatici; in questo caso si è realizzata l’unione formidabile tra informatici e bancari, che non hanno esattamente la fama di gente che rende l’informazione semplice e comprensibile. Il risultato è lì da vedere e non stupisce nessuno!
  2. Cosa si può fare una volta che si è dematerializzato il rapporto tra una persona e i denari che tiene in banca? Quali servizi aggiuntivi potrebbero realizzarsi grazie a questo cambio di stato? In che modo l’home banking potrebbe migliorare la nostra vita, al di là di renderla marginalmente più comoda? Il valore aggiunto latita e ci si limita a incassi bonifici MAV conto corrente conto titoli. Siamo al secondo stadio dell’innovazione, quella in cui il nuovo oggetto viene utilizzato per fare meglio quello che si faceva prima. Ancora mancano le funzioni originali, quelle che Continua a leggere

La parola della settimana: algoritmo

Mi tocca avventurarmi tra matematica e statistica e con tutta la buona volontà del mondo stavolta rischio di essere impreciso. Portate pazienza, baderò alla sostanza.

Un algoritmo è una equazione che sulla base di una serie di parametri che la alimentano giunge a una conclusione operativa.

L’algoritmo più famoso è quello di Google. Senza scendere nel tecnico, l’algoritmo di Google valuta quanto è rilevante una pagina web rispetto a una determinata parola chiave. Per fare ciò tiene conto di una serie di parametri, quali le parole contenute in una certa pagina piuttosto che quanti altri siti contenenti parole simili o significative puntano a quella stessa pagina; computa un valore numerico in base a questi valori; fornisce come risultato una valutazione basata su quel valore numerico. Se il valore è alto la pagina finisce nei risultati immediatamente evidenti a chi effettuato la ricerca, altrimenti è destinata all’area dell’oblio.

C’è o ci può essere unflowchart-workflow-25801283 algoritmo per tutto. Per decidere se accendere gli spruzzini in giardino sulla base di umidità e temperatura. Per proporvi un libro da comprare sulla base dei vostri acquisti precedenti e delle preferenze di altre persone simili a voi. Per distribuire gli investimenti tra titoli finanziari diversi, e così via.

Lo schema è sempre lo stesso: parametri in entrata, meccanismo di calcolo, output operativo.

Gli algoritmi hanno molti vantaggi: sono velocissimi, possono tener conto di una quantità immenso di parametri, possono gestire un numero enorme di decisioni, sono oggettivi e verificabili. Di conseguenza creano situazioni, servizi, sistemi cui altrimenti neanche si potrebbe pensare.

Hanno una grande controindicazione: sono formidabilmente complessi, così complessi che non
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La parola della settimana: Motori di Ricerca

Praticamente, Google. Chissà perché negli articoli di giornale o nelle interviste si usa questa espressione, invece del nome proprio della società di Mountain View?! Forse perché non ne si vuole riconoscere lo strapotere? Perché si vuole dare l’impressione che la rete sia un mercato libero?! Non lo so, non l’ho mai capito, per cui vado subito a cercare una risposta sui “motori di ricerca”.

It’s all about user experience, baby

Dall’intervista sul Corsera a Andy Rubin, vice-president di Google e “il padre di Android”.

Da dove è venuta l’ispirazione per il sistema operativo?

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Provaci ancora Sam

Dal Corsera di oggi: “L’Antitrust ha dato ragione agli editori (contro Google ndr): in una lettera ai presidenti di Consiglio, Camera e Senato, Antonio Catricalà propone la modifica della legge sul diritto d’autore, estendendolo «all’indicizzazione o aggregazione di qualsiasi genere, ivi inclusa quella digitale». Gli editori però sanno benissimo che modificare la legge non sarà semplice né risolutivo a causa della dimensione internazionale della vertenza. Così – ecco la novità – stanno pensando a un’iniziativa comune a livello europeo.” Continua a leggere

Google apre il suo app store

All’indirizzo Market.Android.com. Sono l’orgoglioso proprietario di in googlefonino l’ho preso anche perché vorrei provare a sviluppare le mie app tramite il servizio Google per non informatici. Dopo la auto produzione della musica e il citizen journalism arriva il sw fai da te.