D&G vs. Cina

In questi giorni si è molto parlato della vicenda che ha contrapposto Dolce & Gabbana da un lato, l’intero popolo cinese dall’altro.

Il Popolo (della Repubblica Popolare Cinese stiamo infatti parlando) si è offeso a ripetizione. Molto si è detto su quanto fosse maldestra la campagna e addirittura disastrosi i tentativi di recuperare, fino all’ultimo video tragicomico con i due stilisti vestiti di nero intenti, a testa bassa, a recitare un copione surreale.

Di campagne sbagliate se ne sono viste e se ne vedranno; di gestione delle crisi peggio della crisi stessa, anche queste non ci mancheranno mai.

La vera novità però è diversa e su questo dovremmo riflettere: in poche ore la Cina ha spento senza remissione una delle principali marche di moda mondiali. spenti. Asfaltati. Arati. Annichiliti. Cancellati dalla realtà. In poche ore. Un terzo del fatturato gone with the wind. Perché qualcuno ha deciso che la ragazza che mangiava gli spaghetti e il cannolo con i bastoncini offendeva il Popolo.

Internet vuol dire anche questo, forse non solo in Cina; e ciò mi spaventa più di quanto sappia dire.

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“Ho fatto casino”

“I messed up” così scrive il CEO di Netflix Reed Hastings, che chiede scusa ai clienti sul blog dell’azienda per il modo in cui ha annunciato la separazione in due dei servizi DVD da quelli in streaming. Attenzione, non chiede scusa per il merito della decisione presa, o per il fatto che come conseguenza della separazione i prezzi del servizio crescono; semplicemente si scusa del modo in cui la decisione è stata comunicata, insistendo però sulla bontà delle scelte fatte.

D’altro canto Netflix viene da anni di successi, di grande crescita prima del servizio di noleggio DVD con recapito a casa, poi del lancio del servizio in streaming, grazie al quale non ci sono più pezzi di plastica che girano, si ordina il film dal salotto e lo si vede subito dopo. Un caso fortunatissimo e di successo di transizione dall’analogico al digitale? Forse, fino a quest’ultima decisione, che separa Continua a leggere

Ma non è che la crisi dell’editoria …

… è (anche) crisi della pubblicità?

Serata di inizio giugno, televisione generalista in chiaro in prima serata. Break pubblicitario, mi concentro e ascolto, estraendo le parole dai trenta secondi di spot: “Un vortice di puro piacere da gustare fino in fondo!”; “E’ tutto vero?” (dopo avere ricordato il prezzo del prodotto e il marchio che dovrebbe garantire per una qualità fuori del comune); “Puoi essere la donna che vuoi” (sono fuori target ma insomma capisco lo stesso); “Vinci spesso, vinci adesso”; “Non vende sogni, ma solide realtà”; “Gusto, salute e poche calorie”. Devo continuare?

E’ chiaro che la musichetta accattivante e il frequente ammiccamento visuale alla soddisfazione di un bisogno primario dell’essere umano (e non sto parlando del cibo) aggiungono parecchio; ma ricordo quasi con nostalgia  Continua a leggere

Arriva la ripresa?

Il punto interrogativo è d’obbligo.

Ma le foglioline verdi continuano a spuntare sui rami degli alberi, segno che se pur l’inverno non è ancora terminato, la primavera non è lontana.

MS acquista Skype, Linkedin è vicina alla quotazione mentre Groupon la prepara, Google lancia servizi su cloud insieme a Amazon e Apple: si ricomincia a investire.

Come è evidente tutti questi esempi riguardano l’area digitale, ma anche uno sguardo allo stra-tradizionale indice di produzione industriale dona qualche motivo di ottimismo, sia pure a singhiozzo (male gennaio, bene febbraio e marzo, alla fine un segno positivo sull’anno). Insomma, non è ancora passata, ma sta per passare … speriamo. D’altro canto, Continua a leggere

A Boston c’è la neve …

… e si muore di noia
Urla tristi di gabbiani sull’acqua della baia
Gente dalla pelle grigia che ti guarda senza gioia
Tutti freddi e silenziosi chiusi nella loro storia

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma poi tornati qui a Milano sembrano tutti americani
Vivono vite di sponda ciechi ai loro problemi
Vorrei metterli su di un Jumbo e poi fargliela vedere
Quell’America senza gioia, sempre in vendita come una etc.

Così cantava Finardi nell’87 in una bellissima canzone che consiglio a tutti di scaricare (legalmente). Noi italiani siamo sempre stati esterofili; ma ultimamente la moda di dire che all’estero è meglio, che lì davvero è un’altra cosa, che a chi ha ambizione, fantasia, cervello conviene, anzi necessita emigrare, è esplosa Continua a leggere

A Boston c’è la neve …

… e si muore di noia
Urla tristi di gabbiani sull’acqua della baia
Gente dalla pelle grigia che ti guarda senza gioia
Tutti freddi e silenziosi chiusi nella loro storia

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera

Ma poi tornati qui a Milano sembrano tutti americani
Vivono vite di sponda ciechi ai loro problemi
Vorrei metterli su di un Jumbo e poi fargliela vedere
Quell’America senza gioia, sempre in vendita come una troia

Il treno si ferma a Ventimiglia

Non vi preoccupate, l’ho promesso e mantengo, niente politica su questo blog.

Prendo solo spunto da una notizia di cronaca per una riflessione sui confini; mentre risorgono le antiche frontiere tra stati a limitare la libera circolazione delle persone, i vari attori che gestiscono i contenuti fanno fatica a individuare i giusti limiti alla libera circolazione delle idee e delle notizie.

Iniziamo da chi fa i device. Le configurazioni esistenti vanno dai sistemi chiusi e autarchici (il mondo Apple, per intenderci) a quelli aperti (Android). A ben guardare però i sistemi chiusi non sono poi così impermeabili. La storia militare è un lungo inseguirsi Continua a leggere