What a wonderful world

Poche ore a Natale, vorrei fare un regalino in anticipo.

Questa canzone è un indimenticabile classico di Louis Armstrong e della sua voce meravigliosa come il mondo, che appunto è wonderful. Voglio ricordare però anche l’elettrizzante versione punk di Joey Ramone, in una versione stravolta ma riuscitissima, perché il mondo può essere meraviglioso in molti modi diversi.

La cover che riporto qui sotto è più simile all’originale, soffice e incantata ma robusta, piena di sostanza, niente zuccheri o dolcificanti, non ce n’è bisogno.

Voglio fare una dedica particolare agli amici metallari e in generi a tutti i sostenitori del chitarrismo, della musica e della vita acrobatica, per dire che la

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I sing the body electric

Canto il corpo elettrico
Festeggio l’io che deve ancora venire
Brindo alla mia riconciliazione
Quando diventerò tutt’uno con il sole
Canto il corpo elettrico
Mi glorifico nel bagliore della rinascita
Creando il mio domani
Quando incarnerò la terra

E’ il testo del pezzo musicale che chiude il musical Fame, qualcosa in più di una canzone, uno stupendo misto di rock, gospel e musica orchestrale, ispirato all’omonima poesia scritto nel 1855 da Whalt Whitman, lo stesso del “Capitano mio capitano” dell’Attimo Fuggente. (guardate bene, per favore, il ritratto qui sotto, conosciamo bene il volto dei tecnocrati, da Mark a Larry, da Jeff a Sergey, da Steve a Bill, ma com’è quello dei poeti?)

Nell’anno che sta per chiudersi il mio corpo è diventato un po’ più elettrico, anzi elettronico, anzi digitale. Nonostante i dubbi, lo scetticismo Whitman_by_Ulkee in molti casi anche la mia decisa convinzione che l’avvento del digitale provochi effetti negativi e a volte addirittura tendenze disumanizzanti, non posso che essere grato per il modo in cui la mia esistenza digitale migliora la mia vita analogica.

Attraverso questo blog riesco a sviluppare e esprimere pensieri che condivido con qualche centinaia (migliaia?) di persone. Su mille siti Internet accedo a informazioni e contenuti che rendono le mie competenze e conoscenze più ampie, profonde e salde. Lo smart watch della Adidas accompagna i miei tentativi di mantenere una forma fisica

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Ho letto: La terra del blues

Il delta del Mississippi (quattro esse, due pi), contrariamente a quello che suggerisce la parola, non corrisponde all’estuario del fiume, ma è la vasta pianura alluvionale che si stende a ovest del maestoso corso d’acqua americano. Un tempo terra di paludi, foreste, orsi e pantere, fu conquistata all’agricoltura con il lavoro degli schiavi provenienti dall’Africa, che la ripulirono, la bonificarono, la coltivarono e eressero l’imponente argine che ancora oggi impedisce al Mississippi di inondare il suolo meravigliosamente fertile della piana.

Alan Lomax with man

Gli schiavi portarono dall’Africa la propria musica: polifonica, sincopata, basata sulla poliritmia (ritmi diversi che si intrecciano tra di loro) e sull’alternanza tra la voce solista e la partecipazione delle altre persone, che rispondendo al richiamo del solista commentano, armonizzano, sottolineano, in un equilibrio magico tra la libertà del contributo di ciascuno e l’armonia complessiva del coro. Questa musica si combinò con strumenti e modi del folklore europeo per dare vita ai generi musicali moderni. In particolare diede vita al blues, che poi sbocciò nel rock’n’roll, Chuck Berry, Little Richard, Elvis; il rock, e tutto il resto. Il blues è la radice, solida e sempre viva, su cui poggia molta della musica dell’ultimo secolo, dal rock al pop all’hip hop al soul e così via; oserei dire, il blues è alla base della parte migliore della musica moderna.

Ora spostiamoci al 7 febbraio del 1964, quando il sottoscritto era al mondo da un mese circa. I Beatles atterrano a New York per la loro prima tournée americana, assaliti da folle di fan scatenate, un fenomeno irripetibile ai nostri giorni, fatti di entusiasmi tiepidi per star usa e getta. Nella prima conferenza stampa un giornalista domanda loro cosa hanno voglia di vedere, già che sono per la prima volta oltre oceano. I 4 Fab rispondono immediatamente: “Beh, vorremmo visitare Muddy Waters e Bo Diddley”. “Dove si trovano questi posti?” insiste il reporter. I Beatles ridono: non sono città … ma musicisti. L’America ha dimenticato i musicisti blues, se mai li ha notati, relegati come sono alle classifiche di dischi di “Musica etnica”, i race records.  Se mai li ha notati, apppunto. Blind Willie Johnson, uno dei più grandi talenti della chitarra slide, muore di stenti dopo mesi in cui ha abitato tra le rovine della sua casa bruciata, troppo povero per permettersi altro, rifiutato dall’ospedale in cui è stato condotto dai vicini. Rimangono di lui 30 tracce mal registrate, che ne sanciscono la grandezza ma che non permettono a chi vorrebbe imitarlo, gente come Ry Cooder per intenderci, di capire come potesse creare le sue magiche note. Troppo impastato il suono, totale assenza di documentazione fotografica per capire posizioni e diteggiatura. La sua “Dark was the night” è uno dei pezzi musicali affidati alla missione del Voyager, espressione della solitudine che l’uomo deve affrontare nel corso della propria vita. Se mai la navicella verrà intercettata dagli alieni, e se mai esseri di altri pianeti Continua a leggere

Illimitatamente

Questa estate, dopo avere provato alcune alternative tra cui Spotify, ho iniziato un abbonamento pagato a Google Play Music, pochi euro al mese per avere accesso a tonnellate di musica di tutti i generi. Ho scelto questo servizio tra gli altri per una leggera convenienza di prezzo (di questi tempi, tutto fa) e per il valore di integrazione con il resto delle piattaforme che uso, spesso basate sugli standard Google e Android.

Sono un grande appassionato di musica ma non ho mai comprato tanti CD. Che ci crediate o no, non ho mai scaricato musica illegalmente per cui ha pesato l’investimento necessario a formare una  discoteca di volume. Inoltre, non ho mai tanto tempo a disposizione, e tutte le volte che compravo un CD mi sentivo obbligato ad ascoltarlo almeno tre o quattro volte, il che limitava il numero di acquisti di cui ero in grado di usufruire.

Adesso posso provare ad ascoltare quello che voglio, guidato da conoscenza, istinto e curiosità. Se quello che assaggio non mi piace, lo lascio lì, altrimenti lo posso salvare nella mia libreria (discoteca), scaricare sul disco fisso, ascoltare da qualunque device più e più volte.

Per come sono fatto, ho scelto un approccio sistematico a tanta grazia: afferrato il “Dizionario del pop-rock” di Enzo Gentile ho iniziato a scorrerlo per evidenziare e poi di conseguenza affrontare gli album a cinque stelle, uno a uno, in rigoroso ordine alfabetico Continua a leggere