Goodbye Sky Goodbye

Sono stato uno dei primi utilizzatori della televisione satellitare in Italia, fungendo da beta tester ancora prima che il servizio fosse avviato commercialmente. Roba vecchia, fine anni 80, figuriamoci che il digitale terrestre non si sapeva ancora cosa fosse, il gioco era tutto sui primi 9 tasti del telecomando, più qualche televisione locale a fare un po’ di colore. Sono dunque, con tutta probabilità, uno dei primi 100 utenti italiani del satellite, forse anche uno dei primi 10. Da allora ho vissuto gli anni di Telepiú, la fusione con Stream, il progressivo sviluppo di Sky, Multivision, Sky HD, MySky, Sky Go…

Il legame si è progressivamente sviluppato negli anni, è diventato sempre più solido e intimo, una frequentazione quotidiana che è diventata parte della mia vita. Il valore della fedeltà costruito su anni di convivenza, a dividere divertimento, avventura, terrore e comicità. Tra guerre, indagini poliziesche, breaking news e eventi sportivi.

E poi …

La lunga storia d’amore tra me e Sky si è conclusa lo scorso 31 luglio, dopo quasi trent’anni passati insieme.

Quando ho deciso di farla finita, non posso dire di averlo fatto a cuor leggero, perché insieme al satellite se ne è andato un pezzo di me. Ora in effetti la mia vita è diversa, mi dedico a nuove compagne avventizie, senza sapere se Continua a leggere

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Amore e morte, funerali e tasse. 

A volta la realtà supera la fantasia, così come il fiuto meneghino per il business scorge opportunità dove altri vedono solo la ineluttabile devastazione delle cose umane.

In questo esercizio commerciale di zona Città Studi si è pensato bene di accostare imposte e esequie, in una sorta di servizio completo della sofferenza, un all-you-can-eat della pena.

Mentre curate le scadenze fiscali, attendete nel posto più adatto la scadenza ultima.

Non resta che raccomandarsi l’anima. E il portafoglio.

 

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Biografia del silenzio

L’amore romantico è  di solito molto falso: nessuno vive nell’inganno più di un innamorato e pochi soffrono quanto lui. L’amore autentico ha poco a che vedere con l’innamoramento, che oggi è il sogno per eccellenza, l’unico mito che resta in Occidente.  Nell’amore autentico non ci si aspetta niente dall’altro, in quello romantico sì. Ancora di più: l’amore romantico è, essenzialmente,  la speranza che il nostro partner ci dia la felicità. Quando ci innamoriamo carichiamo sull’altro le nostre aspettative, tanto pesanti che alla fine di lui, o di lei, non resta praticamente più nulla. L’altro è allora, semplicemente, una scusa, uno schermo su cui proiettare le nostre aspettative. Per questo si suole passare così rapidamente dall’innamoramento all’odio o all’indifferenza,  perché nessuno può colmare aspettative così mostruose. 

Di Pablo D’Ors, Biografia del Silenzio, Vita e Pensiero, 2012.

Cento leggiadre paginette sulla meditazione e il senso delle cose. Un libro da tenere sul comodino.
 

Da leggere prima del telegiornale di stasera

G._K._ChestertonLa debolezza di gran lunga più grande del giornalismo in quanto ritratto dell’esistenza moderna, è che è un ritratto fatto per forza e interamente di eccezioni.

I giornali annunciano su prime pagine roboanti che un uomo è caduto da un’impalcatura. Non annunciano su roboanti prime pagine che un uomo NON è caduto da un’impalcatura.

Eppure quest’ultimo fatto è fondamentalmente più emozionante, perché sta ad indicare che quel miracolo intessuto di terrore e di mistero, l’uomo, sta ancora andando in giro per la terra!

Che un uomo non sia caduto da un’impalcatura è davvero più sensazionale; ed è anche qualche migliaio di volte più normale. Non ci si può certo aspettare che redattori indaffarati pubblichino in prima pagina “Il Signor Wilkinson sta sempre bene”, o ” il Signor Jones, di Worthing, non è ancora morto”.

I giornali non possono in alcun modo annunciare la felicità del genere umano. Non possono descrivere tutte le proprietà che non sono state rubate, o tutti i matrimoni che non sono stati sciolti in tribunale. Di conseguenza il quadro completo che danno della vita è necessariamente fallace; possono rappresentare solo ciò che è insolito. Per quanto democratici possano essere, sono solo interessati alla minoranza.

G.K.Chesterton, The ball and the cross

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Cin cin

Inizio l’anno con una puntata polemica. Si sono sprecate, le polemiche, per lo spettacolo di capodanno di Rai Uno, nato male e finito peggio.

Uno dei conduttori, Claudio Lippi (gli altri erano Amedeus e Rocco Papaleo) si è sentito male poche ore prima dello spettacolo e ha dato forfait; un SMS con una bestemmia ha passato indenne i controlli ed è stato trasmesso in diretta sulla striscia di fondo; un altro SMS ha fatto il peggior spoiler immaginabile sull’ultimo Star Wars (che ovviamente non ripeto); e dulcis in fondo l’inizio del nuovo anno è stato annunciato con un bel minuto di anticipo.

Di tutto questo oggi sono piene le cronache. Non ho trovato invece chi denunci un altro vulnus all’integrità dei telespettatori perpetrato dall’ammiraglia della TV di stato in questa trasmissione a cavallo tra i due anni, a chiudere malamente quello vecchio e iniziare peggio quello nuovo.

La trasmissione andava in diretta da Matera per festeggiare la scelta della città a capitale europea della cultura per il 2019. Capitale europea della cultura: decisamente appropriata, dunque, la scelta del Continua a leggere

L’amore non si compra

Rompo il digiuno da blog (troppi impegni di lavoro e non) per fare gli auguri; quest’anno poi cadono in un giorno che è molto bello per la musica.

I Beatles, da sempre assenti per scelta da tutte le piattaforme di streaming, sono disponibili da stamattina su Spotify, Google Play, Apple Music & co. Possiedo ovviamente parecchi CD del quartetto di Liverpool, ma abituato ormai a fruire della musica via piattaforma non li ascoltavo da un po’ di tempo. La magia è sempre lì, intatta: il suono di ogni strumento, esattamente quello giusto, l’equilibrio perfetto degli arrangiamenti, l’impasto dei cori, le melodie eterne, i testi …

E’ stato grandioso farsi la barba a poche ore da Natale ascoltando i Fab Four che mi raccomandavano cose assolutamente adatte alla vigilia, mica roba da poco: raccoglietevi tra di voi, proprio adesso, e se siete uomini che non si trovano in nessun posto, tornate al luogo cui appartenevate una volta, perché l’amore non si può comprare.

Già, proprio così, Can’t Buy Me Love. Il mio augurio per questo Natale è di tirare il fiato domani per qualche minuto e scoprire una volta ancora che l’amore (per chi crede, l’Amore) arriva gratuitamente, e gratuitamente va donato. Can’t Buy Me Love. Buon Natale a tutti.

 

Chiedere scusa non basta

Imbrogliare i consumatori; inquinare il pianeta; imbrogliare i consumatori inquinando il pianeta; insultare colleghi o colleghe con battute razziste/sessiste/di cattivo gusto; non pagare le tasse invocando residenza a Montecarlo; essere membro di una qualche loggia segreta tra le tante che infestano il paese e il mondo; predicare implacabili l’etica più stringente mentre passi le serata con spogliarelliste/i.

Se sei un’azienda o un personaggio pubblico, non importa quanto grossa la fai; basta chiedere scusa davanti alle telecamere, o su Twitter, alla peggio mostrare qualche lacrima e promettere di non farlo mai più. Tutto qui? Finita lì? In fondo abbiamo voglia di perdonarli, perché nella società dei riflettori la caduta aggiunge sapore a una storia magari un po’ insipida. Sospetto che qualche broker o agente di divi, cantanti, sportivi o attori, consigli ai suoi clienti di fare un bell’errore clamoroso, spiacevole, sconveniente, farsi beccare, per poi presentarsi piangente davanti alle telecamere e rendere un po’ di abbrivio a una immagine sbiadita.

Le scuse non valgono se non sono accompagnate da una riparazione, pur simbolica, a mostrare che effettivamente sei dispiaciuto, sei triste perché sai che si è rotto qualcosa nel legame di fiducia Continua a leggere