Non tracciabile

Ricevo e volentieri pubblico un racconto breve dell’amico Nino. A me è piaciuto tanto, buona lettura.

– Benvenuto, non si sta poi così male qui, non è tanto diverso da fuori… mi chiamo Diego Volpi, forse ha sentito parlare di me sui giornali, tanti anni fa, “L’asociale”, “Fuori dal mondo”, “Il selvaggio di ritorno”, titoli del genere, e il tutto solo per dire che ero rimasto l’unico nel mondo digitalizzato a non aver mai aderito a un social network. Sai che roba! Tutti quegli articoli in cui con ironia e supponenza fingevano di essere interessati alla Continua a leggere

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Eppure sembra un uomo, ovvero della solitudine digitale

Qualche anno fa (forse l’ho già ricordato su queste pagine) un Bill Gates ancora nel pieno del suo ruolo di dominatore del sistema tecnologico mondiale venne in visita in Italia e concesse una intervista alla televisione italiana. Di fronte alla ostinata e invasiva visione tecnico-centrica di Bill, che pervadeva tutte le sue risposte, il conduttore gli chiese se non pensasse che tutto sommato non fossero necessari solo ingegneri, ma anche qualche filosofo per sostenere la ricerca della felicità. L’occhialuto ex-geek reagì con stupore; sostanzialmente sembrò non capire la domanda, non cogliendone evidentemente il senso. I tecnici possono risolvere problemi quali la fame nel mondo e la cura delle malattie; ma i filosofi a cosa mai serviranno?

Eppure … l’altro giorno ascoltavo quasi per caso le parole di un grandissimo filosofo contemporaneo da poco scomparso, tale Giorgio Gaberscik, e ne sono rimasto flashato (mi scuso per l’utilizzo di vocabolario post-socratico).

In ditta c’è un salone 
lavorano mille persone…

così inizia la massima

per me è già difficile la vita in due 
e credo che prima o poi ci divideremo.

Uffa, mi viene un dubbio: se davvero è già difficile capirsi tra due persone che passano una parte della loro vita insieme, cosa contano i miei follower su Twitter? Le pagine viste e i commenti di questo blog (senza offesa)? La mia rete su Linkedin? I numerosi risultati che Google restituisce per la ricerca “Alessandro Cederle” (duemilasettecento e passa 🙂 ) ?

Non è che mi sono fatto affascinare dalle possibilità tecniche, da funzioni, feature, embedded o meno, da wizard e plug-in, dai numeri impressionanti dell’audience disponibile sui social media, insomma dalle “mille persone” che affollano il salone? Forse che in piena bulimia da tweet, post, status update, hangout, chat, whatsup, ho concluso anch’io che siccome “sembra un uomo, vive come un uomo, soffre come un uomo” (come continua il filosofo nella sua dissertazione) è davvero un uomo? La “conversazione” sui social network è davvero tale, è dialogo con altre persone che restituisce significato, oppure è la vanità del mezzo che prende il sopravvento sulla componente genuinamente relazionale e restituisce solo ombre?

Adesso ci provo: quanto della mia vita digitale mi aiuta davvero a essere “un uomo”? Il contatto digitale, è realmente “umano”? Sono domande che, mentre le pongo, mi suonano strane, troppo ambiziose, mal poste e pretenziose; alla fine mi sento anch’io un po’ come Bill Gates, a disagio e tutto sommato indifferente a questi temi. Quasi quasi per farla finita con questo mucchio di riflessioni oziose e inutili vado a vedere se qualcuno mi ha piaciuto.

Rimane però ancora la vocina del cantante (anzi, filosofo) a suggerirmi il timore di affogarmi nell’irrilevanza, compensando la qualità con Continua a leggere

Feelin’ groovy ovvero una storiella sulla Qualità della Vita

Un clochard è accoccolato sereno a prendere il sole sulla spiaggia libera in una nota e affollata destinazione estiva, davanti a lui il mare di un azzurro intenso, sopra di lui il cielo limpido e terso, intorno giochi di bambini e signore ormai color aragosta abbronzata.

Nell’elegante stabilimento balneare adiacente, un classico cummenda milanese (classico una volta, chissà se ci sono ancora) è sdraiato a prendere il sole sul suo bel lettino comodo. Il clochard supera lo steccato, gli si avvicina e dopo un breve saluto, gli chiede se ha qualche spicciolo da regalargli come “contributo bianchino spruzzato”.

“Va via barbùn, io non regalo niente” risponde il cummenda “bisogna lavorare, per guadagnare i soldi. Vai a cercarti un lavoro, barbùn”.

“E perché mai dovrei cercarmi un lavoro?” ribatte il poveretto.

“Come perché mai!” lo apostrofa stupito il milanese “perché così inizi a guadagnare qualche soldo, appunto”.

“E cosa ci faccio con qualche soldo?” Continua a leggere

L’era del cinghiale bianco

Qualche settimana fa ho partecipato all’Innovation Tour di salesforce.com, l’azienda simbolo del successo nel cloud (o del SAAS, software as a service, come si preferiva dire prima). Il relatore spagnolo ha fatto una facile battuta, chiedendo ai partecipanti in sala, parecchie migliaia, di alzare la mano se possedevano un account su Facebook o su Twitter. Tutti ovviamente hanno alzato le mani, al che lui ci ha incalzati: “I vostri clienti sono esattamente come voi; ma se loro stanno sui social network, perché le vostre aziende non ci vanno”? a sottolineare la nuova strategia di salesforce totalmente devota al marketing sui social network, dopo l’acquisizione di Radian6 e di Buddy Media. Ma anche a rimarcare l’assenza di strategie e pratiche diffuse da parte delle aziende, che considerano ancora i social network come terreno di esperimenti, al più come ulteriore canale di comunicazione da aggiungere al marketing mix.

Non sono un grande fan di Facebook, perché è una rete nata e cresciuta all’insegna della chiacchiera a rischio di irrilevanza; sono piuttosto un discreto cinguettatore, perché Continua a leggere