Ho letto: The guitar players

Convinto di voler imparare a suonare la chitarra, il ragazzo esce e ne compra una in offerta speciale a dodici dollari.

Va a casa, ci prova e non riesce a capire il motivo per cui non è in grado di prenderla semplicemente in mano e suonare la cosa che ha in testa, sembra così facile! Lui comunque non si arrende e continua a suonare. Dopo due o tre settimane ancora non riesce a ottenere due note buone una in fila all’altra, niente che assomigli a una melodia, e le sue dita fanno sempre più male.

Forse allora si stuferà e smetterà, la chitarra andrà alla deriva verso l’armadio o il mercatino dell’usato; forse invece cercherà un insegnante, aspettandosi che in 30 minuti a settimana riesca a fare tutto quello che il ragazzo si aspetta da lui. Certo non gli verrà in mente di pasticciare con la chitarra tra una lezione e l’altra. Alla fine lo strumento finisce nell’armadio di prima.

Così non funziona, devi metterci il tempo; devi investirci il tuo tempo. E’ molto semplice, la maggior parte delle persone Continua a leggere

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L’intelligenza di Elon: un aforisma

Elon Musk, tra tanti, è terrorizzato dalle possibili conseguenze dell’avvento dell’intelligenza artificiale: la “singolarità”, già il nome fa paura.

Io più che dei continui progressi dell’intelligenza artificiale sono preoccupato dei continui regressi di quella naturale!

Photo credits : Daily Star

Caro mio caro

Lo sfioro, lo sfrego con le dita, le intreccio, prima solo l’indice, poi l’indice e il medio, insieme, lo tasto, lo schiaccio. Si eccita di colpo, un fremito improvviso. Lo accarezzo con il palmo della mano, lo scuoto, lo scrollo.

Ormai è diventata un’ossessione, non posso più farne a meno, devo averlo tra le mani sempre più spesso. Sono arrivato al punto di parlarci; lo chiamo, lo interrogo, lui pare ascoltare, non sempre sembra capire, ma reagisce animandosi tutto, trema, vibra, geme.

Lo guardo, a tutte le ore, ripetutamente, lo tamburello piano con le dita, non troppo forte e non troppo piano. Oramai maneggiarlo, manipolarlo è diventato un chiodo fisso, non riesco a rendermene indenne; succede nel privato, anche in bagno per dire, ma spesso in pubblico, sempre più spesso mentre sto parlando con qualcuno, uomo o donna che sia.

E’ una vera e propria mania, sento il suo richiamo anche mentre guido, mi mette in pericolo perché va bene tutto ma come fai a non distrarti quando ce l’hai tra le mani!

Bruno, lucido, tornito oggetto del mio desiderio:

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Quando l’automobile si guida da sola

Presto non dovremo più occuparci della guida e avremo molto più tempo da dedicare alle cose che ci piace fare, mentre il pilota virtuale ci scarrozza. A me un pochino spiace, faccio parte della generazione per cui la macchina significava libertà, indipendenza, avventura. Sono cresciuto (automobilisticamente parlando) su una 500, quella vera, minuscola, grezza. Per partire bisognava aprire l’aria, la doppietta per aggirare i limiti della frizione, controllo dello scarrocciamento per le curve in velocità. Ancora rifuggo le auto con cambio automatico, nulla come il piacere della mano salda sul cambio a decidere quando è il momento giusto per abbassare o alzare i giri, il motore va svegliato ogni tanto e se deceleri devi anche scalare. Un’automobile non si guida con le mani, ma con il sedere, proprio come la barca a vela; il “core” del proprio corpo, come dicono gli esperti di fitness, è quello che sente la strada, ascolta le vibrazioni del motore, il sesto senso cinestesico ci guida in giro per le tangenziali.

Pochi anni e tutto questo sarà finito. E’ indubbio che i vantaggi prospettatati sono enormi, tra tutti il recupero di tempo. Per un milanese, uno che negli anni buoni faceva 35.000 chilometri l’anno, uno che ha passato un pezzo di vita in coda a guardare il paraurti dell’auto davanti, si tratta di un beneficio irresistibile. La macchina si autoguiderà, e il passeggero potrà fare altro.

Il problema vero è come occuparlo, questo tempo aggiuntivo, perché il tempo è una delle cose per cui la qualità conta molto più della quantità. C’è il tempo e c’è la durata, diceva Bergson, il tempo è l’intervallo fisico che scorre, lo acceleri o lo deceleri e non cambia nulla, al più è una unità di misura; la durata è la coscienza che dà significato al fluire.  Per dirla più semplice, in occasione del mio 27.mo compleanno i miei amici mi scrissero un biglietto che recitava: a 27 anni Giacomo Leopardi aveva scritto le Operette Morali; Alessandro Magno era arrivato alle foci dell’Indo; e John Lennon Continua a leggere

Soli

Non siamo più soli. Non possiamo più essere veramente soli. Non riusciamo più a stare da soli. È impossibile né lo vogliamo più veramente. Questo devasta il nostro senso dell’infinito.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle … accidenti, il suono di una notifica; se ne è andata la nostalgia dello sconfinato.

M’illumino di immenso … e si illumina anche lo schermo per una chiamata dell’ennesimo call center, un’altra mattina andata senza gloria e senza fremiti da incommensurabile.

Simeone di Siria passò 37 anni in cima a una colonna, evidentemente trovò qualcosa che riempisse quel silenzio; o trovò che il silenzio stesso fosse degno della sua vita. Noi non riusciamo più a passare pochi minuti stando per conto nostro. Il rumore come manichino della vita.

Ho provato, e anch’io sono vittima di questa follia; nelle poche situazioni in cui mi ritrovo con niente da fare (giusto per qualche minuto, si intende, e più che altro per caso) invece di abbandonarmi alla noia, la divina madre della possibilità, invece di guardare cosa mi sta intorno, per vedere se scopro un bel sorriso, un nuovo posto dove prendere un caffè o la natura del reale, invece di … la mano compulsivamente corre alla tasca, estrae l’aggeggio, schiaccia, strofina, compone il codice di sblocco per perdersi dietro l’ennesima notifica che promette molto e non mantiene niente.

Pare che tutto ciò non avvenga per caso, o per colpa della nostra pigrizia. Nel 2005 tale BJ Fogg elaborò il concetto di “Behaviour Design” cioè di disegno, progettazione del comportamento. Avete capito? il nostro comportamento si può progettare. Già nel 1998 a Stanford aveva fondato il “Persuasive technology lab”. Il laboratorio di tecnologia per la persuasione. Le mie scelte, le mie preferenze, ispirate da un computer. Delle sue classi a Stanford si ricorda quella del 2007; 75 studenti che poi decisero di usare quello che avevano imparato per migliorare il mondo, rendere le persone più attente e amorevoli … [risata fragorosa] che poi finirono a disegnare i prodotti di Google, Facebook et similia.

Non c’è più possibilità di silenzio. Ho provato a stare in cima al mondo, deserto, oceano o montagna, di fronte a panorami che sapevano d’infinito, in luoghi vasti e sperduti, visioni Continua a leggere

La terra di mezzo

Così si parlava con i computer, altro che riconoscimento vocale!

C’è poco da dire, sono un immigrato digitale. Sono nato e cresciuto nel mondo prima di Internet, prima degli smartphone, prima dei PC. Quando già avevo parola e consapevolezza, i miei occhi guardavano una realtà molto diversa da quella di oggi: un singolo computer occupava stanze intere, veniva istruito facendogli ingollare fogli bucati (davvero, non scherzo!) e compiva operazioni rudimentali, se paragonate alla potenza di un odierno cellulare di fascia bassa. Come il Ponchia nel Marrakech Express di Salvatores, ricordo la televisione in bianco e nero di Belfagor e Rin Tin Tin; niente giochi elettronici per divertirsi, da bambino; niente intelligenza artificiale, si faceva con quello che c’era. O che non c’era, come adesso, se parliamo di intelligenza.

Bei tempi? A un certo punto mi sono convinto di essere nato nel momento sbagliato, troppo tardi e troppo presto allo stesso tempo.

Quando ho iniziato a lavorare ed ero un giovane lupacchiotto avido di Continua a leggere

What a wonderful world

Poche ore a Natale, vorrei fare un regalino in anticipo.

Questa canzone è un indimenticabile classico di Louis Armstrong e della sua voce meravigliosa come il mondo, che appunto è wonderful. Voglio ricordare però anche l’elettrizzante versione punk di Joey Ramone, in una versione stravolta ma riuscitissima, perché il mondo può essere meraviglioso in molti modi diversi.

La cover che riporto qui sotto è più simile all’originale, soffice e incantata ma robusta, piena di sostanza, niente zuccheri o dolcificanti, non ce n’è bisogno.

Voglio fare una dedica particolare agli amici metallari e in generi a tutti i sostenitori del chitarrismo, della musica e della vita acrobatica, per dire che la

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