Cari amici vi scrivo

Mi piace titolare i miei post con il nome di una canzone. In questo caso la scelta era tra Dalla e il Fossati di “Lettere da sopra la pioggia”.

Infatti, ho scritto, anzi, ho finito di scrivere. Dopo quasi un anno di lavoro comprese parecchie notti insonni, io il gatto e il PC al buio in sala a distillare le mie riflessioni sullo stato e sul futuro dell’editoria; dopo una prima lunga e faticosa stesura, una correzione e due revisioni impiegate a aggiungere, togliere e chiarificare; dopo avere sperimentato una volta di più lo sforzo di dire la propria fino in fondo con passione senza cadere nella presunzione di chi ha già capito tutto; alla fine, ho dato alle stampe (digitali) il frutto del mio pensiero: “La fine del principio”.

Che dire? A me piace! Potete trovare qualche pensiero (spero) originale, molti punti di vista (probabilmente) stimolanti, un approccio (auspicabilmente) sistematico a quello che sta succedendo nel nostro mondo e tanti difettacci (sicuramente) che non sono riuscito a togliere nonostante tutte le revisioni. Alla fine, penso valga la pena leggerlo; altrimenti me lo sarei tenuto sull’hard disk del già menzionato compagno di veglie (non il gatto, il PC!). Vorrei dire che sono certo che se vorrete leggerlo, verrete ripagati almeno da qualche idea o spunto interessante e utile, se non da una visione più chiara su ciò che si dovrebbe e non si dovrebbe fare per affrontare il viaggio dalla tradizione all’innovazione nel settore dell’editoria.

Sarebbe facile trovare molte ragioni profonde sul perché l’ho pubblicato in digitale. In realtà l’ho fatto giusto perché è divertente, perché mi ha spinto la curiosità di provare qualcosa di nuovo, perché ho risparmiato il tempo e la fatica di cercarmi un editore … e perché la percentuale di royalty è imbattibile.

Lo trovate dunque qui, all’interno del Kindle Store. Chiarisco per i non esperti che non c’è bisogno di un device particolare per leggerlo. Esiste l’apposita applicazione che funziona su un PC, su un tablet qualunque o anche sullo smartphone.

Siccome per il titolo del post ho sacrificato il sublime Fossati e siccome su quel disco c’è Lindbergh che è una delle mie canzoni preferite di sempre, finisco dicendo che esiste un furore agonistico anche nella scrittura, e che nei momenti migliori, alla fine di un capitolo che mi pareva particolarmente riuscito o dopo essere riuscito a esprimere un concetto che mi pareva stimolante e originale, ho capito che scrivere è un modo di comprendere, di guardare le stelle dal proprio piccolo aereo, seguendo i loro segnali e mostrando le proprie insegne. Ho capito che chiuso l’ultimo capitolo, si riparte da capo a esplorare e a capire; e io la voglio fare tutta quella strada, fino al punto esatto in cui si spegne.

Se sarete così buoni da dedicarmi il vostro tempo, vi auguro una buona lettura.

 

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2 pensieri su “Cari amici vi scrivo

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