Top ten: perché NON mi piace il cloud

  1. Perché  c’è un’applicazione sul mio disco fisso (in realtà più di una, in questo momento uso tre servizi diversi) che prende i miei dati e li manda in un posto che non conosco, con la scusa di garantirne integrità e disponibilità.
  2. Perché è sempre lì, anche quando non ci penso, nel background, io posso distrarmi ma lui no, ogni tanto scatta e si sincronizza, senza controllo da parte mia; inconsapevole consegno all’eternità frammenti che avrei magari preferito distrutti.
  3. Perché non penso più alla sicurezza, ma non sempre chi dovrebbe pensarci lo fa. Ogni settimana c’è notizia di una fuga di dati; o mi volto per non vedere, oppure tremo.
  4. Perché è partito semplice e si sta allargando; chi si occupava della memoria adesso introduce le applicazioni, chi offriva le applicazioni ammassa memoria. Alla fine, il loro obiettivo è conquistarmi e rendermi sempre più dipendente, per sempre crescenti porzioni di vita.
  5. Perché per il momento è gratuito, ma è chiaro che non sarà sempre così. Più memoria o funzioni consegni loro, Continua a leggere

Internet si è fermata a Sanremo

Cosa c’è di più analogico del festivalone nostrano? Gira il mondo gira, attorno al teatro Ariston, e nulla cambia. L’unica vera grande rivoluzione è stato il passaggio dal bianco e nero al colore e anche questo tutto sommato non ha fatto molta differenza. Tra l’altro il fascino del black & white di alcune vecchie registrazioni ha molto più appeal dell’alta definizione di oggi. LCD e plasma che soccombono al catodico.

Sanremo e il trash televisivo

Confesso di essere un patito di Sanremo. Che volete, ognuno ha diritto a un momento trash, giusto per ritemprarsi dalle fatiche dell’intelletto. Ogni tanto vale la pena prendersi una pausa e guardare il reality di turno, abbeverandosi alla fonte della stupidità, un sorriso ebete sul volto e una striscia di saliva che cola sul cuscino del divano. Quello che conta è ripartire poi, con una lieve sensazione di nausea, ma sempre più convinti a non dimenticare mai che provare a usare il cervello è faticoso (ringrazio chi si asterrà da facili ironie), ma che rinunciare a questa fatica significa abbandonarsi a un baratro immondo, un bicchiere pieno di luci e lustrini che al fondo ha il gusto della noia. Non dimentichiamolo: non c’è redenzione Continua a leggere

La parola della settimana: Social Network

Letteralmente significa “Rete sociale”. Come praticamente tutti sappiamo, si tratta di ricostruire, o di costruire ex novo su Internet la propria rete di conoscenze, contatti o relazioni (amici, colleghi, familiari) in modo da sfruttare tutte le infinite possibilità del digitale per comunicare, informarsi a vicenda, condividere momenti belli o brutti, scambiarsi esperienze, e così via.

L’idea era interessante e ha avuto molto ma molto successo, soprattutto da quando è diventato possibile connettersi alla propria rete sociale tramite gli smartphone; tanto che ormai non è inconsueto vedere gente per strada che rischia la vita attraversando senza guardare, perché è intenta ad aggiornarsi su quello che dicono pensano fanno i propri “amici” o “seguitori” (così si chiamano le persone connesse).

I social network presentano poi tutta una serie di vantaggi collaterali. In primo luogo, aggiungono una dimensione straordinaria alla nostra vita, rendendo possibili eventi altrimenti impensabili. Pensate ad esempio che pochi giorni fa Vasco si è auto intervistato su Facebook dichiarando che sognava di fare lo psicanalista. Ecco, difficilmente una tale intervista avrebbe potuto svolgersi dal vivo, diciamo nella realtà analogica, un po’ per l’indubbia difficoltà di pronunciare la parola “psicanalista” da parte di un rocker come il Blasco, un po’ per le prevedibili ilari reazioni che una tale affermazione avrebbe suscitato nell’intervistatore, immaginando il malato mentale che avrebbe mai potuto sottoporsi alle cure di cotanto psicoterapeuta.

E non sono solo i personaggi famosi, tutti noi ci lasciamo andare sui social network a commenti non-commenti che difficilmente passerebbero indenni se fossero inseriti in una discussione qualsiasi, anche tra i quattro proverbiali amici al bar.

Questa volta pesco a caso su Twitter per esemplificare.

“Partita vista ora: ennesimo pareggio inutile, potevamo vincere sul finale, ma anche perdere” (sottolineatura mia). Beh, per una partita finita con un pareggio, direi che si tratta di una osservazione in cui si rivela un genio del calcio che meglio starebbe a condurre il dopo partita Sky!

Un ulteriore vantaggio delle reti sociali è quello di poter informare il mondo (o almeno, il mondo della propria rete) di propri stati d’animo, sensazioni, osservazioni, opinioni, emozioni di cui nella vita reale fregherebbe poco o nulla a chiunque.

“Ho sonno da quando mi sono svegliato stamattina”. “Mi sto congelando stamattina”. “L’autunno è la primavera dell’inverno con i suoi colori e le sue sfumature …di malinconia”.

E così via.

Infine, in molti riconoscono come ulteriore beneficio dei social network la possibilità di riallacciare i contatti con gente che non si vedeva da tanti anni. Tipo compagni delle elementari, del gruppo scout, della squadra di calcio dell’oratorio. Io su questo però ho dei dubbi. Ovviamente è sempre un’emozione scoprire come sta e a cosa assomiglia tizio o caio, ora che non ha più il volto devastato dai brufoli dell’adolescenza. Ma da quando sono esplosi i social network, mi insegue gente che non vedevo più da anni, e che ero molto felice di non vedere più da anni. Per questo, tuttavia, la sapienza della folla, la “wisdom of the crowd”, ha creato “avatar” e “nickname”. Di questi tre, tuttavia, ci sarà occasione di riparlare.