Chiedere scusa non basta

Imbrogliare i consumatori; inquinare il pianeta; imbrogliare i consumatori inquinando il pianeta; insultare colleghi o colleghe con battute razziste/sessiste/di cattivo gusto; non pagare le tasse invocando residenza a Montecarlo; essere membro di una qualche loggia segreta tra le tante che infestano il paese e il mondo; predicare implacabili l’etica più stringente mentre passi le serata con spogliarelliste/i.

Se sei un’azienda o un personaggio pubblico, non importa quanto grossa la fai; basta chiedere scusa davanti alle telecamere, o su Twitter, alla peggio mostrare qualche lacrima e promettere di non farlo mai più. Tutto qui? Finita lì? In fondo abbiamo voglia di perdonarli, perché nella società dei riflettori la caduta aggiunge sapore a una storia magari un po’ insipida. Sospetto che qualche broker o agente di divi, cantanti, sportivi o attori, consigli ai suoi clienti di fare un bell’errore clamoroso, spiacevole, sconveniente, farsi beccare, per poi presentarsi piangente davanti alle telecamere e rendere un po’ di abbrivio a una immagine sbiadita.

Le scuse non valgono se non sono accompagnate da una riparazione, pur simbolica, a mostrare che effettivamente sei dispiaciuto, sei triste perché sai che si è rotto qualcosa nel legame di fiducia Continua a leggere

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