Tre pezzi facili

Ho trovato un modo efficiente di organizzare le mie letture sul web.

Mi capita spesso di imbattermi in un contenuto interessante quando sono nel posto sbagliato al momento sbagliato e non c’è tempo né attenzione per esaminarlo. Tutto quello che faccio è salvarlo in Pocket, un’applicazione semplice e efficace. E’ ottimizzata per il mobile, integrata in più di 300 applicazioni, dotata anche di una valida estensione per Chrome (il mio browser di fiducia). Clicco sull’estensione, taggo l’articolo secondo le categorie che mi permettono di organizzarlo e quando ho tempo e tranquillità a sufficienza mi dedico a leggere il raccolto degli ultimi giorni.

Se poi l’articolo o il video mi interessano, posso archiviarli sempre in Pocket o trasferirli su Evernote, dove ho dedicato alcuni taccuini al materiale che vale la pena di conservare nel tempo per costruire una base di conoscenza duratura.

Nulla di rivoluzionario, niente “rocket science” come dicono gli americani, ma funziona e mi trovo bene. La cattura dell’articolo avviene in pochi secondi, con una modalità semplice e a portata di mouse.

L’adamantina efficacia dell’essenzialità

La chiave dell’efficacia è l’essenzialità. Sono disponibili le funzioni necessarie, esattamente quelle e nulla (o poco) più. Questo rende il processo di utilizzo “streamlined”, liscio come l’olio. E’ questo, era questo il concetto originario di app. Era questa la lezione della rotellina dell’iPod. Più è peggio, meno è meglio, “less is more”, come ormai dicono anche nei film, ma si predica bene e si razzola male, spesso

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La rivincita dell’auricolare

Non lo usa più nessuno. Non in macchina mentre si guida. Neanche in moto, né in bicicletta. Siamo autentici funamboli del telefonino, le strade sono piene di artisti degni di convocazioni ad honorem al Cirque du Soleil, capaci di telefonare e di messaggiarsi in modo funambolico, sfide improbabili alla forza di gravità e all’equilibrio. Qualunque cosa, ma l’auricolare non lo uso.

I migliori sono i fumatori. Sigaretta in una mano, tastierina nell’altra, qwerty e Nazionale senza filtro, ma allora cosa usano per guidare? La risposta è nota per chi guida con il cappello, come recita il vecchio adagio popolare, probabilmente anche quelli a capo scoperto ricorrono allo stesso mezzo. E le donne come fanno? Mah …

Sono scooterista e riconosco da lontano chi è impegnato in una discussione telefonica o in un whatssap mentre è alla guida.  E’ evidente dal lieve ondeggiare tra le corsie, dall’avanzare incerto, dal continuo contrarsi e espandersi della distanza di insicurezza rispetto al veicolo che precede. Meglio girare al largo. I miei colleghi su due ruote sono capaci anche di peggio. Ho visto cose che voi umani … all’ingresso Continua a leggere