La terra di mezzo

Così si parlava con i computer, altro che riconoscimento vocale!

C’è poco da dire, sono un immigrato digitale. Sono nato e cresciuto nel mondo prima di Internet, prima degli smartphone, prima dei PC. Quando già avevo parola e consapevolezza, i miei occhi guardavano una realtà molto diversa da quella di oggi: un singolo computer occupava stanze intere, veniva istruito facendogli ingollare fogli bucati (davvero, non scherzo!) e compiva operazioni rudimentali, se paragonate alla potenza di un odierno cellulare di fascia bassa. Come il Ponchia nel Marrakech Express di Salvatores, ricordo la televisione in bianco e nero di Belfagor e Rin Tin Tin; niente giochi elettronici per divertirsi, da bambino; niente intelligenza artificiale, si faceva con quello che c’era. O che non c’era, come adesso, se parliamo di intelligenza.

Bei tempi? A un certo punto mi sono convinto di essere nato nel momento sbagliato, troppo tardi e troppo presto allo stesso tempo.

Quando ho iniziato a lavorare ed ero un giovane lupacchiotto avido di Continua a leggere

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Ho messo via

Saper dire di no è diventata una questione di sopravvivenza.
Rifiutarsi al diluvio di notizie, contenuti, notifiche e update, sottrarsi alla marea montante di annunci, novità, segnalazioni, last minute, breaking news e breaking balls. Ti interessa sapere …? No grazie. Le 10 migliori app del primo trimestre 2015? Ne ho già fin troppe sui miei device, e ne uso neanche un decimo. Un importante articolo sui linguaggi più popolari nell’ambito dei big data? Fa niente, me lo perdo.

Digitale sul digitale sul digitale …

Mi tengo informato su tutto quello che succede nel mondo del digitale, un po’ per mestiere un po’ per passione. Ma l’informazione digitale sul digitale è diventata un’ossessione, un incubo affannato popolato di news outlet, portali specializzati, siti verticali, forum specialistici e blog generici. Ogni  fonte fa del suo meglio per essere ascoltata, per strapparci un momento di attenzione. Lo fanno in modo sempre più insistente, curano la forma grafica, offrono white paper e e-book in omaggio, ultime novità , sconti mirabolanti, app scaricabili a vista, qualunque cosa per ottenere l’accesso alla nostra casella di posta elettronica.

Ciascun atomo divulgativo si moltiplica come l’idra dalle tante teste. Ogni ruttino informativo viene Overload informativoclonato e rilanciato su social network, canali di informazione, aggregatori, che le ripetono e lo amplificano. La stessa notizia finisce per assalirci da tante parti diverse. Contenuti digitali sui contenuti digitali, una sorta di acronimo ricorsivo che si nutre di fissione informativa incontrollata.

Quanta parte di questi contenuti è effettivamente interessante? Nelle ultime vacanze di Natale mi sono preso un po’ di tempo e ho calcolato Continua a leggere

Interfacce da schiaffi

“Homo sum, humani nihil a me alienum puto”. La citazione emerge dalla nebbia della lontana frequentazione del latino sui banchi del liceo. Lo confesso, ho pure dovuto controllarladownload e correggerla prima di postarla! D’altronde come si dice, la cultura è quello che rimane quando hai dimenticato tutto il resto.

Questa massima di Terenzio mi è rimasta nella mente, a ricordarmi che in qualsiasi ambiente o situazione quello che davvero conta è il fattore umano, l’impatto che quello che ci viene proposto ha sul modo in cui viviamo, sul nostro essere persone.

Non esisteva Internet ai tempi dei classici latini, ci mancherebbe. Ma anche adesso che viviamo i tempi della tecnocrazia del digitale, possiamo e dobbiamo chiederci se i nuovi ambienti digitali sono “umani” e sono proposti in modo adatto a chi dovrebbe usarli, che è appunto una persona umana.

A maggior ragione in un momento in cui è di moda la “Internet of Things”, “IoT” per gli amici, una “Internet delle cose”, appunto, mi sembra capitale chiedersi se dove è rimasto posto per le persone umane.

O no? Sono questioni impegnative, una trattazione articolata sarebbe estremamente complessa. Ci vorrebbe un convegno, forse due, sono argomenti da discorsi al TED (quello delle “idee che vale la pena divulgare”, che non è come dirlo), libri, articoli, un dibattito vasto e approfondito. Roba da cineforum.

Preferisco allora iniziare a fare qualche osservazione partendo dal piano terra, parlando più semplicemente delle interfacce, delle modalità di utilizzo, quella che in gergo si chiama l’esperienza dell’utente, la user experience, per gli amici” UX”.

L’inizio non è incoraggiante. Già se consideriamo il nome, UX è una sigla astrusa, la X in matematica denomina una variabile, sa di astrazione e linguaggio formale. Nulla di intuitivo o di particolarmente immediato; capirete bene che se entrassi in un bar chiedendo un KEB (Kappuccino E Brioche) per far fronte al mio FAQ (Fabbisogno Alimentare Quotidiano), andrei incontro a qualche reazione. Continua a leggere