La parola della settimana: Native Advertising

Come spesso succede si trova un nome carino per nascondere qualche magagna.

La “pubblicità nativa” è quella che si intrufola in un servizio mascherandosi come un contenuto normale. Su Twitter si travestirà da Tweet, su Facebook si mimetizzerà come un post.

“L’obiettivo è riprodurre l’esperienza utente del contesto in cui è posizionata, sia nell’aspetto che nel contenuto” dice Wikipedia. Ma mi faccia il piacere! L’obiettivo è di sorprendermi ignaro e ben disposto, somministrandomi della pubblicità quando invece sto cercando le cose che interessano a me.

Il polpo è il principe del mimetismo. E’ un animale estremamente intelligente, ha tre cuori ed è un predatore spietato. Col becco frantuma i gusci delle prede, le afferra con i tentacoli, le immobilizza con la saliva e poi se le digerisce con calma. Paragone esagerato? Se ho bisogno di travestirmi per non farmi scorgere, o è una festa a sorpresa oppure non è nulla di buono. Ma se lo becco, gli faccio fare una brutta (o bella) fine!

 

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Photo credits: http://www.amiciperlapesca.it

 

La parola della settimana: Social Network

Letteralmente significa “Rete sociale”. Come praticamente tutti sappiamo, si tratta di ricostruire, o di costruire ex novo su Internet la propria rete di conoscenze, contatti o relazioni (amici, colleghi, familiari) in modo da sfruttare tutte le infinite possibilità del digitale per comunicare, informarsi a vicenda, condividere momenti belli o brutti, scambiarsi esperienze, e così via.

L’idea era interessante e ha avuto molto ma molto successo, soprattutto da quando è diventato possibile connettersi alla propria rete sociale tramite gli smartphone; tanto che ormai non è inconsueto vedere gente per strada che rischia la vita attraversando senza guardare, perché è intenta ad aggiornarsi su quello che dicono pensano fanno i propri “amici” o “seguitori” (così si chiamano le persone connesse).

I social network presentano poi tutta una serie di vantaggi collaterali. In primo luogo, aggiungono una dimensione straordinaria alla nostra vita, rendendo possibili eventi altrimenti impensabili. Pensate ad esempio che pochi giorni fa Vasco si è auto intervistato su Facebook dichiarando che sognava di fare lo psicanalista. Ecco, difficilmente una tale intervista avrebbe potuto svolgersi dal vivo, diciamo nella realtà analogica, un po’ per l’indubbia difficoltà di pronunciare la parola “psicanalista” da parte di un rocker come il Blasco, un po’ per le prevedibili ilari reazioni che una tale affermazione avrebbe suscitato nell’intervistatore, immaginando il malato mentale che avrebbe mai potuto sottoporsi alle cure di cotanto psicoterapeuta.

E non sono solo i personaggi famosi, tutti noi ci lasciamo andare sui social network a commenti non-commenti che difficilmente passerebbero indenni se fossero inseriti in una discussione qualsiasi, anche tra i quattro proverbiali amici al bar.

Questa volta pesco a caso su Twitter per esemplificare.

“Partita vista ora: ennesimo pareggio inutile, potevamo vincere sul finale, ma anche perdere” (sottolineatura mia). Beh, per una partita finita con un pareggio, direi che si tratta di una osservazione in cui si rivela un genio del calcio che meglio starebbe a condurre il dopo partita Sky!

Un ulteriore vantaggio delle reti sociali è quello di poter informare il mondo (o almeno, il mondo della propria rete) di propri stati d’animo, sensazioni, osservazioni, opinioni, emozioni di cui nella vita reale fregherebbe poco o nulla a chiunque.

“Ho sonno da quando mi sono svegliato stamattina”. “Mi sto congelando stamattina”. “L’autunno è la primavera dell’inverno con i suoi colori e le sue sfumature …di malinconia”.

E così via.

Infine, in molti riconoscono come ulteriore beneficio dei social network la possibilità di riallacciare i contatti con gente che non si vedeva da tanti anni. Tipo compagni delle elementari, del gruppo scout, della squadra di calcio dell’oratorio. Io su questo però ho dei dubbi. Ovviamente è sempre un’emozione scoprire come sta e a cosa assomiglia tizio o caio, ora che non ha più il volto devastato dai brufoli dell’adolescenza. Ma da quando sono esplosi i social network, mi insegue gente che non vedevo più da anni, e che ero molto felice di non vedere più da anni. Per questo, tuttavia, la sapienza della folla, la “wisdom of the crowd”, ha creato “avatar” e “nickname”. Di questi tre, tuttavia, ci sarà occasione di riparlare.

L’era del cinghiale bianco

Qualche settimana fa ho partecipato all’Innovation Tour di salesforce.com, l’azienda simbolo del successo nel cloud (o del SAAS, software as a service, come si preferiva dire prima). Il relatore spagnolo ha fatto una facile battuta, chiedendo ai partecipanti in sala, parecchie migliaia, di alzare la mano se possedevano un account su Facebook o su Twitter. Tutti ovviamente hanno alzato le mani, al che lui ci ha incalzati: “I vostri clienti sono esattamente come voi; ma se loro stanno sui social network, perché le vostre aziende non ci vanno”? a sottolineare la nuova strategia di salesforce totalmente devota al marketing sui social network, dopo l’acquisizione di Radian6 e di Buddy Media. Ma anche a rimarcare l’assenza di strategie e pratiche diffuse da parte delle aziende, che considerano ancora i social network come terreno di esperimenti, al più come ulteriore canale di comunicazione da aggiungere al marketing mix.

Non sono un grande fan di Facebook, perché è una rete nata e cresciuta all’insegna della chiacchiera a rischio di irrilevanza; sono piuttosto un discreto cinguettatore, perché Continua a leggere