Tre pezzi facili

Ho trovato un modo efficiente di organizzare le mie letture sul web.

Mi capita spesso di imbattermi in un contenuto interessante quando sono nel posto sbagliato al momento sbagliato e non c’è tempo né attenzione per esaminarlo. Tutto quello che faccio è salvarlo in Pocket, un’applicazione semplice e efficace. E’ ottimizzata per il mobile, integrata in più di 300 applicazioni, dotata anche di una valida estensione per Chrome (il mio browser di fiducia). Clicco sull’estensione, taggo l’articolo secondo le categorie che mi permettono di organizzarlo e quando ho tempo e tranquillità a sufficienza mi dedico a leggere il raccolto degli ultimi giorni.

Se poi l’articolo o il video mi interessano, posso archiviarli sempre in Pocket o trasferirli su Evernote, dove ho dedicato alcuni taccuini al materiale che vale la pena di conservare nel tempo per costruire una base di conoscenza duratura.

Nulla di rivoluzionario, niente “rocket science” come dicono gli americani, ma funziona e mi trovo bene. La cattura dell’articolo avviene in pochi secondi, con una modalità semplice e a portata di mouse.

L’adamantina efficacia dell’essenzialità

La chiave dell’efficacia è l’essenzialità. Sono disponibili le funzioni necessarie, esattamente quelle e nulla (o poco) più. Questo rende il processo di utilizzo “streamlined”, liscio come l’olio. E’ questo, era questo il concetto originario di app. Era questa la lezione della rotellina dell’iPod. Più è peggio, meno è meglio, “less is more”, come ormai dicono anche nei film, ma si predica bene e si razzola male, spesso

Continua a leggere

I sing the body electric

Canto il corpo elettrico
Festeggio l’io che deve ancora venire
Brindo alla mia riconciliazione
Quando diventerò tutt’uno con il sole
Canto il corpo elettrico
Mi glorifico nel bagliore della rinascita
Creando il mio domani
Quando incarnerò la terra

E’ il testo del pezzo musicale che chiude il musical Fame, qualcosa in più di una canzone, uno stupendo misto di rock, gospel e musica orchestrale, ispirato all’omonima poesia scritto nel 1855 da Whalt Whitman, lo stesso del “Capitano mio capitano” dell’Attimo Fuggente. (guardate bene, per favore, il ritratto qui sotto, conosciamo bene il volto dei tecnocrati, da Mark a Larry, da Jeff a Sergey, da Steve a Bill, ma com’è quello dei poeti?)

Nell’anno che sta per chiudersi il mio corpo è diventato un po’ più elettrico, anzi elettronico, anzi digitale. Nonostante i dubbi, lo scetticismo Whitman_by_Ulkee in molti casi anche la mia decisa convinzione che l’avvento del digitale provochi effetti negativi e a volte addirittura tendenze disumanizzanti, non posso che essere grato per il modo in cui la mia esistenza digitale migliora la mia vita analogica.

Attraverso questo blog riesco a sviluppare e esprimere pensieri che condivido con qualche centinaia (migliaia?) di persone. Su mille siti Internet accedo a informazioni e contenuti che rendono le mie competenze e conoscenze più ampie, profonde e salde. Lo smart watch della Adidas accompagna i miei tentativi di mantenere una forma fisica

Continua a leggere