La terra di mezzo

Così si parlava con i computer, altro che riconoscimento vocale!

C’è poco da dire, sono un immigrato digitale. Sono nato e cresciuto nel mondo prima di Internet, prima degli smartphone, prima dei PC. Quando già avevo parola e consapevolezza, i miei occhi guardavano una realtà molto diversa da quella di oggi: un singolo computer occupava stanze intere, veniva istruito facendogli ingollare fogli bucati (davvero, non scherzo!) e compiva operazioni rudimentali, se paragonate alla potenza di un odierno cellulare di fascia bassa. Come il Ponchia nel Marrakech Express di Salvatores, ricordo la televisione in bianco e nero di Belfagor e Rin Tin Tin; niente giochi elettronici per divertirsi, da bambino; niente intelligenza artificiale, si faceva con quello che c’era. O che non c’era, come adesso, se parliamo di intelligenza.

Bei tempi? A un certo punto mi sono convinto di essere nato nel momento sbagliato, troppo tardi e troppo presto allo stesso tempo.

Quando ho iniziato a lavorare ed ero un giovane lupacchiotto avido di Continua a leggere

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Giochi proibiti

Negli ultimi giorni ho letto il libro e visto il film “Ender’s Game”, un’accoppiata mediatica che mi ha permesso di apprezzare molto il primo e di dispiacermi per la riuscita non del tutto soddisfacente del secondo. La versione cinematografica infatti risulta troppo affrettata nella prima parte e inspiegabilmente trascura certi snodi narrativi importanti, al contrario ben giocati nel testo. Peccato, una occasione perduta, tanto più se teniamo presente che l’autore del libro ha anche firmato la sceneggiatura, riscrivendola (così pare) ben diciotto volte.

Ender’s Game è stato scritto nel 1985 e descrive un mondo del futuro in cui sono molto diffusi “desk” che in tutto e per tutto assomigliano a quelli che oggi chiamiamo tablet. E’ addirittura stupefacente poi che venga descritta qualcosa che assomiglia tanto non solo a Internet, ma addirittura ai social network; e che addirittura vengano delineate delle regole di “social media marketing” che troveremmo assolutamente adeguate ai nostri giorni. Insomma, smettiamo di chiamare questo genere letterario “fantascienza”, di fronte a questa capacità di intuire le evoluzioni che avrà il presente, vien voglia di chiamarla “pre-scienza”.

Oltre a quelli tecnologici, ancora più coinvolgenti e profetici risultano i temi sociali e umani. “La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai generali”; infatti nel futuro del gioco Continua a leggere