Ho visto: Tomorrowland

Cos’è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve? Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente, per poi esprimerlo a parole? Eppure, quale parola più familiare e nota del tempo ritorna nelle nostre conversazioni? (…) Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per essere tempo, deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere.

Sant’Agostino, Le Confessioni, Libro XI

Siete arrivati alla fine di questa lunga citazione? Mi state ancora leggendo? Mi scuso, ma a volte gli studi classici, che in questi tempi tecnocratici continuo a rivendicare senza vergogna, prendono il sopravvento. Il tempo è una roba complessa, il rapporto tra passato, presente e futuro è tanto centrale nelle nostre vite quanto sfuggente, difficile da comprendere. Non possiamo parlare del tempo se non in quanto tende a non esistere. Mah … Non bastassero i filosofici ragionamenti del vescovo di Ippona, nelle nostre orecchie risuonano ancora le parole del saggio Oogway di Kung Fu Panda, a ricordarci quanto sia prezioso il presente, proprio perché effimero e sospeso tra gli abissi dell’ieri e del domani.

C’è un detto: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi… è un dono. Per questo si chiama presente.

Tomorrowland, come suggerisce il nome, parla della terra di domani, del futuro che ci aspetta. Tutti i film che parlano di futuro che mi è dato ricordare sono cupi e catastrofici. Invasioni aliene, apocalissi termonucleari, invasioni aliene precedute da apocalissi termonucleari o viceversa. Mostri determinati da distorsioni genetiche causate a loro volta dall’inquinamento, dinosauri impazziti frutto di pasticci con il DNA, lo sterminio della razza umana è sempre al di là dell’orlo del precipizio, sempre paurosamente più vicino. In gergo si parla di distopie, Continua a leggere

Tre pezzi facili

Ho trovato un modo efficiente di organizzare le mie letture sul web.

Mi capita spesso di imbattermi in un contenuto interessante quando sono nel posto sbagliato al momento sbagliato e non c’è tempo né attenzione per esaminarlo. Tutto quello che faccio è salvarlo in Pocket, un’applicazione semplice e efficace. E’ ottimizzata per il mobile, integrata in più di 300 applicazioni, dotata anche di una valida estensione per Chrome (il mio browser di fiducia). Clicco sull’estensione, taggo l’articolo secondo le categorie che mi permettono di organizzarlo e quando ho tempo e tranquillità a sufficienza mi dedico a leggere il raccolto degli ultimi giorni.

Se poi l’articolo o il video mi interessano, posso archiviarli sempre in Pocket o trasferirli su Evernote, dove ho dedicato alcuni taccuini al materiale che vale la pena di conservare nel tempo per costruire una base di conoscenza duratura.

Nulla di rivoluzionario, niente “rocket science” come dicono gli americani, ma funziona e mi trovo bene. La cattura dell’articolo avviene in pochi secondi, con una modalità semplice e a portata di mouse.

L’adamantina efficacia dell’essenzialità

La chiave dell’efficacia è l’essenzialità. Sono disponibili le funzioni necessarie, esattamente quelle e nulla (o poco) più. Questo rende il processo di utilizzo “streamlined”, liscio come l’olio. E’ questo, era questo il concetto originario di app. Era questa la lezione della rotellina dell’iPod. Più è peggio, meno è meglio, “less is more”, come ormai dicono anche nei film, ma si predica bene e si razzola male, spesso

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