Il prezzo della qualità

“L’informazione è generata dallo scambio di idee, oltre che dai fatti che avvengono, o meglio dall’alchimia fra queste due categorie. Ora, dato che molte delle conversazioni oggi  avvengono via Internet, sono nati dei software e degli algoritmi appositi che “pescano” in automatico gli argomenti da sviluppare fra le richieste più frequentemente rivolte ai motori di ricerca, le parole predominanti nei social network, i temi più discussi nei forum. Una volta venuti in possesso di questi risultati, in tempi rapidissimi poi i responsabili delle content farm confezionano dei giornali online che, essendo basati esclusivamente sull’intreccio dei termini più in voga in quel momento sulla Rete, si limitano a identificare i temi che dovrebbe interessare il maggior numero di internauti.” (da La Repubblica Affari e Finanza di ieri).

Questo è il modo in cui funzionano le moderne “content farm”, nemesi apparente delle redazioni tradizionali. Dall’atelier alla fabbrica, verrebbe da dire mutuando una vecchia formula della sociologia. Ed effettivamente sono vere e proprie fabbriche, in grado di sfornare migliaia di articolo al giorno. C’è poco da dire, in termini di produttività redazionale il confronto è perso in partenza.

E la qualità? a pochi dollari la pagina, verrebbe da dire, non si può pretendere. Continua a leggere

E la nave va

Secondo i dati dell’Osservatorio stampa Fcp, relativi al periodo gennaio-dicembre 2010, il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale è calato del 2,7%.
C’è chi si consola, notando la differenza rispetto all’apocalittico -21,4% del 2009, oppure aggrappandosi al singhiozzo di ottobre (+1%).
E poi ovviamente ci penserà l’iPad; il problema è il modello, a mio avviso, non il mezzo. Se si fa un giornale tradizionale sul web, o su carta, o su tablet, sempre di giornale tradizionale si tratta.