I sing the body electric

Canto il corpo elettrico
Festeggio l’io che deve ancora venire
Brindo alla mia riconciliazione
Quando diventerò tutt’uno con il sole
Canto il corpo elettrico
Mi glorifico nel bagliore della rinascita
Creando il mio domani
Quando incarnerò la terra

E’ il testo del pezzo musicale che chiude il musical Fame, qualcosa in più di una canzone, uno stupendo misto di rock, gospel e musica orchestrale, ispirato all’omonima poesia scritto nel 1855 da Whalt Whitman, lo stesso del “Capitano mio capitano” dell’Attimo Fuggente. (guardate bene, per favore, il ritratto qui sotto, conosciamo bene il volto dei tecnocrati, da Mark a Larry, da Jeff a Sergey, da Steve a Bill, ma com’è quello dei poeti?)

Nell’anno che sta per chiudersi il mio corpo è diventato un po’ più elettrico, anzi elettronico, anzi digitale. Nonostante i dubbi, lo scetticismo Whitman_by_Ulkee in molti casi anche la mia decisa convinzione che l’avvento del digitale provochi effetti negativi e a volte addirittura tendenze disumanizzanti, non posso che essere grato per il modo in cui la mia esistenza digitale migliora la mia vita analogica.

Attraverso questo blog riesco a sviluppare e esprimere pensieri che condivido con qualche centinaia (migliaia?) di persone. Su mille siti Internet accedo a informazioni e contenuti che rendono le mie competenze e conoscenze più ampie, profonde e salde. Lo smart watch della Adidas accompagna i miei tentativi di mantenere una forma fisica

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Mille candeline

Ieri questo “blog” (non mi piace il termine, ne troverò un altro) ha compiuto mille contatti, mille conversazioni andate a buon fine. Grazie dell’attenzione, cercherò di premiarla con contenuti validi, e con sempre maggiore spazio all’interattività e al dialogo a due vie, come è stato suggerito.