Email around the clock (versione rivista)

Questa è la versione rivista del post originale; già, perché poco dopo la prima pubblicazione, mi è arrivata qualche manifestazione di gradimento ma anche qualche segnale di incomprensione. Qualcuno si è sentito chiamato in causa direttamente, e non era mia intenzione, per cui ho ammorbidito qualche passaggio. La versione originale pervenuta a chi è iscritto via email resta per i collezionisti – un motivo in più per iscriversi 😉

Quando l’orologio segnerà le due, le tre, le quattro
se la band rallenta, urleremo perché continui
stanotte rockeremo per tutto il giro dell’orologio
fino alle prime luci dell’alba

Wow! E’ sempre l’ora per un po’ di sano vecchio rock’n’roll, come cantavano nel 1954 Bill Haley and The Comets. Così come ormai nella pratica comune (anche nella mia, devo confessarlo) è sempre l’ora per un bel messaggio di posta elettronica. Tarda serata, mattina presto, notte fonda, perché no, ci viene in mente qualcosa da comunicare a tizio o caio, glielo scriviamo, è facile ed immediato. E magari ci risponde pure, abbiamo guadagnato tempo, aumentato efficienza e produttività, espanso i confini del possibile, dato un senso a una serata altrimenti sciatta. Tutti d’accordo? Non proprio, se sindacati e imprenditori francesi hanno firmato un accordo per proibire la consultazione delle email dopo le sei del pomeriggio.

Ricordo ancora i tempi prima dei cellulari, di Internet e degli smartphone. Si lasciava l’ufficio, magari tardi, ma era finita lì. Chiuso. Serrato. Si pensava ad altro, e se ne riparlava la mattina dopo arrivati in ufficio.

Poi sono arrivati i cellulari, quelli grandi come un portatile, poi i portatili, quelli grandi come un cellulare, e infine dei “telefoni intelligenti”, che già chiamarli così insultano la nostra, di intelligenza. Fatto sta che con l’avvento della rete è diventato possibile chiamarsi a qualunque ora, messaggiarsi, condividere illimitatamente e senza confini di spazio ma sopratutto di tempo.

Avete presente quelli che ti chiamano tra le otto e le otto e trenta per un improrogabile problema di lavoro che sicuramente non poteva attendere fino al giorno dopo e quando rispondi (perché alla fine rispondi) ti chiedono “disturbo?!?!” Certo che no, ma ti pare che a quell’ora se sto cenando con la famiglia? Non scherziamo.

Devo all’amico Giuseppe una storiella dalla Brianza di altri tempi. Un artigiano ha una cambiale in scadenza il giorno dopo, e non sarà in grado di onorarla. Si Continua a leggere