Ho messo via

Saper dire di no è diventata una questione di sopravvivenza.
Rifiutarsi al diluvio di notizie, contenuti, notifiche e update, sottrarsi alla marea montante di annunci, novità, segnalazioni, last minute, breaking news e breaking balls. Ti interessa sapere …? No grazie. Le 10 migliori app del primo trimestre 2015? Ne ho già fin troppe sui miei device, e ne uso neanche un decimo. Un importante articolo sui linguaggi più popolari nell’ambito dei big data? Fa niente, me lo perdo.

Digitale sul digitale sul digitale …

Mi tengo informato su tutto quello che succede nel mondo del digitale, un po’ per mestiere un po’ per passione. Ma l’informazione digitale sul digitale è diventata un’ossessione, un incubo affannato popolato di news outlet, portali specializzati, siti verticali, forum specialistici e blog generici. Ogni  fonte fa del suo meglio per essere ascoltata, per strapparci un momento di attenzione. Lo fanno in modo sempre più insistente, curano la forma grafica, offrono white paper e e-book in omaggio, ultime novità , sconti mirabolanti, app scaricabili a vista, qualunque cosa per ottenere l’accesso alla nostra casella di posta elettronica.

Ciascun atomo divulgativo si moltiplica come l’idra dalle tante teste. Ogni ruttino informativo viene Overload informativoclonato e rilanciato su social network, canali di informazione, aggregatori, che le ripetono e lo amplificano. La stessa notizia finisce per assalirci da tante parti diverse. Contenuti digitali sui contenuti digitali, una sorta di acronimo ricorsivo che si nutre di fissione informativa incontrollata.

Quanta parte di questi contenuti è effettivamente interessante? Nelle ultime vacanze di Natale mi sono preso un po’ di tempo e ho calcolato Continua a leggere

Top ten: perché mi piace Twitter

  1. Perché mi obbliga alla spesso dimenticata arte della sintesi.
  2. Perché mi chiede poco tempo per leggere, poco tempo per scrivere
  3. Perché è semplice anche nelle funzionalità aggiuntive, come le liste o la possibilità di aggiungere foto
  4. Perché è facile trovare quello che non stavo cercando (la cosiddetta serendipity)
  5. Perché è facile accendere una relazione con persone interessanti che non conoscevo
  6. Perché è assente o quasi la sfilza di giochi idioti, battute che non fanno ridere e Continua a leggere

La parola della settimana: big data

Tanti, tanti dati, ma tanti, ma così tanti che per maneggiarli è necessario disporre di un insieme di tecniche e strumenti così complicati che, come molte cose di questo mondo, chi ne capisce veramente non è in grado di farsi capire da chi non ne capisce, che di conseguenza finisce per capirne ancora meno. Siccome però la parola va di moda, e a chi non ne capisce scoccia non capirne, finisce che si appiccica l’etichetta “big data” a qualunque cosa abbia a che fare con la gestione dei dati. Anche se si tratta di roba vecchia di vent’anni che una volta veniva chiamata “data warehousing” o “business intelligence” o “data mining”. Roba di cui allora, di nuovo, la maggior parte delle persone non capiva nulla, però era di moda. Il progresso, in fondo, non è capire cose che prima non si capivano, ma non capire cose sempre nuove.