Errori di progettazione

È arrivato l’autunno e al suo debutto, mercoledì scorso, ha salutato i milanesi con freddo e pioggia. Come tutti gli anni inizia la caccia al l’ombrello.

Io odio gli ombrelli. Sono ingombranti, zuppi, le bacchette sono un costante attentato agli occhi. Inoltre, l’ombrello viene perso, sempre. Tutti noi abbiamo smarrito un ombrello nella nostra vita, che dico, tutti noi abbiamo perso una miriade di ombrelli nel corso della nostra vita, e tanti altri ne perderemo! Evidentemente c’è qualcosa che non funziona a livello strutturale, qualcosa di intrinseco nella ombrellitudine che condanna l’oggetto allo smarrimento.

La mia tesi è proprio questa: l’ombrello si definisce come uno strumento per la protezione dalle intemperie progettato per essere perso. C’è qualcosa nel modo in cui l’ombrello è stato pensato e costruito “ab origine” che lo rende eminentemente smarribile. Saranno la forma, saranno le dimensioni, sarà il fatto che resta umido all’esterno per cui è difficilmente riponibile senza inzaccherare borse, zaini o divani, sarà che gli ombrelli sono tutti uguali e confondibili l’uno con l’altro, nonostante gli sforzi dei produttori nel differenziarli…

Sono molti gli oggetti di vita quotidiana che a causa di clamorosi errori di progettazione vengono condannati poi a una vita di disfunzioni. Vogliamo parlare della teiera? Quanti di noi riescono a versare il tè evitando che coli dal beccuccio verso il fondo esterno giù giù sulla tovaglia in cotone dipinto, dono di nozze della zia? Sospetto sia qualcosa che ha a che fare con la dinamica dei fluidi, fatto sta che sopportiamo questa indecente defaillance da secoli, forse da millenni, e nessuno fa nulla a riguardo!

Questo per quanto riguarda gli oggetti di uso quotidiano.

E il digitale?

Programmi, interfacce, tastiere, piattaforme, smartphone, clicca qua clicca là, page up page down, ctrl+alt+del… È un mistero se la gente riesce in qualche modo a orientarsi nel labirinto di menu orizzontale verticale a matrice per trovare il modo di fare quello che vuol fare e che il programma, pare impossibile, è stato disegnato per fare.

Cominciamo dal principio. La prima difficoltà è trovare l’informazione desiderata. Google, alla fine, vive sull’inefficienza degli altri. Se fosse facile trovare quello che si cerca, non ci sarebbe bisogno di Continua a leggere

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Panem et circenses

Tuffo_ciccione

 

La prova del cuoco, Hell’s Kitchen, Gusto, La prova del cuoco sabato in festa, Il boss delle torte, La boss della cucina, Dimmi cosa mangi, Man vs. food, Master chef [vari paesi], Cucine da incubo, Masterpasticciere di Francia, I menu di Benedetta, Cuochi e fiamme, Finger food factory, Hollyfood, L’ost (carini gli ultimi due titoli), Il re del cioccolato, Alice Master Pizza, [programmi vari di] Gordon Ramsay,  …

I palinsesti sono invasi da trasmissioni che parlano di cibo. Una ricetta non si nega a nessuno e non manca mai in qualsivoglia trasmissione. La si butta lì tra un ospite famoso e un servizio sull’ultimo atroce omicidio nell’ennesima villetta, senza pensarci. Si parla sempre di mangiare, ad ogni cambio di inquadratura c’è in agguato una frittata alla pizzaiola o un burrito di pollo con guacamole al lime, un cheesecake piuttosto che una rana pescatrice al sugo di pomodoro fresco, delle polpettine di tonno e ricotta seguite da una crostata di fichi caramellati (*). Come va la salivazione?!?

La sapeva lunga Giovenale! “Il popolo due sole cose ansiosamente desidera: mangiare e divertirsi”. Non siamo lontani da quei tempi, anche se tutta la tecnologica modernità che ci circonda sembra suggerire altrimenti.

La grande abbuffata

Secondo il WWF il costo economico diretto dello spreco alimentare ammonta a 750 miliardi di dollari. Secondo la FAO ogni anno vengono perdute o sprecate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, più di un terzo di quello prodotto. Negli Stati Uniti (da un’indagine del Natural Resource Defence Council) si arriva a buttare via il 40% del cibo acquistato. Sempre secondo la FAO nella nostra decadente Europa si sprecano 180 chili di cibo all’anno per persona, di cui il 42% tra le mura di casa. Noi italiani siamo tra i peggiori. Compriamo, cuciniamo, ci ingozziamo, buttiamo via, spinti da Continua a leggere

Ho letto: i libri dell’estate

Uno dei lati attraenti dell’estate è che c’è più tempo per leggere. Anche quest’anno ho affrontato i mesi caldi con uno zaino pieno di libri, di carta o elettronici, puntando su titoli piuttosto variegati. Penso di avere scelto bene, sono state tutte letture degne e stimolanti, per cui ho deciso di raccontarle. Per aggiungere un po’ di colore al bianco e nero dei testi, ho accompagnato la recensione di ogni libro con la proposta di una canzone.

Come funziona la musica.

La musica non può essere compresa senza considerare il contesto in cui viene creata e fruita; dall’ambiente fisico in cui viene riprodotta, al business che ci gira intorno, alla parte scenica e scenografica che l’accompagna, e così via. Insieme al turismo la musica è stato un settore colpito dall’avvento del digitale prima e più di altri. E non è finita qui, la lotta tra Spotify e Apple Music è di cronaca in queste settimane, con enormi conseguenze su tutto l’ecosistema musicale. David Byrne, il geniale leader dei Talking Heads, grande esploratore dell’universo artistico anche oltre la musica, ci guida in questo viaggio di scoperta spruzzato di spunti diversi, dalle note biografiche alle riflessioni antropologiche. Avvincente.

Beh, questa era facile!

Théorème vivant

La storia di un anno speso alla ricerca della dimostrazione di un teorema che varrà all’autore la Medaglia Fields, l’Oscar dei matematici. La dimostrazione che la matematica non è per nulla arida; o se non altro non lo sono i matematici. Nonostante le lunghissime formule riportate in molti capitoli la narrazione di Cedric Villani non perde mai di interesse. Matematica, scienza e tecnologia sono cose diverse, ma la “scienza dei Continua a leggere

Il raggio verde

Amo le albe e i tramonti.

Mi piace contemplarli, tacere mentre mi perdo nella loro luce soffusa e fotografarli per cercare di fermarne il mistero.

Sono prediletti da molti; in tutti i luoghi di vacanza troverete un belvedere particolarmente affollato nei minuti in cui il sole spunta, o in quelli in cui si nasconde dietro l’orizzonte.

Mi sono chiesto la ragione di questa magia, di questa fascinazione e penso di avere capito che il carisma risiede nell’effimero. La natura ci propone molti momenti di straordinaria bellezza, ma albe e 8800005830_4dc459c813_otramonti sono lì per un solo unico momento sfuggente, tanto sottile da non esistere quasi. Il sole fa capolino, ancora si nasconde, finalmente si è scoperto ma un momento dopo è già alto e luminoso; oppure, alla sera, è lì, c’è ancora, reclina, declina, e in un secondo non c’è più. Così è la bellezza del mondo, tutta. Per chi crede, la bellezza di un’alba, o di un tramonto, stanno nella speranza che quella bellezza così fragile non verrà perduta; chi non crede soffre dell’incanto sublime di una bellezza assoluta proprio perché non tornerà più.

Sono uscito un po’ dal seminato degli argomenti di cui parlo di solito, ma volevo trovare un modo speciale per augurare buone vacanze a tutti. Vi auguro albe meravigliose e tramonti sfolgoranti, sul mare, tra le cime delle montagne o il profilo delle skyline delle nostre città. Se siete fortunati potreste scorgere all’orizzonte, sia pure per pochi attimi, una luce verde come la speranza. Difficilissimo fotografarla con smartphone e video camere digitali, vi toccherà riempirvene gli occhi prima che scompaia. Buone vacanze!

Photo credits: l’Inside Passage nei pressi di Vancouver

Incastrati nella tecnologia

We are stuck with technology when what we really want is just stuff that works.

Siamo incastrati nella tecnologia mentre quello che vogliamo davvero è solo roba che funzioni

Douglas Adams

Devo ammetterlo: a volte anch’io mi faccio distrarre da perline colorate, sveglie da mettere al collo e anelli da appendere al naso. Affascinanti nuove app che non servono a nulla. D’altro canto, l’approccio alla tecnologia inizia proprio con la fascinazione. Mi faccio incantare, la sperimento perché è bello usarla, perché è cool, poi discrimino, scarto, provo, imparo a utilizzarla per rendere la mia vita marginalmente migliore.

In difesa degli imbecilli

“The only people who ever prize purity of ignorance are those who profit from a monopoly of knowledge”. Le uniche persone che apprezzano la purezza dell’ignoranza sono quelle che traggono profitto dal monopolio della conoscenza.

Orson Scott Card, I figli della mente

A proposito dell’invasione degli imbecilli sui social media descritta dal Professor Umberto Eco.

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E’ diverso quello di un intellettuale da quello di un imbecille?

La Chiesa riconosce la santità quando l’esempio di virtù eroiche è già morto da un pezzo; la laicità proclama i santi in vita, chiamandoli intellettuali. Tra tutti, il Professor Eco è particolarmente aulico; è un genio riconosciuto, un genio per eccellenza, è lui, il genio, non si scappa. Si è pure permesso il gusto di sconfinare tra la massa, scrivendo un romanzo di successo e dimostrando che anche confuso tra la folla degli scaffali lui è e rimane speciale. Di romanzi poi ne ha scritti altri sei, di due dei quali posso dire per esperienza diretta che sono un filo difficili da masticare. E vi parla uno che adora Dostoevskij.

L’ho visto una volta in una conferenza in Assolombarda insieme con Antonio Ricci, quello di Striscia la Notizia. Leggero, intelligente, elegante e spiritoso. Ricci. Il Professor Eco, un po’ diverso. A un certo punto è suonato un cellulare mentre lui parlava; il Professore ha preteso che il “maleducato” Continua a leggere