Tre pezzi facili

Ho trovato un modo efficiente di organizzare le mie letture sul web.

Mi capita spesso di imbattermi in un contenuto interessante quando sono nel posto sbagliato al momento sbagliato e non c’è tempo né attenzione per esaminarlo. Tutto quello che faccio è salvarlo in Pocket, un’applicazione semplice e efficace. E’ ottimizzata per il mobile, integrata in più di 300 applicazioni, dotata anche di una valida estensione per Chrome (il mio browser di fiducia). Clicco sull’estensione, taggo l’articolo secondo le categorie che mi permettono di organizzarlo e quando ho tempo e tranquillità a sufficienza mi dedico a leggere il raccolto degli ultimi giorni.

Se poi l’articolo o il video mi interessano, posso archiviarli sempre in Pocket o trasferirli su Evernote, dove ho dedicato alcuni taccuini al materiale che vale la pena di conservare nel tempo per costruire una base di conoscenza duratura.

Nulla di rivoluzionario, niente “rocket science” come dicono gli americani, ma funziona e mi trovo bene. La cattura dell’articolo avviene in pochi secondi, con una modalità semplice e a portata di mouse.

L’adamantina efficacia dell’essenzialità

La chiave dell’efficacia è l’essenzialità. Sono disponibili le funzioni necessarie, esattamente quelle e nulla (o poco) più. Questo rende il processo di utilizzo “streamlined”, liscio come l’olio. E’ questo, era questo il concetto originario di app. Era questa la lezione della rotellina dell’iPod. Più è peggio, meno è meglio, “less is more”, come ormai dicono anche nei film, ma si predica bene e si razzola male, spesso

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