La poesia non va mai in quarantena

Tra il 1593 e il 1599 i teatri londinesi erano chiusi a causa della peste.
William Shakespeare, chiuso in casa, si dedicò alla scrittura dei suoi immortali sonetti. Il più bello è considerato il 116.

Non sia mai ch’io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore
se muta quando scopre un mutamento,
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.
Se questo è errore e mi sarà provato,
Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato. 

Io tu noi gli altri

Rompo un lungo silenzio (un periodo ricco di troppe cose da fare e, una volta tanto, poche cose da dire) per dare spazio all’amico Fabrizio Bellavista, autore di “Io tu noi gli altri”. Ho chiesto a Fabrizio un’introduzione personalizzata. Lo ringrazio e la trovate qui sotto. I temi, come potete vedere, sono importanti, degni di riflessione, di dibattito e di opinioni. Opinioni e dibattito frutto appunto della riflessione; come ormai poco si usa. Grazie Fabrizio e se il libro vi interessa, lo trovate anche su Amazon.

Mentre con lo studio della psicolinguistica ero riuscito a dare delle risposte soddisfacenti alla richiesta di monitoraggio ed efficacia  della comunicazione tradizionale, sul versante della disruption digitale mi mancava una visione d’insieme.

L’incontro con Nino (G.F.Esposito), economista proveniente dall’Istituto Guglielmo Tagliacarne, ha perme

sso di fare passi avanti in questa direzione. Ecco le domande a cui si è cercato di dare una risposta….

Nel nostro Paese, ci sono elementi che potrebbero renderci un laboratorio per definire un nuovo capitalismo imprenditoriale civile? E da questo trovare dunque un senso profondo ad una economia della condivisione costruita sulla nostra particolare esperienza di paese? Nello specifico: un nuovo tipo di economia che si avvale di un importante antefatto, cioè che l’Italia è sociale e social e che la prima cattedra di economia al mondo è stata a Napoli nel ‘700, un’economia che aveva un’ attenzione speciale al sociale ed alla felicità pubblica….dimostra, nei tempi nostri, una vivacità di risposte molto importanti (quindi esiste un ‘filo rosso’ che ci porta da Napoli sino alle Social Street e alle nuove forme di commistione ed ibridizzazione tra cultura, produzione e territori transitando attraverso nuove modalità di fare artigianato globale nei  fab–lab?).

L’excursus del libro, in modo estremamente sintetico, ci porta dall’esperienza partenopea di Antonio Genovesi (1754) con la sua prima cattedra di economia di cui si abbia traccia in Europa sino alla economia della condivisione di cui sono approfonditi vari aspetti (tra cui l’esperienza delle prime social street al mondo a Bologna e Ferrara). Ci sono due passaggi particolarmente importanti per la piena comprensione di questo viaggio iniziato nel ‘700: l’incontro del pensiero napoletano con il concetto di imprenditoria creativa milanese dell’800 – in cui emerge chiaro il ponte creatosi tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento tra Napoli e Milano; a questo si aggiunga la grande esperienza delle società cooperative sul suolo italico attorno al 1854 a soli dieci anni dalla prima costituzione di società cooperativa britannica. 

Ho letto: The guitar players

Convinto di voler imparare a suonare la chitarra, il ragazzo esce e ne compra una in offerta speciale a dodici dollari.

Va a casa, ci prova e non riesce a capire il motivo per cui non è in grado di prenderla semplicemente in mano e suonare la cosa che ha in testa, sembra così facile! Lui comunque non si arrende e continua a suonare. Dopo due o tre settimane ancora non riesce a ottenere due note buone una in fila all’altra, niente che assomigli a una melodia, e le sue dita fanno sempre più male.

Forse allora si stuferà e smetterà, la chitarra andrà alla deriva verso l’armadio o il mercatino dell’usato; forse invece cercherà un insegnante, aspettandosi che in 30 minuti a settimana riesca a fare tutto quello che il ragazzo si aspetta da lui. Certo non gli verrà in mente di pasticciare con la chitarra tra una lezione e l’altra. Alla fine lo strumento finisce nell’armadio di prima.

Così non funziona, devi metterci il tempo; devi investirci il tuo tempo. E’ molto semplice, la maggior parte delle persone Continua a leggere

Biografia del silenzio

L’amore romantico è  di solito molto falso: nessuno vive nell’inganno più di un innamorato e pochi soffrono quanto lui. L’amore autentico ha poco a che vedere con l’innamoramento, che oggi è il sogno per eccellenza, l’unico mito che resta in Occidente.  Nell’amore autentico non ci si aspetta niente dall’altro, in quello romantico sì. Ancora di più: l’amore romantico è, essenzialmente,  la speranza che il nostro partner ci dia la felicità. Quando ci innamoriamo carichiamo sull’altro le nostre aspettative, tanto pesanti che alla fine di lui, o di lei, non resta praticamente più nulla. L’altro è allora, semplicemente, una scusa, uno schermo su cui proiettare le nostre aspettative. Per questo si suole passare così rapidamente dall’innamoramento all’odio o all’indifferenza,  perché nessuno può colmare aspettative così mostruose. 

Di Pablo D’Ors, Biografia del Silenzio, Vita e Pensiero, 2012.

Cento leggiadre paginette sulla meditazione e il senso delle cose. Un libro da tenere sul comodino.
 

Da leggere prima del telegiornale di stasera

G._K._ChestertonLa debolezza di gran lunga più grande del giornalismo in quanto ritratto dell’esistenza moderna, è che è un ritratto fatto per forza e interamente di eccezioni.

I giornali annunciano su prime pagine roboanti che un uomo è caduto da un’impalcatura. Non annunciano su roboanti prime pagine che un uomo NON è caduto da un’impalcatura.

Eppure quest’ultimo fatto è fondamentalmente più emozionante, perché sta ad indicare che quel miracolo intessuto di terrore e di mistero, l’uomo, sta ancora andando in giro per la terra!

Che un uomo non sia caduto da un’impalcatura è davvero più sensazionale; ed è anche qualche migliaio di volte più normale. Non ci si può certo aspettare che redattori indaffarati pubblichino in prima pagina “Il Signor Wilkinson sta sempre bene”, o ” il Signor Jones, di Worthing, non è ancora morto”.

I giornali non possono in alcun modo annunciare la felicità del genere umano. Non possono descrivere tutte le proprietà che non sono state rubate, o tutti i matrimoni che non sono stati sciolti in tribunale. Di conseguenza il quadro completo che danno della vita è necessariamente fallace; possono rappresentare solo ciò che è insolito. Per quanto democratici possano essere, sono solo interessati alla minoranza.

G.K.Chesterton, The ball and the cross

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