Biografia del silenzio

L’amore romantico è  di solito molto falso: nessuno vive nell’inganno più di un innamorato e pochi soffrono quanto lui. L’amore autentico ha poco a che vedere con l’innamoramento, che oggi è il sogno per eccellenza, l’unico mito che resta in Occidente.  Nell’amore autentico non ci si aspetta niente dall’altro, in quello romantico sì. Ancora di più: l’amore romantico è, essenzialmente,  la speranza che il nostro partner ci dia la felicità. Quando ci innamoriamo carichiamo sull’altro le nostre aspettative, tanto pesanti che alla fine di lui, o di lei, non resta praticamente più nulla. L’altro è allora, semplicemente, una scusa, uno schermo su cui proiettare le nostre aspettative. Per questo si suole passare così rapidamente dall’innamoramento all’odio o all’indifferenza,  perché nessuno può colmare aspettative così mostruose. 

Di Pablo D’Ors, Biografia del Silenzio, Vita e Pensiero, 2012.

Cento leggiadre paginette sulla meditazione e il senso delle cose. Un libro da tenere sul comodino.
 

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Da leggere prima del telegiornale di stasera

G._K._ChestertonLa debolezza di gran lunga più grande del giornalismo in quanto ritratto dell’esistenza moderna, è che è un ritratto fatto per forza e interamente di eccezioni.

I giornali annunciano su prime pagine roboanti che un uomo è caduto da un’impalcatura. Non annunciano su roboanti prime pagine che un uomo NON è caduto da un’impalcatura.

Eppure quest’ultimo fatto è fondamentalmente più emozionante, perché sta ad indicare che quel miracolo intessuto di terrore e di mistero, l’uomo, sta ancora andando in giro per la terra!

Che un uomo non sia caduto da un’impalcatura è davvero più sensazionale; ed è anche qualche migliaio di volte più normale. Non ci si può certo aspettare che redattori indaffarati pubblichino in prima pagina “Il Signor Wilkinson sta sempre bene”, o ” il Signor Jones, di Worthing, non è ancora morto”.

I giornali non possono in alcun modo annunciare la felicità del genere umano. Non possono descrivere tutte le proprietà che non sono state rubate, o tutti i matrimoni che non sono stati sciolti in tribunale. Di conseguenza il quadro completo che danno della vita è necessariamente fallace; possono rappresentare solo ciò che è insolito. Per quanto democratici possano essere, sono solo interessati alla minoranza.

G.K.Chesterton, The ball and the cross

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Ho letto: i libri dell’estate

Uno dei lati attraenti dell’estate è che c’è più tempo per leggere. Anche quest’anno ho affrontato i mesi caldi con uno zaino pieno di libri, di carta o elettronici, puntando su titoli piuttosto variegati. Penso di avere scelto bene, sono state tutte letture degne e stimolanti, per cui ho deciso di raccontarle. Per aggiungere un po’ di colore al bianco e nero dei testi, ho accompagnato la recensione di ogni libro con la proposta di una canzone.

Come funziona la musica.

La musica non può essere compresa senza considerare il contesto in cui viene creata e fruita; dall’ambiente fisico in cui viene riprodotta, al business che ci gira intorno, alla parte scenica e scenografica che l’accompagna, e così via. Insieme al turismo la musica è stato un settore colpito dall’avvento del digitale prima e più di altri. E non è finita qui, la lotta tra Spotify e Apple Music è di cronaca in queste settimane, con enormi conseguenze su tutto l’ecosistema musicale. David Byrne, il geniale leader dei Talking Heads, grande esploratore dell’universo artistico anche oltre la musica, ci guida in questo viaggio di scoperta spruzzato di spunti diversi, dalle note biografiche alle riflessioni antropologiche. Avvincente.

Beh, questa era facile!

Théorème vivant

La storia di un anno speso alla ricerca della dimostrazione di un teorema che varrà all’autore la Medaglia Fields, l’Oscar dei matematici. La dimostrazione che la matematica non è per nulla arida; o se non altro non lo sono i matematici. Nonostante le lunghissime formule riportate in molti capitoli la narrazione di Cedric Villani non perde mai di interesse. Matematica, scienza e tecnologia sono cose diverse, ma la “scienza dei Continua a leggere

Ho letto: Influence – the psichology of persuasion

Questo è un libro formidabile; non è recentissimo (del 2001) ma ciò alla fine è un motivo di interesse, come vedremo.

Robert Cialdini

Robert Cialdini

Robert Cialdini è uno psicologo sociale che si è dedicato allo studio del fenomeno della persuasione, la capacità di qualcuno di influenzare il comportamento di qualcun altro. Per studiare questi fenomeni ha affiancato l’analisi sul campo ai tradizionali studi sperimentali di tipica matrice americana. Si è dunque infiltrato tra venditori di aspirapolvere, broker immobiliari, predicatori e gestori di reti multi-level di accessori casalinghi. Dalla Tupperware alle auto usate, tutto per scoprire come si fa a convincere gli altri a fare qualcosa e avvalorare le teorie scientifiche sviluppate in laboratorio.

Influenza e manipolazione

La tesi centrale sostenuta da Robert è che la nostra psicologia reagisce in modo inconsapevole ma vigorosamente a determinati stimoli. Gli stimoli sono degli interruttori, basta schiacciarli per produrre un determinato comportamento. Anzi, si tratta di meccanismi così potenti che per noi è difficile non reagire con il comportamento prescritto, anche quando Continua a leggere

Ho letto:L’étranger di Albert Camus

I lettori francesi qualche anno fa l’hanno votato come miglior libro del secolo (scorso). Sicuramente queste classifiche valgono quel che valgono. Senz’altro si tratta di un libro formidabile, un “classico” nel senso che qualunque interpretazione o chiave di lettura non esaurisce la potenza espressiva del testo.

Albert CamusCome può una storia raccontare con efficacia l’assoluta mancanza di senso che Albert Camus scorge in tutte le cose umane? Come si può romanzare la mancanza di fiato, il soffocamento endemico di quando si cerca una ragione e non si trova nulla? Il racconto comincia con la morte della madre, un incipit che è divenuto famoso “Aujourd’hui, maman est morte»; prosegue scandito dall’esercizio della violenza indifferente, dallo sferragliare inutile delle istituzioni e dalla presenza incombente di un cielo capace solo di opprimere con il calore e abbagliare con la luce. Resta la ribellione finale a fingere se non un senso, almeno una plausibile reazione alla insensatezza che pervade la nostra vita.

Ho sempre amato Hemingway, ammantato di vitalismo ma in realtà rassegnato allo stesso esito perdente. Anche nel caso dello scrittore americano l’unica possibile redenzione è nella dignità del combattere. Il destino di ogni uomo è che “the winner takes nothing”. Ma resta

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Ho letto: The Shadow Line

Il Conrad della maturità in un romanzo breve sul passaggio dalla giovinezza, appunto, alla maturità. Fino alle ultime pagine non si capisce se il protagonista è un eroe o un cretino. E’ forse questa la linea d’ombra che separa spensieratezza e consapevolezza, un’esistenza futile da una vita adulta.

Ho letto: La terra del blues

Il delta del Mississippi (quattro esse, due pi), contrariamente a quello che suggerisce la parola, non corrisponde all’estuario del fiume, ma è la vasta pianura alluvionale che si stende a ovest del maestoso corso d’acqua americano. Un tempo terra di paludi, foreste, orsi e pantere, fu conquistata all’agricoltura con il lavoro degli schiavi provenienti dall’Africa, che la ripulirono, la bonificarono, la coltivarono e eressero l’imponente argine che ancora oggi impedisce al Mississippi di inondare il suolo meravigliosamente fertile della piana.

Alan Lomax with man

Gli schiavi portarono dall’Africa la propria musica: polifonica, sincopata, basata sulla poliritmia (ritmi diversi che si intrecciano tra di loro) e sull’alternanza tra la voce solista e la partecipazione delle altre persone, che rispondendo al richiamo del solista commentano, armonizzano, sottolineano, in un equilibrio magico tra la libertà del contributo di ciascuno e l’armonia complessiva del coro. Questa musica si combinò con strumenti e modi del folklore europeo per dare vita ai generi musicali moderni. In particolare diede vita al blues, che poi sbocciò nel rock’n’roll, Chuck Berry, Little Richard, Elvis; il rock, e tutto il resto. Il blues è la radice, solida e sempre viva, su cui poggia molta della musica dell’ultimo secolo, dal rock al pop all’hip hop al soul e così via; oserei dire, il blues è alla base della parte migliore della musica moderna.

Ora spostiamoci al 7 febbraio del 1964, quando il sottoscritto era al mondo da un mese circa. I Beatles atterrano a New York per la loro prima tournée americana, assaliti da folle di fan scatenate, un fenomeno irripetibile ai nostri giorni, fatti di entusiasmi tiepidi per star usa e getta. Nella prima conferenza stampa un giornalista domanda loro cosa hanno voglia di vedere, già che sono per la prima volta oltre oceano. I 4 Fab rispondono immediatamente: “Beh, vorremmo visitare Muddy Waters e Bo Diddley”. “Dove si trovano questi posti?” insiste il reporter. I Beatles ridono: non sono città … ma musicisti. L’America ha dimenticato i musicisti blues, se mai li ha notati, relegati come sono alle classifiche di dischi di “Musica etnica”, i race records.  Se mai li ha notati, apppunto. Blind Willie Johnson, uno dei più grandi talenti della chitarra slide, muore di stenti dopo mesi in cui ha abitato tra le rovine della sua casa bruciata, troppo povero per permettersi altro, rifiutato dall’ospedale in cui è stato condotto dai vicini. Rimangono di lui 30 tracce mal registrate, che ne sanciscono la grandezza ma che non permettono a chi vorrebbe imitarlo, gente come Ry Cooder per intenderci, di capire come potesse creare le sue magiche note. Troppo impastato il suono, totale assenza di documentazione fotografica per capire posizioni e diteggiatura. La sua “Dark was the night” è uno dei pezzi musicali affidati alla missione del Voyager, espressione della solitudine che l’uomo deve affrontare nel corso della propria vita. Se mai la navicella verrà intercettata dagli alieni, e se mai esseri di altri pianeti Continua a leggere