Quando l’automobile si guida da sola

Presto non dovremo più occuparci della guida e avremo molto più tempo da dedicare alle cose che ci piace fare, mentre il pilota virtuale ci scarrozza. A me un pochino spiace, faccio parte della generazione per cui la macchina significava libertà, indipendenza, avventura. Sono cresciuto (automobilisticamente parlando) su una 500, quella vera, minuscola, grezza. Per partire bisognava aprire l’aria, la doppietta per aggirare i limiti della frizione, controllo dello scarrocciamento per le curve in velocità. Ancora rifuggo le auto con cambio automatico, nulla come il piacere della mano salda sul cambio a decidere quando è il momento giusto per abbassare o alzare i giri, il motore va svegliato ogni tanto e se deceleri devi anche scalare. Un’automobile non si guida con le mani, ma con il sedere, proprio come la barca a vela; il “core” del proprio corpo, come dicono gli esperti di fitness, è quello che sente la strada, ascolta le vibrazioni del motore, il sesto senso cinestesico ci guida in giro per le tangenziali.

Pochi anni e tutto questo sarà finito. E’ indubbio che i vantaggi prospettatati sono enormi, tra tutti il recupero di tempo. Per un milanese, uno che negli anni buoni faceva 35.000 chilometri l’anno, uno che ha passato un pezzo di vita in coda a guardare il paraurti dell’auto davanti, si tratta di un beneficio irresistibile. La macchina si autoguiderà, e il passeggero potrà fare altro.

Il problema vero è come occuparlo, questo tempo aggiuntivo, perché il tempo è una delle cose per cui la qualità conta molto più della quantità. C’è il tempo e c’è la durata, diceva Bergson, il tempo è l’intervallo fisico che scorre, lo acceleri o lo deceleri e non cambia nulla, al più è una unità di misura; la durata è la coscienza che dà significato al fluire.  Per dirla più semplice, in occasione del mio 27.mo compleanno i miei amici mi scrissero un biglietto che recitava: a 27 anni Giacomo Leopardi aveva scritto le Operette Morali; Alessandro Magno era arrivato alle foci dell’Indo; e John Lennon aveva composto Strawberry Fields Forever. E tu? io adesso ne ho 54, sto qui e sto sereno, ma chiaramente non è la stessa cosa e mi chiedo come l’ho speso, il tempo che ho avuto finora, e come lo spenderò.

Ciascuno di noi dovrà scegliere, prendere la decisione di come spendere questo tempo aggiuntivo dei percorsi sull’automobile che si guida da sola:

  • leggendo un buon libro, un bel classico della letteratura – che non è vero che sono noiosi
  • parlando (e ascoltando) una persona cara
  • meditando, che adesso la chiamano Mindfulness e va molto di moda anche nella Silicon Valley; o pregando, che è un po’ “tired” e quasi c’è da vergognarsi se si viene sorpresi a farlo, ma è la versione originale, in vinile, e nulla suona o può suonare allo stesso modo
  • componendo una canzone, o una poesia, o un romanzo fantasy … o un post di un blog
  • non facendo assolutamente nulla! il vuoto siderale, soli con sé stessi

oppure potrà spendere lo stesso tempo:

  • facendo gli auguri a qualcuno su uno dei gruppi di whatsapp che al di là dell’obiettivo dichiarato (tipo lezioni di ballo latino o gruppo dei vecchi compagni di liceo), hanno il vero scopo di permettere a tutti di farsi gli auguri a vicenda, a rotazione. Che bello passare il tempo facendosi gli auguri di buon compleanno! e sfidarsi a chi trova la faccina più bella, più originale! se invece ho fretta posto la stessa faccina enne volte, a ripetizione, di nuovo la quantità al posto della qualità
  • scorrendo la timeline di Facebook sperando che sia successo qualcosa di clamoroso che ci strappi dalla noia della timeline di Facebook. Se proprio non c’è niente che valga la pena, posso sempre insultare qualcuno che non condivide la mia fede calcistica o politica o pubblicare un post aggressivo e rancoroso che spinga qualcuno a insultarmi
  • guardando un video di due tizi molto cool che giocano a carte con carte giganti, tipo grandi come un tablet, e la cosa cool è che le carte sono giganti e che loro due sono molto cool e il video dura undici minuti (ho inserito il link perché altrimenti non ci credete che lo hanno visto in 350.000 ma per favore astenetevi pure dal guardarlo)
  • esercitando il pollice sulla tastiera dello smartphone per il puro piacere di muoverlo, onanismo digitale
  • subendo l’ennesimo break pubblicitario sullo smartphone con un formato che mi costringa a prestare attenzione: pop-up, flashing animated ads, auto-play video, prestitial, postitial con countdown, full screen scrollover, large sticky ads … scossa elettrica al pollice (non vorrei dare l’idea a qualcuno)
  • rispondendo all’ennesima chiamata per un’indagine di mercato “in realtà non voglio venderle nulla”  sul consumo di gas, luce, telefonia mobile, telefonia fissa
  • giocando a un giochino elettronico idiota, veramente idiota, ma si sa che per noi maschi la competitività ha sempre la meglio e l’altro giorno ho asfaltato un tizio sudcoreano, dico sudcoreano!

Come vedete la seconda lista è più lunga; quello che c’è intorno, lo vediamo tutti. A proposito di classici, la prima lista è tempo ritrovato, il secondo è tempo perduto. Accendiamo il motore.

 

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