Tre pezzi facili

Ho trovato un modo efficiente di organizzare le mie letture sul web.

Mi capita spesso di imbattermi in un contenuto interessante quando sono nel posto sbagliato al momento sbagliato e non c’è tempo né attenzione per esaminarlo. Tutto quello che faccio è salvarlo in Pocket, un’applicazione semplice e efficace. E’ ottimizzata per il mobile, integrata in più di 300 applicazioni, dotata anche di una valida estensione per Chrome (il mio browser di fiducia). Clicco sull’estensione, taggo l’articolo secondo le categorie che mi permettono di organizzarlo e quando ho tempo e tranquillità a sufficienza mi dedico a leggere il raccolto degli ultimi giorni.

Se poi l’articolo o il video mi interessano, posso archiviarli sempre in Pocket o trasferirli su Evernote, dove ho dedicato alcuni taccuini al materiale che vale la pena di conservare nel tempo per costruire una base di conoscenza duratura.

Nulla di rivoluzionario, niente “rocket science” come dicono gli americani, ma funziona e mi trovo bene. La cattura dell’articolo avviene in pochi secondi, con una modalità semplice e a portata di mouse.

L’adamantina efficacia dell’essenzialità

La chiave dell’efficacia è l’essenzialità. Sono disponibili le funzioni necessarie, esattamente quelle e nulla (o poco) più. Questo rende il processo di utilizzo “streamlined”, liscio come l’olio. E’ questo, era questo il concetto originario di app. Era questa la lezione della rotellina dell’iPod. Più è peggio, meno è meglio, “less is more”, come ormai dicono anche nei film, ma si predica bene e si razzola male, spesso

malissimo, presi totalmente da quella “bulimia digitale” che è uno dei mali della nostra epoca. La fatica di un programmatore non dovrebbe risiedere nel spendere qualche milionata di righe di codice in più per coprire tutto lo spettro delle possibilità; ma nell’individuare quelle che sono le poche funzioni essenziali e renderle disponibili in modo “seamless”, senza cuciture, come le calze da corsa. Le nostre applicazioni, i nostri programmi sono case strapiene di mobili, soprammobili, suppellettili e a volte anche cartoni pieni di cose alla rinfusa. Ne usiamo poche, pochissime, le altre stanno in giro a fare polvere e confusione. Impossibile calcolare il danno in termini di tempo perso e perdita di attenzione.

Per celebrare l’essenzialità digitale che si realizza in questa applicazione, segnalo tre articoli recuperati in questo modo che, a mio avviso, vale la pena leggere.

Disney e l’investimento da 1 miliardo di $$$ sul braccialetto magico

Finalmente una applicazione dei wearables e della Internet of Things tanto ambiziosa quanto utile. Il braccialetto magico cambia totalmente l’esperienza di chi visita Disneyworld, dal momento in cui acquista i biglietti on-line e si vede recapitare a casa l’oggetto. Niente code, niente controllo dei biglietti, il nostro simpatico giocherellone e la sua famiglia verranno guidati attraverso il parco alle attrazioni che hanno scelto e addirittura riconosciuti da quel simpatico inserviente travestito da Pippo. Un articolo tanto interessante quanto divertente da leggere relativo a un ambiente tra i più divertenti al mondo. A quando Gardaland?!?

Il futuro delle apps

Appunto. Le apps scompariranno nel background e verranno assorbite dalle notifiche. Quando la app diventa utile, in quel contesto, a quell’ora, in quel posto, fa capolino nello stream delle notifiche (quello in alto sullo schermo del cellulare, per capirsi) riportando già il paio di azioni che l’utente vorrà compiere con più probabilità. Android e iOS si stann dirigendo lì, ora aspettiamo l’iWatch per cui sarebbe una modalità di interazione ideale.

Silicon Valley e lo skateboard

Non me ne ero accorto, ma il potenziale innovativo della valle del silicio sta scemando. Disperata, se ne va a cercare ispirazione nei posti più improbabili, in questo caso tampinando una leggenda dello skateboard che a furia di schiantarsi lo essa sull’asfalto ha sviluppato un modo originale e innovativo di guardare alle cose del mondo.

Sei pezzi facili

Lui ne ha scritti sei, ho voluto citarlo con doverosa umiltà

 

 

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