Top ten: perché NON mi piace l’home banking

Dico subito che in generale a me l’home banking piace. Lo uso da tanto tempo e mi ha procurato dei vantaggi rendendo la mia vita più comoda. Inoltre, sono favorevole alla digitalizzazione delle transazioni e penso che promuova lo sviluppo. Di conseguenza questa volta forse non arrivo a 10.

  1. L’interfaccia, la user experience è atroce. Trovare l’informazione desiderata diventa uno slalom. la pagina è inutilmente affollata, cosa particolarmente grave in un comparto pieno di termini tecnici e astrusi. Ho esperienza solo su un paio di piattaforme, ma siccome almeno una ha vinto parecchi premi, chissà le altre. Si dice che le interfacce non dovrebbero mai disegnarle gli informatici; in questo caso si è realizzata l’unione formidabile tra informatici e bancari, che non hanno esattamente la fama di gente che rende l’informazione semplice e comprensibile. Il risultato è lì da vedere e non stupisce nessuno!
  2. Cosa si può fare una volta che si è dematerializzato il rapporto tra una persona e i denari che tiene in banca? Quali servizi aggiuntivi potrebbero realizzarsi grazie a questo cambio di stato? In che modo l’home banking potrebbe migliorare la nostra vita, al di là di renderla marginalmente più comoda? Il valore aggiunto latita e ci si limita a incassi bonifici MAV conto corrente conto titoli. Siamo al secondo stadio dell’innovazione, quella in cui il nuovo oggetto viene utilizzato per fare meglio quello che si faceva prima. Ancora mancano le funzioni originali, quelle che sarebbero impensabili senza l’oggetto stesso, il terzo stadio che attendiamo. Attenzione bancari, in altri settori sono arrivati altri, giovanotti con il codino dalla valle del silicio, a riempire gli spazi di innovazione non occupati da chi già era sul mercato. Avete presente Google e l’editoria? Avete presente Uber e il trasporto urbano?
  3. Basta programmi fedeltà! Usa la carta, usa il conto e accumula punti. Tutti programmi a pagamento, l’ennesimo “contributo” mensile, poi magari devo pure metterci un “contributo” per il premio che vi interessa, alla fine ho speso soldi e mi ritrovo in casa l’ennesima bicicletta pieghevole cui trovare posto in cantina. Francamente mi sento preso per il naso.
  4. Il mobile questo sconosciuto: quando sono in giro ho bisogno di funzioni diverse da quelle che voglio utilizzare con il desktop in camera. E ho bisogno di funzioni proposte in modo diverso, perché appunto sono in mobilità, che significa in ufficio, per la strada, al cinema, con un gelato in mano. A partire dall’accesso al sistema. Digitare la password per l’accesso, che giustamente deve essere complessa, è uno scherzo sulla tastiera del computer, sullo schermo dello smartphone diventa un esercizio che ci avvicina al samsara nella pratica del Dhyana Yoga.
  5. La sicurezza. Ogni tanto ci penso e tremo. La sicurezza nella vita non esiste; figuriamoci nella home banking life. Mi rimane sempre il sospetto, o la fantasia, che quando c’è una fuga di dati venga messa a tacere, meglio pagare che compromettere la fiducia nel sistema. Si raccontano storie di hacker che ricattano siti presi in ostaggio, versate un fantastiliardo su questo conto corrente delle Cayman altrimenti buttiamo giù tutto e diffondiamo i codici in rete. Conosceremo la verità un giorno lontano?
  6. La privacy. In quanti hanno accesso alle informazioni del mio conto corrente? Ovviamente è necessario che ciò avvenga, tecnici informatici, gestori del sistema. E magari anche qualcuno che sbircia. Vorrei però che la mia banca pubblicasse le regole di sicurezza e di regolamentazione degli accessi: chi è autorizzato a vedere cosa. In quanti sanno gli affari miei. Come ci si accerta che non se ne approfittino.
  7. Non si riesce a trovare un nome italiano? I nomi sono importanti, qualcuno addirittura riteneva o ritiene che influenzino il destino di chi li porta. Molte persone sono intimorite dall’inglese, si sentono respinte, qui c’è pure la acca aspirata che nella nostra bella lingua non esiste.

Non sono arrivato a 10, magari qualcuno mi aiuta a riempire le tre che mancano. Pensateci e commentate, magari mentre ascoltate il grande Ry Cooder che rispolvera Money Honey dei Drifters. Roba tosta, devi avere i soldini, cara, se vuoi andare d’accordo con me. E giù di slide.

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Un pensiero su “Top ten: perché NON mi piace l’home banking

  1. Le operazioni veloci nella home banking UniCredit sono un primo passo verso una semplificazione di approccio, utile in particolare quando si è in mobilità. Della stessa banca esiste una versione del prodotto dedicata al mobile. La strada è lunga …

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