Top ten: perché NON mi piace il cloud

  1. Perché  c’è un’applicazione sul mio disco fisso (in realtà più di una, in questo momento uso tre servizi diversi) che prende i miei dati e li manda in un posto che non conosco, con la scusa di garantirne integrità e disponibilità.
  2. Perché è sempre lì, anche quando non ci penso, nel background, io posso distrarmi ma lui no, ogni tanto scatta e si sincronizza, senza controllo da parte mia; inconsapevole consegno all’eternità frammenti che avrei magari preferito distrutti.
  3. Perché non penso più alla sicurezza, ma non sempre chi dovrebbe pensarci lo fa. Ogni settimana c’è notizia di una fuga di dati; o mi volto per non vedere, oppure tremo.
  4. Perché è partito semplice e si sta allargando; chi si occupava della memoria adesso introduce le applicazioni, chi offriva le applicazioni ammassa memoria. Alla fine, il loro obiettivo è conquistarmi e rendermi sempre più dipendente, per sempre crescenti porzioni di vita.
  5. Perché per il momento è gratuito, ma è chiaro che non sarà sempre così. Più memoria o funzioni consegni loro,più sarà difficile staccarsi quando inizieranno a imporre un prezzo.
  6. Perché moltiplica il passaggio dei dati sulla rete; ogni device si sincronizza con gli altri e con la memoria centrale, giga avanti giga indietro, è vero che ormai c’è la flat rate dappertutto, ma nulla è veramente gratis a questo mondo. Traffico oggi traffico domani alla fine devi potenziare la linea, il primo anno te la regalano, ma poi ?
  7. Perché è così facile condividere contenuti con altri che la gente manda archivi enormi di foto e video di cresime, comunioni, matrimoni, feste di classe, saggi di danza, eventi assortiti. Se ti distrai e clicchi, occupi la ADSL per ore e saturi la memoria disponibile.
  8. Perché la condivisione è ancora un casino. Ad esempio, se hai più di un indirizzo email sullo stesso gestore (oggigiorno chi ha più un solo indirizzo email per gestore, andiamo) nascono problemi di autenticazione, come si dice, “impedenti”.
  9. Perché hanno un po’ stufato con ‘sto cloud. E’ tutto in cloud, anche quello che non c’entra niente, se non sei nel cloud non ci sei. Alla fine non sai neanche più dove sono, i tuoi strabenedetti dati, chissà perché me li immagino sempre in un data center nella giungla dell’Indocina, sarà un refuso schizoide. Aridatece i dischetti da 8 pollici e mezzo!
  10. Perché “cloud” sa di brutto tempo, pioggia, effimero, intangibile, inafferrabile, irritante.
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Un pensiero su “Top ten: perché NON mi piace il cloud

  1. Nella società contadina dalla quale proveniamo o a fianco della quale siamo cresciuti, il sapere è spesso stato condiviso. Se non lo avevi, conoscevi chi lo possedeva e potevi chiedere il suo aiuto offrendo in cambio il tuo quando ve ne fosse stato bisogno e compatibilmente con le tue capacità.
    Intelligenza collettiva non significava sapere tutti le stesse cose ma conoscere chi sapeva mediante una sorta di nuvola dove i data center erano le teste delle persone. Il sapere condiviso è stato il motore del progresso. Ovviamente i nostri nonni sapevano anche altrettanto bene che non tutte le informazioni dovevano essere condivise. La mia bisnonna mi ripeteva spesso un detto: “ho mangiato pane e pernice e, degli affari di casa, non se ne dice!”.
    Quindi: cloud sì, ma con moderazione.

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