I sing the body electric

Canto il corpo elettrico
Festeggio l’io che deve ancora venire
Brindo alla mia riconciliazione
Quando diventerò tutt’uno con il sole
Canto il corpo elettrico
Mi glorifico nel bagliore della rinascita
Creando il mio domani
Quando incarnerò la terra

E’ il testo del pezzo musicale che chiude il musical Fame, qualcosa in più di una canzone, uno stupendo misto di rock, gospel e musica orchestrale, ispirato all’omonima poesia scritto nel 1855 da Whalt Whitman, lo stesso del “Capitano mio capitano” dell’Attimo Fuggente. (guardate bene, per favore, il ritratto qui sotto, conosciamo bene il volto dei tecnocrati, da Mark a Larry, da Jeff a Sergey, da Steve a Bill, ma com’è quello dei poeti?)

Nell’anno che sta per chiudersi il mio corpo è diventato un po’ più elettrico, anzi elettronico, anzi digitale. Nonostante i dubbi, lo scetticismo Whitman_by_Ulkee in molti casi anche la mia decisa convinzione che l’avvento del digitale provochi effetti negativi e a volte addirittura tendenze disumanizzanti, non posso che essere grato per il modo in cui la mia esistenza digitale migliora la mia vita analogica.

Attraverso questo blog riesco a sviluppare e esprimere pensieri che condivido con qualche centinaia (migliaia?) di persone. Su mille siti Internet accedo a informazioni e contenuti che rendono le mie competenze e conoscenze più ampie, profonde e salde. Lo smart watch della Adidas accompagna i miei tentativi di mantenere una forma fisica

sia pure imperfetta, misurando ritmi e distanze, evitando che il cuore batta troppo forte e accompagnandomi con la musica che risveglia le mie gambe impigrite. Lo smartphone mi rende raggiungibile dalla famiglia, dagli amici e perché no anche per esigenze di lavoro. Con Skype o GoToMeeting parlo facilmente con persone lontane, one to one o in gruppo, guardandole negli occhi e sentendole un po’ più persone. Compro beni di ogni genere on-line, avendo accesso a un enorme inventario che espande le mie possibilità di scelta e mi fa risparmiare il tempo e la noia delle vetrine. Su Spotify sento la musica che voglio dove voglio, anche in questo caso espandendo a dismisura l’orizzonte delle mie opzioni. Altre applicazioni musicali specialistiche mi aiutano a esprimermi, provando a fare invece di limitarmi ad ascoltare. Su Kindle leggo e annoto, portandomi dietro una enorme biblioteca di facile accesso, sempre sincronizzata a prescindere dal punto di accesso. Calendar, Evernote e altre applicazioni tengono in ordine i miei punti di riferimento, rendendo la mia attività più organizzata e efficiente. Della posta elettronica faccio un uso fin eccessivo, e i social network, be, lo sapete che non sono un grande fan. Ma potrei continuare con la lista, e riflettere sul modo in cui il mio corpo elettrico espande le mie possibilità e rende la mia vita più consapevole, veloce, efficiente.

Adesso viene natale e parecchi regali saranno digitali, un tipo di dono che tiene e cresce nonostante la crisi. Ma il Natale vero è un dono di tipo diverso, meno sberluccicante, che insinua una domanda, ci interroga sul senso di questi strumenti. Tali sono e in quanto tali possono renderci migliori ma anche peggiori, perché il Senso del migliore o peggiore vive sereno anche senza la tecnologia, e addirittura anche nonostante la crisi.

Enough! Altrimenti divento moralistico. Auguri a tutti, ma proprio a tutti. Grazie per l’attenzione a quello che scrivo. Un grazie particolare a chi reagisce, interagisce e commenta, che sia d’accordo o no, anche perché chi non è d’accordo, ad ascoltarlo, spesso si impara qualcosa. Se volete ascoltate la canzone qui sotto; per chi non la conosce, sarà un piccolo regalo. In ogni caso, buon Natale e arrivederci nel 2015, sto preparando delle sorprese!

 

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Un pensiero su “I sing the body electric

  1. Come sai, mi sento molto “elettrico” e un digital fun quasi fin dagli inizi. Anche per me vale il discorso che il digitale espande le opportunità di….fare, diciamo. E di fare teoricamente meglio. Ma è altrettanto valido il tuo memo sul fatto che non necessariamente dobbiamo aspettarci che il digital ci cambi la vita in meglio! L’aumento delle opportunità e dell’accessibilità non è detto che sia un plus. Sentendomi anche molto vicino ai concetti di pensare sistemico, anche questa rivoluzione risponde ad uno dei modelli che, l’esperienza del passato ci insegna, può risultare fallimentare: “Sempre di Più”. Il modello sistemico “Sempre di Più” contiente dentro se stesso i germi dell’autodistruzione, perchè è una evidente distorsione pensare la storia dell’umanità come un susseguirsi di miglioramenti continui. Il sempre meglio non esiste e, anzi, contiente in se medesimo già la parola “fine”. Se ad un punto dell’evoluzione non si è capaci di modificare le regole del gioco, il gioco deve resettarsi e ripartire da zero (o quasi). Su questo tema la trilogia di “Matrix” e l’ultimo episodio “Matrix Revolution” in particolare, immagina un mondo configurato come un “digital game” dove ogni episodio ripete se stesso sino all’epilogo finale che rappresenta il riavvio della macchina e di un numero infinito di cicli di storia che si ripetono uno dopo l’altro sempre nello stesso modo. Solo l’elemento di rottura delle regole (l’intervento di Neo, il protagonista) potrà consentire un cambiamento reale del susseguirsi di cicli tutti uguali a se stessi. Per cambiare le regole però, è necessario guardare alla “struttura” della realtà e non alle singole manifestazioni concrete; queste continueranno ad ingannarci ripetendo all’infinito sempre lo stesso modello. Quindi lunga vita al digital…. ma con rispetto!

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