Generalizzazioni

L’altra sera ho sentito per caso su Radio24 la presentazione di alcune iniziative imprenditoriali che parteciperanno alla Fiera delle Startup. Su quattro ne conoscevo due da vicino, mi sono sentito al centro dell’azione! Tre erano iniziative on-line, tutte centrate sul modello marketplace: faccio incontrare domanda e offerta in un settore verticale, sviluppo l’audience e poi “in qualche modo” ci faccio i soldi. Una di loro, che non conosco, affermava orgogliosamente che “stanno fatturando”, addirittura qualche migliaio di euro al mese! Un’altra, che conosco, è in giro da parecchio tempo e nonostante l’eccellenza nell’esecuzione fa fatica a dimostrare che il business model funziona.
Ne concludo in modo assolutamente affrettato e impreciso che in questo momento on-line funzionano i servizi che supportano business tradizionali (e-mail marketing, agenzie) ma non i servizi on-line puri, perché non riescono a sviluppare “traction”, cioè non li usa quasi nessuno, o comunque non abbastanza persone. Attenzione: traffico diverso da utilizzo diverso da acquisto, se no ci prendiamo in giro con le parole.
Perché questo? Martedì ero all’e-commerce forum e il non andamento di Internet in Italia è desolante. Manca la domanda per cui non c’è l’offerta, e viceversa.
Io credo che il problema sia innanzitutto culturale, cioè siamo noi. E’ inutile prendersela con qualcun altro se poi la gente neanche utilizza la carta di credito perché preferisce i contanti. O fa venti minuti di coda al casello perché figuriamoci il Telepass! O se una valanga di personaggi si compra smartphone da 800 euri impegnandosi a pagarli in 5 (!) comodi anni, non rendendosi conto:
  • che la vita di quella cosa lì è moltissimo inferiore a cinque anni , da un punto di vista fisico (furti, smarrimenti, incidenti, rotture, non voglio tirarla a nessuno ci mancherebbe ma la figlia di un amico l’ha dimenticato 3 (3) volte nella tasca dei pantaloni ed è finito in lavatrice) e tecnologico (fra massimo un paio non supporterà tutte le cose nuove che nasceranno, a partire dai protocolli di comunicazione)
  • che le stesse assolutamente identiche funzioni sono a disposizione di una macchina che costa meno di 200 euri
  • che già che l’hai comprato potresti usarlo per qualcosa di più di telefonare + messaggiare + controllare su FB se è successo qualcosa che dia un senso alla giornata. Dimenticavo, ovviamente mostrarlo agli amici per far vedere che ce l’hai
Per noi (molti, alcuni, pochissimi, fate voi) l’atteggiamento verso la tecnologia è magico-misterico e l’unico oggetto che maneggiamo con disinvoltura è appunto lo smartphone, che però consideriamo come l’equivalente delle sveglie al collo degli indiani dei film di serie B, da mostrare addosso, non uno strumento di accesso. Vorremmo competere con i paesi sviluppati (che secondo le statistiche della ricerca Netcomm comprano on-line da tre a cinque volte più di noi, giusto per avere un termine di paragone) mentre ci comportiamo altrimenti tutti i santi giorni? Non è serio. O pensiamo davvero che il successo di un paese possa prescindere, oggi, nel 2013, dal suo stato di sviluppo nel digitale?
Morale della favola? Non è che non ci sono le opportunità per chi vuole provarci, ma il buon generale deve tenere buon conto della conformazione del territorio prima di attaccare battaglia (Sun Tzu, l’Arte della Guerra). Questa valanga di generalizzazioni stimolano per caso qualche idea imprenditoriale per la prossima edizione della Fiera delle Start-up?
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4 pensieri su “Generalizzazioni

  1. e se tutti questi scintillanti servizi on line fossero sulla carta moderni, brillanti ma alla fine aggiungessero poco valore agli utenti?
    Il “digital divide” (si dice così?) è un bel problema; il tema culturale esiste (lo sai che le carte tradizionali sono più sicure di quelle prepagate, eppure gli stessi operatori bancari continuano a usare privatamente le prepagate? E vogliamo parlare delle commissioni da strozzini che le compagnie telefoniche pretendono sui pagamenti via sms?) eppure chi fornisce un servizio che funziona (non faccio nomi perché non mi piace citarmi) fa anche dei bei soldi e delle belle crescite.
    Non come nel nord Europa o anche in Francia (il limite culturale esiste, ribadisco), ma comunque soldi veri! E poi i limiti sono li per essere superati, o no?

    • Nulla da dire, alla fine sono d’accordo con te caro Giuseppe. La qualità con cui si fanno le cose è decisiva ed è inutile lamentarsi delle condizioni di contesto. Al di là delle generalizzazioni, la tesi del post è che è inutile aspettare gli investimenti per la banda larga piuttosto che (ah ah ah) l’agenda digitale. Cittadini e imprese, se uno vuole prendersi dello spazio, che si faccia avanti.

  2. mah… a me sembra anche che gli spender (es. gli over 50) e gli imprenditori (molti over 50) italiani continuino a credere che il digitale sia quello che fanno i ragazzini su FB…

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