Habemus Papam

Molto è stato scritto e detto sul pontificato di Papa Benedetto XVI, sui suoi meriti e le sue difficoltà, alla luce della sua clamorosa rinuncia poche settimane fa. Argomento troppo vasto e importante per questo blog. Tuttavia, non molto prima della sua sensazionale decisione Papa Ratzinger ne aveva presa un’altra che pure aveva destato clamore, quella di avviare un suo account su Twitter. L’account @Pontifex è ancora visibile, intitolato ora alla “Sede Vacante”, i tweet sono disattivati ma resi disponibili sul sito del vaticano.

Il Papa su Twitter ha suscitato commenti di segno diverso e anche critiche piuttosto aspre. E’ vero, c’era poco di interattivo e molto di “old media” nel soliloquio dei suoi cinguettii; per intenderci, 1.620.054 follower e nessun following non vuol proprio dire calarsi nella pulsante vita della rete. Così come alcuni avevano sottolineato il rischio insito nell’apertura di una vetrina così esposta; rischio poi assolutamente avveratosi sotto forma di reply e commenti impertinenti, irrispettosi quando non insultanti.

Il punto secondo me però è un altro, e fragoroso. Mentre ancora sussistono voci che da diverse parti si levano a demonizzare la rete corruttrice, una delle istituzioni più antiche e spesso giudicata non al passo con i tempi scende in campo (o sale, chissenefrega) e sdogana definitivamente Internet nella sua incarnazione più nuova e discutibile, quella dei social network. C’era già questo chiarissimo messaggio, papale papale (scusate non ho resistito) negli interventi di Benedetto in occasione delle Giornate della Comunicazione, un’occasione in cui la Chiesa fa il punto della situazione su questi temi. Siccome persistevano resistenze e difficoltà, il Papa con un perfetto esempio di quello che gli americani chiamano “walk the talk” (faccio quel che dico) taglia il classico nodo di Gordio, lascia gli altri a discutere e incredibilmente … inizia a cinguettare. Un uomo di quasi novant’anni, con una montagna di preoccupazioni istituzionali e un po’ di problemi in più del normale, si adatta ai 140 caratteri e gioca il suo messaggio e la sua immagine in questa vetrina.

Io penso che questa piccola o grande rivoluzione non sia stata compresa a pieno. Il ragionamento è semplice: se il mondo sta sui social network, dove mai dovrà stare la Chiesa? Ma non vale anche per le aziende che devono fare prodotti? Facciamo qualche esempio: il Presidente di ENEL Paolo Andrea Colombo non sta su Twitter; l’AD/DG Fulvio Conti neanche; per quanto riguarda ENI al momento in cui si scrivo la sezione del sito che riporta la struttura di governance non è raggiungibile, figuriamoci se usano Twitter! Passiamo a FIAT, c’è un John Elkann ma non ha mai twittato, difficile capire, però segue la Juventus, può darsi. C’è un Sergio Marchionne, anche lui  muto, vedo che segue Mara Maionchi e Gerry Scotti, è lui o non è lui? Devo continuare? Tanti anni fa un amico nonché genio riconosciuto del marketing mi disse che il marketing, appunto, si fa andando in giro in metropolitana, non leggende le ricerche di mercato, perché se non vedi dal vivo come vive la gente, come si veste e come parla, come fai a vendere le merendine? Lezione inascoltata da tanti, ma non da un uomo in bianco vecchio e stanco che fa riferimento a una sapienza “antica e sempre nuova”, come diceva tanto tempo fa un immigrato nordafricano di nome Agostino.

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Un pensiero su “Habemus Papam

  1. grazie. bellissimo post. la chiesa è sempre stata una grandissima comunicatrice. fin dalla sua fondazione e fin dal suo fondatore: “andate e annunciate”.

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