Tett i ciapet

Mi scuseranno i cultori del dialetto per la trascrizione approssimativa, ma vorrete tutti apprezzare il fatto che ho rinunciato a una espressione più colorita che mi avrebbe garantito a buon mercato un ottimo posizionamento sui motori di ricerca.

In questi tempi grami per l’editoria, di edizioni speciali se ne vedono proprio poche. Ci vuole una guerra, uno tsunami a due passi da casa. In realtà sono bastate le foto della povera Kate per spingere “Chi” nelle edicole con un numero straordinario dedicato alle sue nudità fotografate a tradimento. Per conto mio, fino a questo momento (le 14:44 del 18 settembre) riesco a resistere alla tentazione di sbirciare le foto presenti in rete. Un po’ per dignità personale (continuo a pensare che la dignità di una persona dipenda dal modo in cui rispetta quella degli altri); un po’ perché mi scoccia cedere ai truccacci di chi fa appello ai miei istinti più basici per guadagnare una pageview in più.

E’ facile liquidare la questione con una risata complice e magari questa vicenda è molto meno grave, o seria, di tante altre. Secondo me però c’è poco da ridere. Sono genitore di due adolescenti, Internet fa giustamente parte della loro vita ma ho la responsabilità di sorvegliare l’uso che ne fanno. Di conseguenza sono diventato cosciente della quantità di richiami alla pruderie che fanno occhiolino dall’angolo della schermata del computer. Diciamo che prima ne ero inconsapevole perché funzionano come il Gatto e la Volpe, non stanno in mezzo alla via ma sul bordo della strada, per attirare i bambini mentre se ne vanno a scuola.

Facciamo un esempio. Vado su corriere.it per sapere cosa succede nel mondo, la borsa, il governo dei tecnici, quelle robe lì; voglio dire, non un sito di avanspettacolo. Di seguito, mi occhieggiano da frame periferici ma coloratissimi: “Le 10 top model dell’anno”; “La bella ‘Lady Rondaldo’ in posa per i fotografi”; “Laetitia Casta posa con uno scimpanzè” (lui nudo, lei no, peccato); “Halle Berry relax e sorrisi in spiaggia”; “Belèn ricomincia da Colorado Cafè”; “Libido, piacere appagamento: il sesso nelle chiacchiere”; “Kate e il topless ma stavolta è dell’aborigena”; “Il rugby senza veli dei ‘Nude blacks'”; “SBK Umbrella girls guarda le più belle del Nurburgring” (forse a cura della redazione sportva ma non ne sono certo); “La consigliera e il video porno” (ci credete che l’articolo è inserito nella rubrica Esteri?). Insomma, tutti contenuti giornalistici di qualità, giustamente posizionati in home page per garantire il diritto all’informazione e perpetuare il ruolo di tutela della libertà di opinione attribuito ai mass media, vero watchdog della democrazia.

E non ho contato le pubblicità e i pezzi “giornalistici” sulla Minetti e il suo burro cacao (davvero, non sto scherzando, si parla anche di quello, si vede che non leggete i giornali!).

Sono un bacchettone? Non credo perché mentre scrivo sto ridendo, soprattutto quella dei neozelandesi che giocano a rugby nudi fa venire in mente … ma lasciamo perdere. God save the Queen, e i tett della principessa.

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Un pensiero su “Tett i ciapet

  1. Ecco perchè l’editoria – almeno quella dei quotidiani e dei periodici generalisti – è in crisi. O meglio, si sta estinguendo. E meno male, direi! L’editoria specializzata, invece, ha della chances in più, sempre che le colga. E lo faccia in fretta…

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