Piccolo spazio pubblicità

Secondo voi questa è una pubblicità?

Sono su Linkedin, sarà che stamattina il risveglio è stato difficile, ma a me sembra un alert mirato, ci clicco sopra e scopro che invece è appunto una pubblicità; infatti vengo diretto a un sito di job posting/head hunting/cerco-trovo che peraltro già conosco.Hanno un livello free e uno ovviamente premium, a spese del candidato. Mantengono una politica di email marketing aggressiva. Diciamo che sono generosi nel descrivere i propri servizi e i benefici che se ne può trarre, dopo tutto, appunto, parliamo di pubblicità. Infine, posso dire di avere provato a usarli e di avere sospeso l’abbonamento dopo un po’.

L’episodio può essere valutato in modi diversi. Io penso che in generale dovrebbero esserci delle regole, leggi o linee guida che sanciscano come si può e si deve agire nel rispetto dell’utente. Secondo me una pubblicità dovrebbe sembrare una pubblicità. Compresi i post sui blog attinenti a prodotti di largo consumo. C’è una legge che regola la c.d. pubblicità indiretta, ma temo che valga solo per la TV. Magari su Internet siamo ancora all’epoca del giudice Roy Bean: la legge a ovest del Rio Bravo.

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3 pensieri su “Piccolo spazio pubblicità

  1. Da grande utilizzatore di Linkedin so che quello spazio è dedicato alla pubblicità, anche se in effetti – a differenza ad esempio di Google – non ha nessuna label esplicita.
    In questo caso però l’inserzione mascherata risulta particolarmente fastidiosa, perché non viene proposto l’acquisto di un software o di un trapano, ma di un servizio in linea con uno degli utilizzi principali di Linkedin: la ricerca di lavoro. Quindi cartellino giallo ad entrambi.

  2. Tema interessante, perché non allargarlo un po’? secondo te, la responsabilità di un annuncio ingannevole, nella forma e nel contenuto, dovrebbe essere responsabilità del committente (l’agenzia o l’inserzionista) o dell’editore?

    • Ottima domanda … perché la risposta non è facile. Mi pare che il lavoro del Gran Giurì della Pubblicità sia sul committente, all’editore è semplicemente richiesto di adeguarsi alle decisioni. Io penso che in queste cose meno burocrazia c’è meglio è. Devono essere chiare le regole e poi il sistema si adatta. Se è chiaro quello che si può e non si può fare, emergerà naturalmente il processo migliore per gestirne il rispetto. Soprattutto in rete.

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