Un social con i baffi

Terza puntata della saga di Pininterest.

Ricevuto l’invito dopo solo quattro giorni di ansiosa attesa, provo a giocare con il network. Purtroppo, mi stanco presto, diciamo nel giro di pochissimi minuti. Sono delusissimo. Perché mai dovrei andare in giro per il web a catturare immagini da inserire in album fotografici?!? O gradire gli album e le foto degli altri?!? Album fotografici? Dov’è il divertimento? Cosa imparo, cosa capisco? Forse mi sfugge qualcosa? Questa roba è noiosaaaa! Sarà che il mio contro snobismo (che in realtà è snobismo mascherato) mi ha alienato in partenza a causa della (finta) esclusività del sito delle spillette? Una rapida ricerca mi chiarisce tutto. Pinterest è un sito per femmine!  Per quello non mi piace! Questo, tra l’altro, rassicura il mio machismo sotterraneo; sarebbe stato grave se mi fossero piaciute le spillette da girl!

Per fortuna, e dico per fortuna, scopro che è pronta la nemesi, sotto le spoglie di Gentlemint, l’omologo per i maschietti, dove se vi piace qualcosa esprimete il gradimento cliccando sopra un bel paio di baffi. Bellissimo! Mi sembra di sentire l’odore di cuoio bagnato e di tabacco da fiuto, quello del sudore da palestra e dei tacchetti delle scarpette da calcio che mordono l’erba, le battute pesanti e le gare di rumoracci. Tutto questo aleggia sopra Gentlemint. Ma cosa si fa su Gentlemint? Non lo so con esattezza perché anche in questo caso bisogna aspettare prima di essere ammessi. Comunque, in base a quello che ho letto in giro, non si fa molto. Ognuno aggiunge gli articoli e le foto che gli piacciono, e ci si gradisce a vicenda. Manca solo la doccia virtuale con la classica saponetta che cade per terra …

Francamente, mi sento trattato come un idiota. E io che credevo che Steve Jobs avesse definitivamente insegnato al mondo che l’innovazione deve rendere la nostra vita più bella e interessante. Torno a guardare la partita di second league inglese, una mano nella cofana di popcorn, l’altra a brandire il bottiglione di birra. Ed elevo il mio urlo (chiamiamolo urlo) primitivo, a scherno e dileggio di baffi e spillette. Se devo proprio sprofondarmi nello stereotipo del maschio, preferisco farlo off-line.

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8 pensieri su “Un social con i baffi

  1. Ciao Alessandro,

    entro nel merito di questa bella discussione: Pinterest non è un’innovazione ma è innovazione. Giustamente hai citato Jobs (oramai è molto di moda), ma cosa ha fatto nella sua vita il fondatore di Apple? Ha preso, in generale, prodotti che già esistevano e li ha resi più semplici e intuitivi da utilizzare. Le prime icone Machintosh? una via grafica per non scrivere una riga di comando (concetto molto simile anche alle app di oggi a pensarci bene). L’Ipod? la semplificazione del lettore mp3, l’I-phone? l’evoluzione dei prodotti Palm… tanto per dirne alcuni. Il tutto condito da un buon marketing che ha fatto da elevetor pitch. Cosa ha Pinterest che semplifica la vita di tutti i giorni? per esempio una semplice organizzazione grafica dei siti e dei propri bookmarks, ma non solo. Come Delicius, ma in maniera ottimizzata, pone le basi di un nuovo modo di concepire il web: con un semplice clic su un pulsante integrato nel browser, rendiamo social (e organizzata) la nostra esperienza di navigazione. Il concetto del comando integrato non è una cosa da poco e apre le strade a nuovi e probabili svilppi. Basti pensare alla possibilità di vedere e organizzare le proprie fonti e citazioni. Certo, abbiamo feed, bookmarks e tanti altri prodotti per organizzare la nostra vita on-line, però con Pinterest, se usato per uno scopo, è tutto maledettamente più semplice. Altro vantaggio: fissare un’immaggine ripresa su pinterest rimane comunque collegata al sito da cui è stata presa, creando un effetto di contaminazione tra mondo chiuso (di pinterest) e il web. Faccio un passo avanti, e se tra poco qualcuno ampliasse la funzione, non solo alle immaggini, ma anche alla selezione (magari dinamica) di alcune parti di testo e le salvasse direttamente lasciandole collegate alla fonte? quanti problemi si risolverebbero di copyright? quanto semplice sarebbe fare citazioni? ma anche organizzarsi frasi e concetti spesso presi qua e là in rete di cui si dimentica facilmente l’origine e l’autore? utilizzando poi questi strumenti embeddati in un sito si può creare rapidamente un portale utile ed efficiente: d’altronde, il futuro, non è nella “selezione” dei contenuti ad alto valore aggiunto? e, per dirla scomodando Marx, il valore aggiunto si crea quando c’è lavoro umano… si tratta solo di rendere “accettabili” le condizioni di lavoro e Pinterest, in questo senso, lo fa:)

    • Ciao, questo thread sta andando lontano, fino a interrogarsi su cosa è innovazione, e non mi dispiace.
      Prima di tutto, la capacità di tagliare un testo salvando la fonte per proteggere l’autore è una bellissima idea; ci sono società negli USA che fanno una cosa simile, facendo un embedding di codice all’interno delle pagine da proteggere, e poi andando in giro per il web a cuccare chi ha fatto il furbo. La tua idea richiede una collaborazione del copiatore, perché no?
      Peraltro Pininterest è già al centro dell’attenzione da parte di Getty Images e di altre società che detengono copyright su immagine; ancora niente denunce, ma i cannoni sono carichi. Pininterest apparentemente sta collaborando, ma il problema è ben al di là dall’essere risolto (sto preparando un post sull’argomento diritto d’autore).
      In secondo luogo, è chiaro che l’innovazione richiede due cose; l’idea, e la capacità di incorporarla in un prodotto attraente e facile da usare: Newton vs. iPod, MySpace vs. Facebook, etc. Il punto però in questo caso è la creazione di valore. L’entusiasmo per tutte le cose carine che nascono, a mio avviso, ci spinge a schierarci con l’innovazione tout court, perché pensiamo che in un mondo perfetto, resistono le innovazioni che appunto creano valore. D’altro canto, non sono per niente certo che il mondo sia perfetto, né che “valore” sia qualcosa più che un concetto astratto. Di fatto nascono e hanno successo innovazioni che hanno effetti anche nefasti, ad esempio i reality show. Queste innovazioni fanno del male, e se volete ho esempi anche più truci, purtroppo la lista è lunga. Spunta il grano ma anche le erbacce. Vorremmo credere nella forza dell’evoluzione che seleziona il meglio, perché la filosofia occidentale è permeata appunto dal modello evoluzionista, che sembra magicamente puntato nella direzione giusta; ma non è così. Io credo più nel principio dell’entropia, secondo cui il cosmo tende naturalmente al disordine. Il “valore” non va avanti da solo, di conseguenza sta a ciascuno scegliere. Io cerco di scegliere le innovazioni che mi fanno risparmiare tempo, che mi rendono più facile comunicare con persone interessanti e/o con gli amici, che aumentano la produttività, che mi fanno imparare, che mi fanno scoprire cose che non conoscevo, e così via. Il resto cerco di evitarlo. Inoltre parto sempre scettico, perché la militanza aziendale mi ha insegnato che alla fine dietro slogan e sorrisi, quello che vogliono sono i nostri soldi, i dané. Niente di male, per carità. Ma il meccanismo di associare il prodotto allo stile di vita “cool”, è tanto vecchio quanto manipolatorio. E temo che lo si applichi anche per i social network.

      • mi accorgo oramai che sono in cronico ritardo rispetto alla pubblicazione dei nuovi post, perché impiego giorni a elaborare le repliche ai tuoi post e alle tue repliche. Detto questo, nonostante gli altri temi affrontati “dopo” questo post siano molto interessanti credo valga la pena spendere ancora un paio di considerazione sul tema fin qui affrontato.

        Il discorso, infatti, si fa bello serio: evoluzione o entropia?
        ecco hai toccato un tema che proprio mi piace da sempre. credo si tratti di due concetti non alternativi, la teoria evoluzionista è la teoria secondo la quale la selezione naturale, effettuata da agenti esterni, costringe l’oggetto o il soggetto ad adattarsi alle condizioni a contorno. qui viene il bello, perché non è scritto da nessuna parte che questo significhi necessariamente un miglioramento, anzi, molto spesso l’evoluzione prevede la perdita di importanti caratteristiche per arrivare ad un corretto adattamento all’ambiente (si pensi alle talpe e al fatto che sono cieche).

        L’entropia, invece, per definizione è la misura del disordine. in termodinamica è una quantità misurabile e facilmente associabile all’energia, ma non credo sia necessario analizzare questo aspetto in questo luogo, anche se il fatto stesso che una caratteristica sia “misurabile” la rende molto meno confusa di come possa apparire dalla semplice definizione. Il bello dell’entropia, e quindi dei sistemi entropici (in senso matematico), è che tende, per il teorema di Weierstrass (ho dovuto controllare su wikipedia, non ricordo i nomi dei teoremi), sempre ad aumentare fino al raggiungimento di un punto di equilibrio. La cosa ancor più bella di questo enunciato matematico, qualora rapportato al mondo reale è che il punto di equilibrio è la fine dell’universo, o almeno si suppone così perché all’aumento dell’entropia corrisponde un aumento della temperatura eccetera eccetera.

        Forse il sistema di riferimento potrebbe essere caotico (in questo caso consiglio vivamente la lettura del libro CHAOS James Gleick). La teoria del caos definisce i sistemi caotici quei sistemi che subiscono una sensibilità esponenziale rispetto ai segnali in ingresso, ma comunque circoscritti in un campo finito.

        Io credo, che in generale che si segua un percorso caotico evoluzionistico: la scintilla che ha dato origine ai reality è stata l’invenzione dei televisori e la loro diffusione, dopodiché, seguendo un processo evolutivo casuale e parzialmente ricorsivo, i programmi (televisivi quanto informatici) non hanno fatto altro che adattarsi ai gusti del tempo, alle regole di mercato e alle possibilità tecnologiche, sempre rimanendo all’interno del contenitore/media di riferimento (internet in fondo non è altro che un insieme che contiene i sottoinsiemi finora conosciuti: radio, tv, testo scritto eccetera).

        Ora, in questa analisi cosa è innovazione? l’innovazione è quel qualcosa che migliora la vita di tutti i giorni (o meglio “Innovazione è un’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo migliorando quindi la qualità di vita dell’uomo. Innovazione è cambiamento che genera progresso umano; porta con sé valori e risultati positivi, mai negativi. Il cambiamento che porta peggioramento delle condizioni non è innovazione: è regresso”, definizione di wikipedia brutalmente copiaincollata). Quindi, cos’è innovaizone? l’invenzione della televisione è innovazione, i reality, regresso. l’invenzione dei social network è innovazione, il loro uso per giocare a farmville o altre cose che prevedono uno spreco di tempo infinito a fronte di alcun vantaggio è regresso. L’iPod? ancora non l’ho capito, ma ci sto lavorando.

  2. Ciao Alessandro,
    nella tua risposta ci sono moltissimi spunti (hai messo un sacco di carne al fuoco!), ma rispondo solo al punto su Pinterest: nessuno può pensare che uno degli strumenti di SM sopra citati possa migliorare la vita e di fatti il punto dei social media non è affatto quello.
    Il punto è il medesimo di prima che ribadisco volentieri visto che me ne offri gentilmente l’opportunità: è che quel paio di occhi in più che cercano e trovano interessante il mio contenuto di valore possono diventare una relazione diretta, possono trasformarsi in capitale umano e relazionale, possono creare ricchezza di scambio di idee e di esperienze, possono tradursi in un’amicizia nuova, in una nuova conoscenza che stimo e che mi stima e infine tra le tante altre cose, possono portare direttamente o indirettamente del lavoro. Beh! direi che potrebbe bastare così, anche perché ho superato le 3 righe. 🙂

    • Ciao Luca e grazie per gli spunti e le idee. Trovo le tue argomenti rilevanti e interessanti.
      Io però non sono ancora convinto e penso che il web sia pieno di mode momentanee e falsi miracoli che richiedono una certa cautela e selettività, per evitare di perderci tempo. Anche perché il tempo, come dice Gordon Gekko, è la vera risorsa scarsa. La lista dei siti che ci hanno fatto perdere maree di tempo potrebbe essere molto lunga, perché la estrema economicità con cui si può lanciare nuove avventure, e il ruolo positivo ma a volte dispersivo del venture capital (non in Italia, purtroppo) favorisce la nascita di molte illusioni.
      Di conseguenza cerco sempre di chiedermi se il successo del momento mi serve veramente, mi aiuta, mi fa imparare, mi migliora, mi consente una qualità della comunicazione più alta, etc.
      Va anche considerato che il web è nato per perdere tempo (allora si diceva surfare) ma che questo è solo l’inizio della parabola classica di tutte le innovazioni tecnologiche: prima vengono utilizzate per perdere tempo, poi per riprodurre in modo più efficiente quello che prima si faceva con i mezzi tradizionali, e infine per creare quello che con i mezzi tradizionali non si poteva fare. L’automobile serve per andare a spasso la domenica, poi per tirare l’aratro, poi grazie all’auto nascono i centri commerciali. Di conseguenza è ragionevole essere gradualmente sempre più esigenti, eliminando poco a poco rumore di fondo e inutilità.
      E’ chiaro che tutto può servire, come diceva Cervantes non esiste un libro che non contenga almeno una cosa utile; ma siccome o faccio una cosa o ne faccio un’altra, tanto vale dedicarsi alle cose belle, buone o almeno divertenti. E se devo proprio imbesuirmi, c’è il televisore che è un medium perfetto.
      A me pare che nella scala dell’utilità questi nuovi siti non stiano certo ai primi posti. In più mi ha irritato la colorazione di genere (sottesa in Piniterest, manifesta in Mintinterest) perché l’ho percepita come ammiccante e manipolatoria.
      Diciamo, per finire con una battuta, che oggi non li ho usati e sono felice lo stesso. Perché come diceva mia nonna, se ti dimentichi una cosa vuol dire che non era importante.

  3. ciao Alessandro, ho seguito i tuoi “post” di avvicinamento a Pinterest dei giorni scorsi. Anch’io ho ricevuto il mio accesso e ieri notte alle 2 malgrado non fossi più molto lucido, ho passato un po di tempo su Pinterest e devo dirti che mi è piaciuto moltissimo.
    E’ vero che Pinterest negli USA ha una forte base femminile in tutta la fascia centrale del paese e da questo posso capire che ci sia una certa tendenza (a me del tutto ignota) a ritenere Pinterest uno strumento “femminile”. E’ vero anche che se ci si ferma ad una prima osservazione rapida, vedere immagini di ricette, di arredamenti, di posti da sogno, di case, di gambe lunghe e fondi schiena induce a credere di vivere l’ambiente di una rivista femminile.
    Il punto con Pinterest tuttavia è altro ed è molto semplice. Quando usi Pinterest evidenzia (pin) ciò che ti interessa e raccoglilo nel modo che ti è più congeniale in un contenitore (board). Quando navighi, se trovi qualcosa (informazione o prodotto) che ti interessa evidenzialo (pin con il plugin che installi nel tuo browser secondo lo stesso principio di Delicious) e aggiungilo a uno dei tuoi contenitori (board). E’ tutto qui.
    A che serve? Serve moltissimo e servirà sempre di più in futuro.
    Mentre Facebook identifica il tipo di relazioni sociali che ci siamo costruiti, Twitter, Pinterest e Tumblr identificano la mappa dei nostri interessi comuni, aiutano a trovare contenuti (puoi caricare le tue immagini) che ci accomunano e diventano territori di ricerca di contenuti preziosi, di valore.
    Nel mondo dei media questo concetto dovrebbe fare drizzare le antenne a non poche persone.
    Per concludere, citando Gary Vee che ti invito a scoprire nel video sul mio canale YT (http://www.youtube.com/user/LeonardiniLuca), un Pin o un Like di Pinterest equivalgono ad un paio di occhi in più sul tuo prodotto o sui tuoi contenuti.
    Se sei nel business (non importa quale) ti si dovrebbero accendere delle lampadine: a me si sono accese subito perché quel paio di occhi in più sul mio blog, sui miei contenuti interessano veramente. In questo Pinterest è uno strumento utile allo scopo ed alla missione che mi sono dato, di stimolare l’innovazione significativa per migliorare la qualità della vita.
    Forse Alessandro, se posso permettermi, hai solo bisogno di chiarire lo scopo della tua presenza su Pinterest? O sbaglio?
    Evviva Pinterest! :-))

    • Ciao Luca, ammetto che mi sono fatto prendere la penna e ho aggiunto un po’ di colore.
      E ci sta benissimo che non abbia colto l’importanza di questo nuovo bebè digitale. Se fossi in grado di predire cosa sarà utile e avrà successo, starei al posto di Chris Anderson.
      Tuttavia, la mia matrice aziendalista e funzionalista mi porta sempre a cercare l’essenziale; mi hanno insegnato a fare sempre le tre cose importanti, e le altre pazienza. Così come il mio senso del dovere mi morde sempre la coscienza tutte le volte che faccio qualcosa che non aggiunge valore. Per questo ad esempio mi rattristo quando penso all’enormità del tempo sprecato da tanti su Facebook, a dire cose insulse e a colorare il vuoto di facezie. Certo, c’è un tempo per tutto, anche per rilassarsi parlando di niente. Quando però queste pause diventano il tessuto della nostra vita, allora non seguo. Che poi ci sia qualcuno che sfrutta gli spazi in conversazioni già di per sé vuote, per farci soldi, pazienza, è l’anima mercatista del mondo.
      Infine, faccio mio lo sberleffo del contadino: credo che anche tu frequenterai il blog del The Ad contrarian, abilissimo a dimostrare come spesso dietro slogan e filosofie si nasconda poco o nulla.
      Se però tu mi riesci a spiegare in tre righe come concretamente la mia partecipazione a Pininterest o a Mintinterest possa rendere la mia vita migliore, sono pronto a ricredermi.

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