Vanity networking

Quanti follower hai? Quanti amici? Quanti visitatori ha il tuo blog? Ho appena fatta una capatina su Klout, il mio punteggio recentemente è crollato (non dico quant’è adesso, perché mi vergogno), però un pop-up che appare improvvisamente e improvvisamente sparisce mi avvisa che poiché sono tornato a visitarli, risale di cinque punti! Aspetta un attimo, ma il punteggio misura l’influenza sociale, oppure il mio contributo alla causa del punteggio stesso?!?

L’essere umano ha bisogno (è un bisogno fondamentale, quasi quanto la fame) di considerazione e approvazione da parte dei simili.  Di conseguenza, non c’è da stupirsi del piacere che ci dà avere un network vasto. Ma siamo sicuri che la quantità sia rilevante? Se avessimo avuto bisogno di media mass market (che brutta la parola “massa”), c’erano già televisione e giornali! Oppure il merito di Internet è di poter dare l’illusione a chiunque di essere come gli eroi di cartapesta che vediamo in prima serata?

Ai tempi del liceo girava una frase da Baci Perugina: per il mondo non sei nessuno, ma per me sei il mondo … La cultura delle veline e dei calciatori, Nicoletti docet, è basata sul presupposto che esisti se sei in televisione, altrimenti appunto, non sei nessuno. E’ per questo che ogni sera vediamo comuni cittadini rendersi ridicoli appena sono davanti alle telecamere di un quiz televisivo; ridere come dei deficienti, ballare scomposti e senza ritegno, prorompere in volgarità dozzinali pur di far sghignazzare il pubblico; tutto, pur di essere riconosciuto per strada il giorno dopo. Le belle ragazze non mangiano per una vita, si fanno squarciare dal chirurgo, poi si spogliano per attirare gli sguardi, e pensano di essere famose: il tuo cxxo è famoso, ma tu come persona vieni ignorata, colpevolmente. Stanotte hanno arrestato diciassette “eroi”, gente che ha club intitolati a suo nome, che quando va nei ristoranti non paga perché il gestore è contento della pubblicità, che spesso propone modelli di vita basati sul disprezzo dell’etica; perché sei famoso comunque, e se sei famoso non conta più se sei una brava persona, è il riflettore quello che conta, e non l’oggetto illuminato.

E’ un grande supremo inganno, perché se è vero che si salva solo quello che è ripreso e trasmesso, allora la nostra vita è perduta; quella che c’è sullo schermo è l’immagine di un ruolo recitato da una persona: non è la persona.

Mi spiace se mi lascio un po’ andare, non voglio essere bacchettone, diciamo che è la vicinanza del Natale che alza le mie attese e le mie pretese, uso una parola grossa: mi dà un po’ di speranza.

Non lasciamo che Internet sia sporcata da questa illusione, da questa vanità. I social network servono per essere rilevanti, per comunicare con le persone per cui siamo importanti, per parlare di argomenti (che so, l’editoria digitale) che contano per un pubblico selezionato, attento e interessato. Siamo importanti noi, lo sono i nostri amici, lo sono le persone che condividono i nostri interessi e le nostre passioni. WordPress, Twitter, FB, i Reader, i network musicali, etc. ci danno la possibilità di parlare con il “nostro” mondo, che esiste veramente e che dà senso alle cose che comunichiamo. Amplificano la rilevanza e l’amicizia, rendono il nostro mondo più vasto, più interessante e più bello.

Il resto è un inganno. Cartellino rosso a chi fa leva sui nostri bisogni per farci sperare in una illusione; cartellino giallo per chi punta alla quantità del pubblico “per sé”, e non alla sua rilevanza.

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4 pensieri su “Vanity networking

  1. effettivamente fa un po’ bacchettone… si tratta di un processo inevitabile: più utenti ci sono più possibilità che molti agiscano per l’apparenza piuttosto che per la sostanza… non c’è speranza, bisogna adattarsi, così come i miei amici, agli albori di internet, odiavano la diffusione dei pc, gli stessi che poi hanno odiato i social network e gli smartphone, tutte cose che hanno, a loro modo di dire, inquinato il web per quello che era, una rete ristretta. Io credo invece che l’apertura a nuovi soggetti (persone e tecnologie) abbia portato a un arricchimento di ciò che è possibile attraverso internet (quindi sul web e non solo). Per quanto riguarda il rischio di vanità, credo che nessuno può sfuggire al meccanismo della domanda e dell’offerta: se tutti vogliono essere famosi nessuno è famoso (o almeno lo diventa se davvero fa o dice qualcosa di unico). Anche sulla tv vale lo stesso meccanismo, fino ad oggi in Italia l’offerta televisiva era veramente minima, per cui essere in tv rappresentava un unicum… cosa succede in America, tanto per fare un esempio, dove la tv via cavo a moltiplicato a dismisura il numero di canali già anni fa? che essere un presentatore è un lavoro come un altro e andare in tv non è nulla di particolarmente eccezionale… almeno che non si vada su un canale molto noto!

    • Qualcuno diceva che in TV si trovano solo sciocchezze dette da persone famose, o cose intelligenti dette da sconosciuti … A questa bivio non si sfugge, se non adottando e tenendo caro il concetto di “rilevanza”

  2. …. comunque i followers di questo blog crescono e io sono contenta… “rumore” attorno a pensieri e parole che condivido, che mi interessano e mi stimolano… Grazie e Buon Natale!

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