“Ho fatto casino”

“I messed up” così scrive il CEO di Netflix Reed Hastings, che chiede scusa ai clienti sul blog dell’azienda per il modo in cui ha annunciato la separazione in due dei servizi DVD da quelli in streaming. Attenzione, non chiede scusa per il merito della decisione presa, o per il fatto che come conseguenza della separazione i prezzi del servizio crescono; semplicemente si scusa del modo in cui la decisione è stata comunicata, insistendo però sulla bontà delle scelte fatte.

D’altro canto Netflix viene da anni di successi, di grande crescita prima del servizio di noleggio DVD con recapito a casa, poi del lancio del servizio in streaming, grazie al quale non ci sono più pezzi di plastica che girano, si ordina il film dal salotto e lo si vede subito dopo. Un caso fortunatissimo e di successo di transizione dall’analogico al digitale? Forse, fino a quest’ultima decisione, che separa  i due mondi (quello dei dischetti e quello delle connessioni) lasciando ciascuno al proprio destino; gestire un più o meno rapido tramonto nel primo caso, occupare il mercato a venire nel secondo.

E’ la decisione giusta? Qualcuno asserisce che in questo modo si perde la grande opportunità costituita appunto dalla possibilità di migrare marchio, clienti, ricavi dal “vecchio” al nuovo” mondo, destinando allo sfasciacarrozze un patrimonio di grande valore che viene dalla tradizione, per poi rifare da capo tutto il percorso all’interno del nuovo ecosistema.

Mi sembra lampante la rilevanza di questa questione nei confronti di tutto il mondo dell’editoria.

I DVD (riviste, quotidiani …) resteranno per molto tempo, o sono destinati a scomparire in pochi anni? Vale la pena affrontare la fatica della transizione, scommettendo che il DNA della tradizione ha ancora le qualità per avere successo nel nuovo ecosistema, pur se dopo una complessa e necessaria evoluzione; oppure tanto vale utilizzarne la piattaforma finanziaria e operativa per scommettere tutte le proprie carte sul nuovo?

La mia conclusione: è tempo di scelte, e non di previsioni futuristiche su cosa succederà tra dieci venti o quarant’anni; i contorni del nuovo sono ormai abbastanza chiari per permettere di prendere decisioni, nell’incertezza che sempre avvolge il futuro, con il rischio che ne consegue. Reed Hastings ha fatto la sua scelta, e vedremo se ha avuto ragione; ma quanti editori rimandano le proprie accarezzando la speranza che non cambi nulla, chiudendosi in cabina mentre il Titanic affonda?

 

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