Internet e l’innovazione nella filiera alimentare

Mattina dedicata al convegno in Bocconi organizzato dall’amico (e Prof.) Francesco Sacco. Parterre prestigioso e molto istituzionale per un’idea affascinante sullo sfondo dell’Expo 2015: costruire un Food Markup Language.

Il settore in Italia è fatto da 30 grandi, 100/150 medie aziende, e una miriade di piccole per 124 billioni di euro, il secondo settore in Italia dopo il metalmeccanico, terzi in Europa. Per un quinto del giro d’affari il settore esporta, con una crescita 2010 dell’11% (!). Il settore investe parecchio in innovazione ma la spesa è concentrata su prodotti e processi, piuttosto che sulla infrastruttura.

Internet per ora è solo comunicazione ai consumatori (non decisiva, anche se l’alimentare è un big spender della pubblicità tradizionale fa solo il 2% della spesa Internet), a volte strumento b2b per l’efficienza della filiera. Un ruolo un po’ defilato, un fattore tra tanti; forse una sottovalutazione pericolosa, come fece a suo tempo il turismo italiano (pagandone peraltro il prezzo). Una storia segnata da alcuni fallimenti di iniziative collettive, dal timore di dare informazioni ai concorrenti, dai costi connessi alla creazione di iniziative di livello, dalla ridotta dimensione media delle aziende. Ricorda qualcuno?

A livello aziendale gli utilizzi principali sono il sito vetrina, che a volte comprende il servizio consumatori (che permette di raccogliere info sui gusti dei clienti), le promozioni a premi, la pagina Facebook (of course) a volte incrociata con iniziative di CSR.

Tra le testimonianze del convegno, qualcuno ha usato Zooppa per sviluppare la creatività; qualcuno pensa a dotare tutti i dipendenti di iPad, per poi trasferire (ma solo nel lungo termine) i processi interni in digitale; si progettano siti che al di là dell’immagine tradizionale mettano a disposizione contenuti “di servizio” (ad esempio sulla dieta mediterranea).

Il termine più usato nelle presentazioni è “tradizione”; enorme punto di forza, che però si sente l’esigenza di adeguare al mondo che cambia, pur preservandolo soprattutto per gli aspetti di qualità intrinseca ( beh alla fine è la situazione nostra).

L’idea del Food Markup Language è quella di creare un motore semantico che costituisca il tessuto connettivo di tutta la filiera. Organizzare l’informazione per organizzare il sistema, per rispondere alle sfide formidabili di un pianeta che si avvia ai nove miliardi di abitanti e dove la “food inflation” inizia a mordere.

Sfide importanti. Aggirare le strozzature della grande distribuzione, che impedisce la coda lunga. Creare “motori che trovino invece che motori che cercano” . Creare wiki del cibo. Armonizzare semantica dell’informazione e semantica sociale.

Il linguaggio è efficienza, è anche controllo: il vino parla francese, la musica italiano (la notazione musicale è nostra, tra “prestissimo” e “andante lento”), mentre nel mondo si inizia a dire “prosciutto” più spesso che “ham”.Posted from WordPress for Android. Riuscire a organizzare e imporre un linguaggio del cibo apre la starad a infinite applicazioni, B2B, B2C, B2G etc.

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